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Parigi, all’Espace Lafayette-Drouot "The World of Bansky”, su 1200 mq. esposte un centinaio di opere del più famoso street artist del mondo. Fino al 31 dicembre 2021.

Meccanismi emozionali e intelligenza emotiva
di Vilma Torselli
pubblicato il 23/04/2007
Le due menti dell'essere umano, una che pensa e una che sente, per capire la realtà e i meccanismi primitivi a-logici per capire la logica dell'arte .
"I sogni sono miti privati; i miti sono sogni condivisi". (Joseph Campbell)
Vi sono settori della vita umana, come quelli che coinvolgono l'affettività, la passione e, quindi, anche l'esperienza artistica ed estetica, che non paiono governati dall'intelligenza astratta solitamente misurata dai test intellettivi più noti, ma da una complessa miscela di vari fattori meno definibili e misurabili quali empatia, capacità di prestare attenzione agli altri, di capirne i sentimenti, di relazionarsi, di provare compassione, in sintesi da quella che Daniel Goleman chiama, in un suo notissimo volume, "intelligenza emotiva".
E' questa che entra in gioco tutte le volte che siamo chiamati a capire o gestire le emozioni, nostre o altrui, a rapportarci con eventi non governabili razionalmente, a far fronte ad un accadimento imprevisto ed imprevedibile.

Gli ultimi decenni di studi neurobiologici hanno sempre più chiaramente delineato le modalità dei nostri meccanismi emozionali e l'attività della parte più antica del cervello, il sistema limbico, responsabile dei nostri momenti di ira o paura o passione o gioia, convincendoci che le emozioni sono attitudini irrinunciabili e fondamentali della vita stessa e che, in definitiva, in noi convivono due menti, una che pensa e una che sente.
Il rapporto fra la nostra parte razionale e quella emozionale varia in continuazione lungo un gradiente in ogni momento ottimale per il nostro sviluppo evolutivo, segnalando di volta in volta la necessità di indugiare a pensare e decidere razionalmente oppure di lasciarci guidare immediatamente dall'emozione e dall'intuizione, privilegiando la rapidità dell'azione.
Poichè la mente razionale ha bisogno di più tempo per registrare le impressioni e reagire di conseguenza, ogni risposta di impulso è frutto quindi della mente emotiva: tuttavia c'è, sostiene Goleman, un secondo tipo di reazione emozionale, più lenta della risposta-lampo, ma più cosciente e consapevole, influenzata dall'elemento cognitivo e da una valutazione piuttosto ampia di altri fattori.
Probabilmente è questo tipo di reazione emozionale che si scatena nel caso dell'esperienza estetica, nella quale un sentimento più articolato e più costruito precede l'insorgere dell'emozione, che è in questo caso una delle più complesse e complete sperimentabili dall'uomo.
A differenza di quanto avviene per la nostra parte razionale, che segue tracciati logici, cognitivi, culturali precisi, la nostra parte emozionale è molto più plastica e compie un continuo processo di interazione con le persone con le quali siamo a contatto: grazie alle reciproche influenze e contaminazioni, le emozioni passano con estrema facilità da una persona ad un'altra e diventano perciò comunicabili.

Antoine De Saint-Exupery fa dire al suo piccolo principe: "Non si vede bene che col cuore..... ": forse questa è la miglior chiave di lettura del fenomeno emozionale rappresentato dalla creazione e dalla fruizione dell'arte, un'attività umana che ha strette relazioni con l'empatia.
La parola deriva dal vocabolo greco empatheia, a sua volta derivato dall'unione della preposizione en ed il sostantivo pathos, ed esprime il concetto di compartecipazione, di sintonia tra due o più individui tramite l'instaurarsi di un sentimento di affetto o commozione.
Biologicamente, il sentimento dell'empatia è collegato alla funzionalità di determinate aree corticali del nostro cervello, con forti connessioni con il sistema limbico, e all'attività dell'amigdala e delle sue connessioni con alcune aree associative della corteccia visiva, il tutto determinante un insieme di funzioni che permettono, nella vita di relazione, di orchestrare risposte appropriate nelle varie situazioni interelazionali.
L'empatia è alla base di molti aspetti della vita umana, specie in campo morale, ma è fondamentale per compiere l'esperienza estetica, specie per ciò che riguarda l'arte moderna, quando si convenga che questa è anche o soprattutto capacità da una parte di esprimere e dall'altra di comprendere l'interiorità dell'animo umano, secondo il significato che oggi attribuiamo al concetto di arte moderna inaugurato dall'Espressionismo.

