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Roma, "Bacon, Freud, la Scuola di Londra"
di Vilma Torselli
pubblicato il 3/10/2019
I protagonisti della "School of London", alle fonti della figurazione, riletta con una forte coscienza della contemporaneità.

La mostra a cura di Elena Crippa, realizzata grazie ad un prestito della prestigiosa Tate Gallery di Londra, espone oltre 45 opere, dipinti, disegni, incisioni .
Il titolo "Bacon, Freud, la Scuola di Londra" mette in risalto i nomi dei più noti protagonisti della "School of London", affiancati per l’occasione ad altri non meno validi interpreti del periodo quali Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff, Paula Rego, contemporanei per nascita e accomunati dal fatto di avere scelto Londra come patria d’elezione provenendo da varie parti d’Europa (dall’Irlanda, la Germania, la Norvegia, il Portogallo).

Come il titolo della mostra vuol sottolineare, la storia e probabilmente le capacità artistiche individuali hanno ormai consacrato Francis Bacon e Lucian Freud quali indiscussi protagonisti della "Scuola di Londra", uno quale rappresentante ante litteram di una embrionale corrente neo-espressionista intesa come rivisitazione ciclica del primo espressionismo tedesco, con un chiaro ritorno alle fonti della figurazione riletta con una forte coscienza della contemporaneità, l’altro, l'ultimo dei grandi pittori del Novecento con una carica romantica ed un gusto per la tragedia di radice epica degni di Caravaggio, di Mantegna e degli antichi maestri quali Velasquez e Rembrandt, come dirompente innovatore della ritrattistica moderna, destrutturata e deformata per dar spazio alle angosce esistenziali dell’uomo moderno.

Ebreo-tedesco di nascita, ma naturalizzato inglese, discendente di Sigmund Freud, padre della moderna psicanalisi, Lucian Freud operò soprattutto in Inghilterra, esordendo negli anni seguenti la fine della guerra con una serie di opere ostiche, criptiche, di difficile comprensione, addivenendo poi, negli anni '50, ad un linguaggio espressivo più sciolto ed informale, con tratti in comune con un movimento berlinese degli anni '20 chiamato Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit).
Collega, amico, amante di Francis Bacon, è come Bacon un pittore della figura e la sua opera si compone quasi interamente di ritratti, autoritratti, nudi, realizzati con pennellate "sporche", dense, con pigmenti pesanti ad alto contenuto di ossido di piombo e di Cremnitz White e basso contenuto di olio, definendo così il caratteristico tono bianco traslucido delle sue raffigurazioni.

La fama e la grandezza di Francis Bacon, peraltro ampiamente meritate, hanno in realtà un po’ oscurato gli altri componenti della Scuola di Londra. Anche Bacon predilige la figura umana, spesso ritratta nel passaggio di un graduale processo di dissolvenza e distorsione in chiave espressionista, preda di una sofferenza che viene dall’interno dei corpi mostruosamente contorti, sottomessi alla potenza distruttrice di una realtà spietata devastata dalla guerra, dalla fame, dai massacri, lontana da ogni progetto di umana razionalità in una rappresentazione terrificante della realtà organica di macabra sensualità.

Particolarmente interessante nel gruppo, a mio avviso, Frank Auerbach che riassume in una totale mancanza di idealizzazione ed in una visione complessivamente tragica la sua matrice neo-espressionista con una marcata propensione psicologica ad una introspezione cupa, rafforzata dalle sue personali vicende umane e dalla tragica privazione della famiglia ebrea sterminata dalle leggi razziali.
La tecnica si piega funzionalmente ad assecondare un sistematico lavoro distruttivo, dove la tela viene scalfita ed abrasa, graffiata e tormentata da un laborioso processo trasformativo che più volte rimodella la forma nel tentativo di mutarla in altro, di trasfigurarla in arte.
Seppure lontano dal compiacimento stilistico di Bacon e dalla calcolata stesura delle pennellate di Freud, la figurazione, quand’anche faticosamente conservata, resta anche per Auerbach un preciso e rigoroso tema portante che definisce quello che potrebbe essere il filo conduttore della mostra.

Partendo cronologicamente dagli anni ’40/’50, varie le tematiche presenti, ritratti e autoritratti, figure di amici, amanti, modelle, per Francis Bacon sono presenti “Study for a Portrait” (1952) e “Portrait of Isabel Rawsthorne” (1966), di Lucian Freud sono esposti “Girl with a White Dog" (1950-1) e “Standing by the Rags” (1988-9), e inoltre “Primrose Hill” (1967-1978) di Frank Auerbach, “Children’s Swimming Pool, Autumn Afternoon” (1971) di Leon Kossoff per citare i pezzi più significativi della mostra.

Utile ed interessante l’audioguida fornita ai visitatori per voce del critico Costantino D’Orazio che integra la visione con approfondimenti sul periodo storico dell’epoca, e il cortometraggio “My body and soul” a firma del regista Enrico Maria Artale.

Roma, Chiostro del Bramante
Bacon, Freud, la Scuola di Londra
dal 25 settembre 2019 al 23 febbraio 2020
link:
La mostra
La Nuova Oggettività
Neo-espressionismo in Europa e in America

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