Stabilire se venga prima larte o la tecnica
attraverso la quale essa si realizza è un po come
voler stabilire se è nato prima luovo o la gallina,
se si osserva come si verifichi lungo tutto il corso della storia
dellarte, passata e contemporanea, che una soluzione tecnica
non venga mai inventata o adottata senza una parallela esigenza
creativa.
La parola "téchnai", nella sua originaria,
antica accezione di derivazione greca, è l'equivalente
di "arte", intesa come il complesso delle attività
umane che richiedono abilità tecnico-pratiche finalizzate
a produrre un'opera; "technités" era chi riuniva
in sè il tecnico e l'artista, svolgendo un'azione universalmente
riconosciuta ordinarsi a "principi e regole razionalmente
posseduti, dimostrabili e discutibili" (G.Vattimo),
essendo a conoscenza di principi generali ed essendo in grado
di applicarli con metodica razionale, finalizzati ad un risultato
di natura estetica.
La storia ci tramanda molti esempi di grandi technités,
gli architetti degli antichi templi greci erano anche straordinari
scultori, senza tuttavia scongiurare l'affermarsi della dicotomia
platonica che, sulla scia del dualismo anima-corpo, vuole
il "poietés" superiore al "technités"
e separa le due figure: tale concetto viene definitivamente
superato nel Rinascimento, che è segnato da grandi
figure di progettisti-artisti-tecnici quali Leon Battista
Alberti o Michelangelo e poi, in epoca barocca, Borromini
o Bernini, personalità di artisti totali complessi
e completi.
La separazione tra artista e tecnico viene ripristinata recentemente,
agli inizi del '900 e per motivi contingenti, quando la tecnologia
diventa un campo molto specifico e richiede precise nozioni
di fisica tecnica sulle caratteristiche strutturali dei nuovi
materiali da costruzione, ad esempio il ferro ed il calcestruzzo,
sulle loro possibilità di assemblaggio e sulle nuove
metodologie produttive che permettono la produzione di serie
o luso inedito di materiali quali il vetro, impiegato
con funzione portante e quindi in grado di fornire prestazioni
tecnologiche prima impensabili.
Poiché ogni artista può liberamente scegliere
la tecnica più idonea o addirittura inventarsene una
che esprima al meglio le sue esigenze estetiche, ecco che
il progresso della tecnica si allea vantaggiosamente con la
libertà creativa, potenziata nelle sue possibilità
espressive anche dalla varietà dei materiali e delle
loro modalità applicative: ciò vale per molti
pittori del passato, basti pensare allo sperimentalismo di
Leonardo, instancabile ricercatore e, in epoca moderna, per
gli artisti avanguardisti del 900.
Molti linguaggi moderni sono infatti indissolubilmente legati
alla tecnica, quando non si identificano con essa, è
il caso del Dadaismo,
dellinformale
materico, del collage, dellassemblage,
per i quali il recupero della materialità si concretizza
nellassimilazione delloggetto reale nellopera
bidimensionale, superando quindi la sua rappresentazione:
è il caso di Color-Field
Painting e Post
Painterly Abstraction, che affidano al materiale stesso
il compito di modulare una serie di varianti nelle quali risiede
il tema dell'opera, di Hard
Edge Abstraction, per un'arte che sia contenuto ed espressione
di se stessa in cui concetto e tecnica coincidono. Sono solo
alcuni esempi di situazioni in cui la tecnica ha un ruolo
determinante ed indissociabile dal contenuto, poichè
solo quella tecnica permette di esprimere in maniera soddisfacente
quel contenuto.
In questo senso mi sembrano assai appropriate le parole di
Renzo Piano quando afferma: L'artista è
colui che riesce a padroneggiare una tekné e riesce
ad usarla per realizzare il suo obiettivo... (La
responsabilità dellarchitetto Passigli
Editori, 2000).
Ed ogni cultura ha finalità ed obiettivi diversi:
in architettura, gli antichi Greci non inventano larco
perché non ne sentono il bisogno, per la loro concezione
spaziale astratta ed intellettualistica basta la trabeazione
rettilinea, il gotico inventa i contrafforti esterni per sostenere
il muro della navata centrale, ma anche per compenetrare la
struttura allo spazio vuoto, e se Utzon, geniale pioniere
dell'architettura moderna, progetta la sua incredibile Opera
House con tecnigrafo e tavolo da disegno quando non esiste
ancora la progettazione computerizzata, è proprio questa
che permette invece a Gehry di concepire e realizzare le sue
architetture decostruite, sicuramente con maggior facilità,
ma non certo creandole dal nulla solo grazie ad un programma
al computer, perché ogni creazione è sempre
il risultato di uninterazione tra uomo e uomo, tra uomo
e società, anche se attraverso una macchina.
Insomma, se i pittori fiamminghi del '400 non avessero inventato
la pittura ad olio, forse non avremmo la Monna Lisa, o forse
sarebbe stato lo stesso Leonardo a mettere a punto una tecnica
simile, dato che il suo intento era quello di realizzare lo
sfumato, se non esistesse la tecnica serigrafica forse non
avremmo la Pop Art, se la chimica non ci avesse dato una grossa
mano, forse non esisterebbe la fotografia, per non parlare
dello sterminato campo di sofisticate tecnologie offerte oggi
all'arte dal digitale: ma la storia, anche quella dell'arte,
non si fa con i se, ed in questo caso il dilemma permane,
invariato da parecchi secoli: è nata prima l'arte o
la tecnica?
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