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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: L'automobile, mito futurista.
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Il GRAV
di Vilma Torselli
pubblicato il 3/04/2007
Arte in funzione sociale, prodotto collettivo che sfrutta gli effetti cinetici ed ottici per coinvolgere l'osservatore ed assegnargli un ruolo attivo di determinante importanza.
La sigla GRAV (Groupe de Recherche d'Art Visuel) si riferisce ad un gruppo di sei artisti, Horacio García Rossi, Francisco Sobrino, François Morellet, Julio Le Parc, Joël Stein e Jean-Pierre Vasarely (o Yvaral) attivi a Parigi dal 1960 a 1968, firmatari di un manifesto che sintetizza il concetto della funzione sociale dell'arte, concepita come un'attività non più di pertinenza del solo artista solitario ed individualista, figura fino ad allora sovrastimata, ma prodotto collettivo e corale, risultato della fusione di diverse identità: la collettività dell'azione e della genesi del prodotto finale, che ne risulta fortemente influenzato, sono parte fondamentale e determinante della teoria, poiché il risultato di un'azione collettiva è qualcosa di più della somma delle singole azioni in quella che con felice espressione Carlo Giulio Argan definisce “arte gestaltica”.

Nella continua verifica del rapporto tra esperienza ed idea, GRAV propone un'arte ludica in grado di coinvolgere lo spettatore interattivamente, promuovere la sua partecipazione all'evento artistico e trasformarlo in attore, tema che resterà fondamentale nella poetica di GRAV, per un totale capovolgimento dei ruoli che prevede la svalorizzazione dell'artista e dell'opera d'arte a vantaggio della sollecitazione dello spettatore, per un nuovo rapporto tra il pubblico e l'arte, divenuta una realtà essenzialmente visuale di forme semplici e geometriche, schemi cretivi essenziali, prospettive spaziali considerate dal singolo punto di vista del fruitore, cioé di colui che osserva.

In sintonia con ciò che la scienza e la tecnologia stanno scoprendo, attraverso effetti cinetici ed ottici che utilizzano la luce artificiale ed opportuni materiali (plastica, metallo ed altri prodotti industriali), gli artisti del GRAV inducono nell'opera l'effetto del movimento o di quella che Attilio Marcolli chiama "illusività ottico-spaziale della luce e del movimento", elaborando collettivamente procedimenti sperimentali che si appoggiano alle moderne conoscenze scientifiche sulla percezione visiva.
Nel rapporto triangolare tra artista, opera d'arte e spettatore, l'opera non è che una "proposition plastique", imput per una ricerca aperta della quale gli sviluppi sono tutti da inventare, imprevedibili e non intenzionali.

Tuttavia, pur nella ricerca di criteri oggettivi comuni e di un programma generale di gruppo per la definizione di una teoria alla quale ancorare la propria posizione, i vari membri del GRAV non abbandonano un loro individuale percorso di ricerca, Sobrino sull'uso del plexiglas, Yvaral sul filo di naylon e vinile, Le Parc sulla la luce, Stein sugli effetti di polarizzazione, Morellet sul funzionamento programmato dell'accensione dei tubi al neon, realizzando nel contempo opere collettive, strutture all'aperto, installazioni ed i famosi labirinti, nei quali l'opera viene percorsa dallo spettatore.

Sarà proprio il contrasto tra l'esigenza di ricerca collettiva e l'aspirazione all'affermazione individuale, la volontà di contestazione del sistema dell'arte e le lusinghe commerciali di un mercato in crescita a determinare lo scioglimento del gruppo ed anche un arresto della via "cinetica" all'arte, che verrà per reazione sostituita da movimenti ad impronta oggettuale o concretista, come l'Arte Povera di Germano Celant, alla ricerca di una base oggettiva dei procedimenti creativi al di fuori dell'eventuale ruolo del fruitore.


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