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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: L'automobile, mito futurista.
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Public Art
di Vilma Torselli
pubblicato il 4/04/2007
Una forma artistica che concentra la sua ricerca sul concetto di site specific, contesto entro il quale l'opera si colloca legandosi alla sua specificità, in un rapporto opera d'arte-luogo che rispetta rigorosamente la pertinenza dell'una rispetto all'altro.
Si definisce Public Art una forma artistica che concentra la sua ricerca sul concetto di site specific, inteso come contesto entro il quale l'opera si colloca legandosi alla sua specificità: il rapporto opera d'arte-luogo viene quindi visto nella rigorosa ottica della pertinenza dell'una rispetto all'altro.

Il termine è stato coniato negli anni '60, nei paesi anglosassoni, in Francia, in Germania, intendendo dapprima definire una forma d'arte "pubblica" in quanto promossa dalle pubbliche amministrazioni, con l'intento di realizzare opere di riqualificazione del territorio, di riassetto urbanistico di aree degradate, di urban design ecc.
Proprio per la vastità e la indefinitezza del suo ambito, Public Art ha finito per assumere svariate sfumature di significati, divenendo social art, community art e altro ancora, fermo restando in ogni caso il riferimento al luogo: la Public Art interviene in un luogo che appartiene alla comunità, deve del luogo preservare la specificità, la storia, la memoria, il significato reale o conferitogli dalla gente che lo frequenta, caricandolo di attribuzioni comunicabili alla comunità ed accessibili alla sua comprensione su un piano simbolico o psicologico, stabilendo un contatto con i cittadini e mettendosi in un certo senso al loro servizio (si parla anche di "arte come servizio").

Va rilevato che negli ultimi decenni l'evoluzione delle teorie urbanistiche, di pari passo con i cambiamenti storico-sociali e politici, ha generato nuove tipologie e nuove forme progettuali dello spazio pubblico, concepito sempre più elasticamente in funzione delle esigenze della collettività dei fruitori e sempre meno come spazio delegato a scopi rigidamente pianificati, così come, in parallelo, l'architettura moderna ha visto il proliferare di costruzioni con destinazioni d'uso fino a poco tempo fa inesistenti, come gli autogrill, i shopping center, le aree del tempo libero, le strutture di quelli che oggi vengono genericamente definiti non-luoghi (definizione coniata da Marc Augé), nuove tipologie urbanistiche in cui convergono le linee di flusso di una nuova umanità composta da individui "simili ma soli", anonimi gli uni per gli altri.
Alla ricerca delle maggiori possibilità di contatti, la Public Art inventa nuove modalità espositive, esce dai luoghi tradizionali, dai contenitori deputati come musei e gallerie, per andare incontro alla gente che non frequenta né musei né gallerie, nelle stazioni, negli spazi pubblici, nei punti nodali di transito, nei luoghi della comunità, appropriandosi talvolta degli strumenti della comunicazione pubblicitaria e massmediatica.

In questo nuovo scenario urbanistico, in un progetto multidisciplinare che coinvolge l'arte e l'architettura, appare definitivamente superato l'obsoleto concetto del monumento e ciò che ad esso è legato, l'idea di un'arte autosufficiente, autoreferente nel suo significato, autonomamente progettata, a beneficio di un'idea nuova di arte come forma comunicativa e come strumento di incentivazione e mediazione delle relazioni interpersonali, elemento di aggregazione comunitaria, talvolta in forma temporanea, in grado di svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche culturali e sociali della realtà in cui si colloca: l'artista diviene così una figura nuova, integrazione di varie funzioni di servizio economico-sociale-culturale, in grado di attivare, attraverso l'intervento artistico, processi complessi di integrazione sociale e territoriale.

link:
Public Art e Architettura


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