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Arte Relazionale di Vilma Torselli
pubblicato il 4/04/2007
Un'arte che verte sull'universo
delle interelazioni umane e del contesto sociale in cui si svolgono
e che implica la partecipazione attiva del pubblico a cui è
destinata.
Nicolas Bourriaud è il teorico di un'arte
che verte sull'universo delle interelazioni umane e del contesto
sociale in cui si svolgono, un'arte che, nell'interezza della
sua realizzazione, implica la partecipazione del pubblico
a cui è destinata, secondo il motto per il quale lumano
è linterumano, un'arte che per queste
sue caratteristiche, viene definita arte relazionale, obbediente
ad una estetica relazionale (Nicolas Bourriaud, "Esthétique
relationnelle", Paris 2001), che assume valenza anche
sociale e politica.
Tema fondamentale della ricerca dell'arte relazionale, che si
sviluppa nella seconda metà degli anni '90, è
il rapporto tra arte e vita, sulla base di una analisi di carattere
filosofico-esistenziale dell'individuo immerso nella società
moderna, cosicché l'artista relazionale, abbandonando
l'idea della produzione di un qualsiasi oggetto artistico, si
concentra sulle possibilità di intervento sulla persona,
la propria e quella del fruitore, in un rapporto di reciproche
influenze ed interelazioni, in grado di evolversi parallelamente
alle mutazioni del tessuto sociale: l'arte diviene così
luogo di incontro, dialogo e confronto in cui l'artista gestisce
con metodologie proprie il compiersi della finalità dell'opera.
Non è difficile individuare i prodromi di questo
tipo di arte in correnti quale ad esempio Fluxus,
il GRAV o il Gruppo
T che scriveva accanto alle sue opere in mostra "Si
prega di toccare", invitando esplicitamente il visitatore
ad un intervento diretto, o in linguaggi espressivi come
la Body Art, l'Happening,
la Performance ed in genere in tutti i movimenti ad indirizzo
concettuale dagli anni '60 in poi, nei quali lo spettatore
viene chiamato alla collaborazione, divenendo esso stesso
parte dell'opera attraverso la sua partecipazione attiva.
L'arte relazionale, che ripensa in modo nuovo le figure dell'artista,
dell'opera e del pubblico fruitore, va alla ricerca dell'origine
di una sorta di creatività collettiva che si esprime
attraverso pratiche artistiche nuove nei modi, nelle tecniche
e nelle finalità, per la quale non è importante
l'opera, ma la sua motivazione, la processualità attraverso
la quale si compie, in una "zona di confine indistinta
tra io e noi" come la definisce Carolyn Christov-Bakargiev,
dove la "relazionalità" introduce la "necessità"
della collaborazione artista-fruitore.
Forme espressive privilegiate sono installazioni, film, video,
progetti collettivi, performance, strumenti per far emergere
significati inconsci, nuove realtà o nuove interpretazioni
della realtà, trasformando l'evento espositivo in un
percorso di crescita e di presa di coscienza delle dinamiche
della vita quotidiana e dell'azione individuale all'interno
di un contesto sociale collettivo.