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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura.
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Londra, National Gallery, per i cent'anni dalla morte di Edgar Degas “Drawn in colour: Degas from the Burrell”. Fino al 7/5/ 2018.

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Milano, Jean Michel Basquiat
di Vilma Torselli
dal 28 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017

In un centinaio di opere la vita breve e trasgressiva di un artista 'maledetto' che ha attraversato come una meteora bruciata in fretta il panorama culturale del suo tempo.
A cura di Gianni Mercurio e di Jeffrey Deitch, amico dell'artista ed ex curatore del MOCA di Los Angeles, la retrospettiva milanese dedicata a Jean Michel Basquiat (1960-1988), a distanza di 20 anni dalla prima mostra al Whitney Museum of American Art e di 10 anni da quella al Brooklyn Museum of Art del 2005, presenta un centinaio di opere prodotte nel periodo 1980/1987, la maggior parte delle quali provengono dalla collezione privata del magnate israeliano Yosef Mugrabi.

Artista "maledetto" di straordinaria efficacia comunicativa, Basquiat utilizza un vasto vocabolario che si esprime in grafismi arcaici, simboli, parole, lettere e numeri, colore violento, tratto deciso ed un innovativo senso della composizione generale su grandi tele tormentate dall'incisività del segno eppure composte in un'armonia ritmica di ampio respiro che intreccia linguaggi e culture, archetipi primordiali e sacralità profana.
In mostra opere di grandi dimensioni, nel più puro stile writing, quello delle sue origini di artista di strada che firmava col tag SAMO (Same Old Shit) i suoi graffiti sui muri di New York, accanto a dipinti frutto della collaborazione con l'amico Andy Warhol, eseguiti su tela, legno, cartone ed una serie di ceramiche che ritraggono personaggi ed artisti del suo entourage.
All'artista, i suoi esordi, la sua opera, è dedicato un intenso lungometraggio biografico firmato dall'amico Julian Schnabel nel 1956 ed interpretato da David Bowie nei panni di Andy Warhol, Gary Oldman, Dennis Hopper, Jeffrey Wright.
Prodotto tipico della cultura urbana del suo tempo, trasgressiva, underground, intrisa di echi rap, funky e jazz, Basquiat rappresenta il prototipo di una nascente coscienza di matrice popolare, la faccia nera della Pop Art che non ha altri mezzi per far sentire la propria voce se non l'urlo rabbioso per l'indifferenza di una società del benessere che condanna gli ultimi alla solitudine e alla povertà, compiendo con i soli mezzi della sua arte una violenta denuncia sociale contro la cultura bianca.

Il filo conduttore della mostra, allestita secondo un percorso cronologico che va dai primi graffiti metropolitani alle ultime opere dense di riferimenti autobiografici, influssi dell'art brut di Jean Dubuffet, contaminazioni con la Pop Art, si può individuare nella ricerca delle radici, quelle di una personalità complessa, metà haitiana e metà portoricana, schiavo della droga, emarginato e discriminato che finirà per raggiungere, anche grazie alla protezione di Warhol, fama e successo, senza poi sapersi sottrarre al sistema organizzativo e commerciale del mercato euforico dei nuovi ricchi e di un capitalismo ottuso ed esibizionista che, complice una sua personale tendenza autodistruttiva, finirà per stritolarlo.
Milano
MUDEC, Area Ex Ansaldo, Via Tortona 56
Jean Michel Basquiat
dal 28 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017
link:
la mostra
Il film

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di Pietro Pagliardini


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