La mente emozionale procede secondo la logica associativa, perciò le similitudini, le metafore, le immagini rappresentative si rivolgono direttamente alla mente emozionale, al "cuore" dell'uomo, in ciò che Freud chiama "processo primario del pensiero", che governa la logica dell'arte, della religione, del sogno, del mito, situazioni al di fuori del tempo e della legge di causa-effetto: lì tutto è possibile, tutto è comprensibile, anche al di fuori di ogni riferimento naturalistico e realistico (con particolare riferimento all'arte visiva moderna, dove l'antinaturalismo è ormai accettato ed interpretato come uno dei molteplici elementi linguistici).

Poichè la mente emozionale segue questa logica e queste regole, non è necessario che la realtà venga definita nella sua identità oggettiva, non conta ciò che appare ma ciò che viene percepito, con i caratteri di soggettività che sono propri di ogni essere umano, e ciò che un'opera d'arte ci richiama alla memoria può essere più importante di ciò che oggettivamente ci comunica.
Per la mente emozionale, ogni singola parte di un tutto ha il potere di evocare l'intero (teoria della gestalt) collegando le immagini in base ad aspetti sommariamente omogenei, con un certo margine di indiscriminazione e superficialità, creando così uno spazio di manovra, quello stesso in cui nascono le illusioni ottiche, nel quale si collocano le esperienze emozionali di più individui che avranno, di una stessa opera d'arte, esperienza diversa per ciascuno di loro.

Mentre la mente razionale ragiona in base a prove oggettive e sperimentali, la mente emozionale è autoconvalidante, autogiustifica i propri sentimenti e non ha bisogno di riscontri oggettivi, le sue percezioni sono atemporali ed illogiche, è questo che ci fa commuovere davanti ad un quadro di Munch o di Van Gogh, pur sapendo che i colori non hanno nulla di realistico e che ciò che vediamo è una rappresentazione non reale, ma mentale di quegli artisti.

La nostra mente emozionale è sostanzialmente infantile, tanto più quanto più è alto il livello emotivo raggiunto, portata ad essere perciò categorica, tendente ad una personalizzazione del pensiero, a percepire gli eventi in maniera deformata, ricondotti esclusivamente al proprio io, in uno stato di assoluta soggettività, proprio quello di chi realizza o osserva un'opera d'arte e non chiede nè dà giustificazioni del suo operare o percepire.

Nell'esperienza artistica il flusso emotivo è determinato da associazioni libere, da sostituzioni in cui il simbolo sostituisce il reale, l'attività percettiva è prevalente rispetto a quella cognitiva ed i contenuti della rappresentazione vengono "sentiti" piuttosto che "pensati", coinvolgendo tutti i sensi, anche se in percentuale diversa: sono appunto questi i processi di pensiero primario di Freud, caratterizzati da meccanismi primitivi, rapide esplosioni di energia e contenuti aggressivi spesso risalenti all'infanzia.
In presenza dell'emozione che ci comunica un'opera d'arte, la mente, attraverso la memoria selettiva, riesuma un preciso repertorio di pensieri, ricordi, reazioni e persino specifici contrassegni biologici, immagazzinati durante le esperienze in precedenza vissute, mettendo in atto un insieme di mutamenti che interessano tutto l'organismo.

E' l'avverarsi del sogno di Kandinskij e dell'esperienza globale dell'arte che, a nostra stessa insaputa, coinvolge totalmente sia il nostro cuore che la nostra mente.

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Aggiornamento del 07/08/2018:
A Parma, studiando i neuroni, hanno capito perché il bello e il buono accendono il nostro cervello.

Una squadra di neuroscienziati guidati da Giacomo Rizzolatti, in profumo di Nobel, coordinatore del gruppo di scienziati che nel 1992 ha scoperto l'esistenza dei neuroni specchio, sta svelando il mistero del rapporto che c’è tra cervello umano, arte e comportamenti positivi.

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