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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: happening o arte comportamentale
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All'estero
Parigi, Centre Pompidou, Henri Matisse nella retrospettiva più grande mai realizzata dagli anni '70. Fino al 31/8/2020.

Ecart
di Vilma Torselli
pubblicato il 5/04/2007
Un movimento ispirato a Fluxus, con punti di contatto con altri movimenti degli anni '60, per un'arte che configuri non un oggetto estetico, ma un atteggiamento verso la vita.

Il movimento Ecart, che diviene nel '74 Ecart Performance Group, viene fondato a Ginevra nel 1969 dagli artisti John M. Armleder, Patrick Lucchini e Claude Rychner, movimento che svolgerà la sua attività fino al 1980, con le radici nel più puro spirito dadaista duchampiano per ciò che concerne l'idea di un'arte non necessariamente prodotta dall'artista con intenzionalità estetiche, con evidente ispirazione a Fluxus soprattutto per ciò che riguarda la contaminazione tra varie forme artistiche e l'internazionalità dei contatti e degli scambi culturali.
Infatti, grazie soprattutto all'iniziativa di Armleder, leader del gruppo, Ecart organizza collettive con artisti come Ben, Spoerri, John Cage, Sol Lewitt, Lucio Fontana, Helmut Federle, Motherwell, Andy Warhol e tiene esposizioni in tutto il mondo.

Pittura e scultura, ma anche performances, installazioni, esibizioni di gruppo, ready-made, opere site-specific, video art, ironica rivisitazione dell'arte ufficiale, dissacrante critica alle fumosità del post-concettualismo, forte componente sperimentalistica, ricerca percettiva ed ottica, disincantata riflessione sull'arte del XX secolo: tutto questo è Ecart, punto di riferimento per molti artisti delle giovani generazioni che sentono il bisogno di riportare l'arte e l’estetica nello spazio della società, ponendo al centro del dibattito internazionale la riflessione sul ruolo e sulle competenze dell'arte e dell'artista nel sistema culturale moderno.

Nel rispetto di tutti i linguaggi e di tutte le personalità, Ecart non redige manifesti nè teorie, non impone uno stile, ma, nel nome di una stretta correlazione tra arte e vita, tra creatività ed oggetto quotidiano, cerca di sollecitare nello spettatore autonome reazioni, coinvolgendolo quale co-artefice dell'opera, presenza indispensabile non solo alla sua fruizione, ma spesso al suo stesso "funzionamento".
In coerenza con la sua matrice sostanzialemnete concettuale, Ecart attua una profonda analisi sull'arte come linguaggio, anche attraverso rivisitazioni e citazioni dell'arte del passato, senza rinunciare alla conquista di un risultato che sia anche estetico, a dimostrare come si possa conciliare una ricerca squisitamente intellettualistica con quella della pura bellezza.

Quello di Ecart è un filone comune entro il quale si possono collocare vari movimenti moderni, basti pensare, oltre che a Fluxus, a GRAV, al Gruppo Zero, al Gruppo T e al Gruppo N, nello spirito di una svalorizzazione dell'artista e dell'opera d'arte a vantaggio della sollecitazione dello spettatore per un nuovo rapporto tra pubblico e arte, dell'abolizione delle varie categorie artistiche per una simbiosi linguistica totale, di un nuovo approccio alla psicologia della visione nella quale la percezione diviene un fenomeno fluido in un indistinto continuum spazio-temporale.

E' evidente come l'arte moderna, soprattutto nell'ambito concettuale, aspiri sempre più ad una funzione etica che vede l'arte non come prodotto, ma come modello di vita, un'arte che, perduta la sua aureola di sacralità, diviene ironia, invenzione, gioco "a-simbolistico, antiespressionistico, non informale ma libero nella forma" (Fluxus), aperta alla casualità ed all'improvvisazione, al contributo non intenzionale dello spettatore, arte come atteggiamento verso il mondo, un'arte che non "è", ma che "accade".


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di Pietro Pagliardini


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