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Gallerie d'Italia, un progetto di Intesa Sanpaolo per condividere con la collettività un  patrimonio artistico e architettonico di1.000 opere d'arte esposte in diverse città del Paese a formare una rete di poli culturali unica nel suo genere.
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Concorso a partecipazione gratuita rivolto agli studenti per l’ideazione e la creazione del logo rappresentativo dell’azienda AMIACQUE srl.
Premio una borsa di studio di €. 5.000,00, termine di presentazione del progetto : ore 16.30 del giorno 15 febbraio 2012.

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Assegnato il Premio "Abitare il Mediterraneo 2011", 1° classificati ex-aequo: Raimondo Guidacci, Elisa Valero Ramos  Bodàr Bottega d'Architettura . La terza edizione aveva come tema “Architettura, strumento centrale nei processi di trasformazione urbana.”
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su Tele Ambiente, Entr'acte Intermediale rubrica televisiva di videoarte e cinema sperimentale, dal 13 Novembre 2011 ogni 2° domenica del mese, ore 23:15
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Parigi, Musée d'Art moderne de la Ville de Paris, fino al al 29/01/2012 , "Baselitz come scultore", retrospettiva delle sculture di Georg Baselitz realizzate tra il 1979 e il 2010, in confronto dialettico con suoi dipinti e disegni su carta.
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Mollette e Cetrioli
di Vilma Torselli
pubblicato il 14/08/2009
Opere d'arte architettoniche e architetture artistiche, nuovi segni di riferimento urbano.
Claes Oldenburg, "Clothespin"
Philadelphia, 1976, Cor-Ten and stainless steels, 45 ft. x 12 ft. 3 in. x 4 ft. 6 in. (13.7 x 3.7 x 1.4 m)

Norman Foster
"Swiss Re Tower - The Gherkin" , London, 1997/2004

C’è un evidente feeling tra un artista contemporaneo che ha dell’arte un’idea architettonica ed i contemporanei architetti che hanno dell’architettura una visione artistica: parlo di Claes Oldenburg, anomalo pop-artist con il cuore americano e il cervello svedese, e la schiera delle archistar che si contendono oggi la ribalta internazionale.

Se infatti le “sculture” (il virgolettato è d’obbligo) di Oldenburg traggono significato e specificità dallo strattagemma di attribuire all'oggetto una insolita dignità formale e culturale attraverso il sovradimensionamento che ne fa una vera e propria installazione architettonica, le “architetture” (anche qui si impone il virgolettato) delle archistar sono esempi spesso clamorosi di gigantismo oggettuale in prodotti genericamente artistici che poco o nulla hanno di architettonico, dando ragione a Germano Celant quando scrive: “l'architettura oggi è al centro di un discorso che la propone come spettacolo, come oggetto mediatico che cambia il volto delle città: l'edificio viene inteso come una "scultura" che si pone in rapporto dirompente col tessuto urbano. Al punto che non si guarda più all'uso ma al segno". ( “Arti & Architetettura 1900-2000”, Genova, Palazzo Ducale, 2004)

E scrive Cristina Bechtler: “….Arte e architettura si ritrovano in un dialogo reciprocamente fruttifero. L’architettura più innovativa propone soluzioni che incorporano strategie artistiche; mentre il contenuto di molta arte si può spesso mettere in relazione a dati architettonici…..” (prefazione a “Immagini d'architettura - Architettura d'immagini. Conversazione tra Jacques Herzog e Jeff Wall”, 2005)

In questo curioso scambio delle parti, entrambi i protagonisti sembrano trovarsi a proprio agio, e mentre da una parte Oldenburg afferma che "un edificio si distingue da una statua solo perché all'interno ci sono i gabinetti" realizzando (con la moglie Coosje van Bruggen) monumentali large-scale projects, ipersculture di mastodontico impatto ambientale che niente hanno da invidiare ad un intervento architettonico, dall’altra parte un’archistar come Jacques Herzog (la metà del celebre sodalizio Herzog/de Meuron) dichiara “….Jeff (Wall, fotografo) può produrre immagini (…) più di quanto facciano gli architetti. Ma la questione tocca un argomento molto importante, e cioè, noi abbiamo sempre basato il nostro lavoro sulle ‘immagini’.

Immagini d’architettura per un’architettura di immagini, magie visive, segni, visioni ..... stadi a forma di nido d’uccello, auditorium a forma di panettone, musei in forma di brioche o di maxi-wc …….. Dimenticato il rapporto dell'architettura con il luogo geografico e con il contesto territoriale o urbano, passati i tempi in cui l’architettura d’uso pubblico o terziario fungeva da tessuto connettivo nella riqualificazione e nel ridisegno urbano, messa da parte ogni pretesa di relazione con qualunque realtà al di fuori di sé, divenuta autoreferenziale ed oggettuale, l’architettura contemporanea contende all’arte (installazione, public art, land art ecc.) modi espressivi e risultati estetici: una molletta per stendere il bucato alta quanto un palazzo di cinque piani piazzata nel bel mezzo del Centre Square Plaza di Philadelphia e un edificio cetrioliforme eretto nel cuore del quartiere finanziario di Londra finiscono per sortire lo stesso effetto di straniante incongruenza, una sorta di cortocircuito visivo che, nell'intenzione sia dell'artista che dell’architetto, obbliga ad un riesame del mondo circostante e degli oggetti che lo popolano, proposti da un punto di vista assolutamente inedito in un linguaggio monumentale, macroscopico ed a tratti ironicamente celebrativo.

Se appare relativamente chiaro il mezzo utilizzato, consistente nella rottura dei precostituiti schemi pecettivi e nel mixage di linguaggi tradizionalmente lontani, può apparire non altrettanto chiara la relazione che gli artefici di questi ‘oggetti’ mostruosamente e quasi grottescamente ingranditi ed esasperati vogliono stabilire con la città ed i suoi abitanti, tuttavia nel complessivo disegno dell’ambiente è possibile dare un senso comune a tutte queste ‘forme’ se lette come nuovi ‘segni’ di riferimento urbano al di fuori dei codici tradizionali sia dell’arte che dell’architettura.

Ma è l'arte che trae suggestioni ed ispirazione dall'architettura appropriandosi dei suoi stessi modi espressivi, o viceversa è l’architettura che viene risucchiata dall’arte nel territorio della casualità e della libertà linguistica? E’ la molletta di Oldenburg una scultura architettonizzata o il grattacielo di Foster un’architettura artisticizzata?

Non lo sapremo mai ….. né è importante saperlo.

link:
Anche l'urbanistica non è più quella di una volta!



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