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Outsider Art
di Vilma Torselli
pubblicato il 20/06/2017
La terapia artistica ha un effetto profondo e diretto sull’anima. Questo può portare, gradualmente, a migliorare la vitalità del paziente, la salute fisica e il benessere emotivo”. (Rudolf Steiner)
Henry Darger (1892–1973), Untitled (Idyllic Landscape with Children)
Il termine, che viene anche declinato in "raw art" o "rough art", viene coniato da Roger Cardinal, professore emerito presso l' Università di Kent, nel suo libro pubblicato nel 1972 "Outsider Art", seguito, nel 1979, da una mostra dal titolo "Outsiders", allestita a Londra presso la Hayward Gallery e da lui curata in collaborazione con lo scrittore e poeta Victor Musgrave.

Per l'attenzione ai personaggi più problematici ed emarginati del contesto sociale, malati psichici, carcerati, disadattati, ritardati mentali questa forma d'arte è giustamente assimilata all'art brut di Jean Dubuffet (1901-1985) che già nel 1947 fonda, assieme ad un gruppo di amici fra cui André Breton, la “Compagnie de l'art brut”, un’associazione artistica che organizza mostre e pubblica monografie di artisti sconosciuti di varie nazionalità raccogliendo anche le loro opere in una Collection de l’Art Brut, ospitata in permanenza dal 1976 in un museo di Losanna appositamente fondato.

Non mancano i precedenti per ciò che riguarda l'attenzione agli artisti non-acculturati, come li definiva Dubuffet, il personaggio più significativo che si occupò di questo argomento è Hans Prinzhorn (1866–1923), psichiatra nonché appassionato collezionista delle opere dei suoi pazienti-artisti, che pubblica i suoi studi nel 1922 in un libro divenuto un classico,"Bildnerei der Geisteskranken".
Si interessano all'arte dei folli anche gli artisti del gruppo "Der Blaue Reiter", fondato nel 1911 da Vassilij Kandinskij e Franz Marc, che nel 1912 pubblicano il primo ed unico numero di una rivista sul tema, "Der Blaue Reiter Almanac". Alla morte di Marc, ucciso a Verdun nel 1916, l'eredità viene raccolta da Paul Klee, che dal 1945 inizia a collezionare lavori spontanei prodotti da autodidatti privi di ogni specifica formazione artistica
Nel 1921, il dottor Walter Morgenthaler pubblica un libro, "Ein Geisteskranker als Künstler" su Adolf Wölfli, un paziente psicotico che pare trarre benefici dall'attività di disegno, in grado di calmarlo e stabilizzarne le manifestazioni patologiche. Le opere di Wölfli sono in mostra presso la Fondazione Adolf Wölfli nel Museo di Belle Arti di Berna,
Va ricordato anche William Kurelek (1927-1977), paziente con diagnosi di schizofrenia presso l'ospedale di Maudsley, che diviene un quotato illustratore grazie all'aiuto dell'artista Edward Adamson (1911-1996), pioniere dell'Art Terapy, ed altri numerosi esempi si potrebbero citare limitatamente al '900, specie in concomitanza al diffondersi degli studi freudiani.
Ma l'idea che l'arte possa, in qualche modo e in qualche caso, mischiarsi alla follia è molto più antica, già nella Grecia arcaica, infatti, l'artista veniva spesso visto come depositario di particolari doni divini utili a facilitare le sue capacità espressive, non ultimo una certa dose di follia, una sorta di alone divino, misterioso e sacrale capace di far emergere aspetti profondi ed insondabili dell'animo umano, efficace mezzo di fuga dal disagio esistenziale.

Fin da allora la lettura della follia nella storia dell'arte è duplice, essendo essa percepita sia come patologia della psiche sia come potenziatrice delle capacità percettive e creative di chi ne è portatore.

Pur riconoscendo a Dubuffet la paternità e soprattutto la teorizzazione organizzata nei suoi "Cahiers de l'Art Brut" di questa arte non colta, oggi, specie in Europa, si tende a distinguere l'art brut dall'outsider art, accentuando per quest'ultima il carattere prima di tutto sociale, dove l'opera dell'artista disadattato è in definitiva attribuibile all'emarginazione sociale in cui esso è costretto a vivere e non solo alla sue anomale percezioni patologiche della realtà 'normale'.
Non è la follia, ma il contesto non sufficientemente inclusivo delle istituzioni l'origine di questa 'arte estranea', marginale, profana, sfavorita in partenza, ma che però, come in una gara senza regole, a sorpresa può risultare vincente e parlare il linguaggio della poesia.

Questa connotazione più generica e ideologica, nel contesto attuale dove molto si parla di socializzazione anche se poco la si pratica, ha fatto sì che l'Outsider Art sia diventata un fenomeno anche di marketing, oggetto di mostre e fiere annuali (di grande risonanza quella di New York nel 1993), oltre a pubblicazioni periodiche e gallerie specializzate.
Attualmente una delle più importanti istituzioni mondiali dedicate agli artisti outsider è la 'Casa degli Artisti di Gugging' (Vienna) e, sempre a Vienna, l'Atelier bild.Balance, dove gli artisti possono anche commercializzare le proprie opere.

L'attenzione al carattere sociale dell'Outsider Art ha comunque il merito di aver aiutato a divulgare ed incentivare, negli ultimi decenni, la diffusione della pratica dell'Art Terapy, istituzionalizzandone l'esistenza e l'utilizzo in aiuto di pazienti che soffrono di disturbi mentali, difficoltà di socializzazione, crisi d'ansia, disaddattamento socio-relazionale, incapacità comunicativa tra sé stessi ed il resto del mondo, tra il proprio mondo interiore e la realtà esterna.
Per queste sfortunate persone, la possibilità di creare opere d'arte può in qualche modo e per vie non sempre comprensibili ripristinare la capacità comunicativa attraverso l'espressione, nella fattispecie in forma pittorica, della dimensione simbolica dei propri vissuti interiori, sublimando nell'oggetto artistico conflitti inconsci irrisolti e rendendo possibile il miglioramento della condizione psichica.
link:
Arte, creatività, follia

DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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