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Enrico Baj, "Testa"
di Vilma Torselli
pubblicato il 2/05/2007
Antimilitarismo, pacifismo e ironica dissacrazione dell'immagine nell'umorismo grottesco di un artista di grande ecclettismo culturale.
Enrico Baj (1924-2003) milanese, è una figura importante dei movimenti culturali degli anni '50 in campo europeo, in attivo rapporto con personalità intellettuali innovative quali i componenti del gruppo Cobra, gli spazialisti di Fontana, il Nouveau Realisme di Piero Manzoni, Yves Klein, a testimoniare una vastità di interessi che lo porta non solo ad addentrarsi nel campo delle arti figurative, in cui si occupa di pittura, ceramica, incisione, scultura, ma anche a scrivere, a fare del giornalismo, ad intrattenere rapporti con poeti e scrittori contemporanei, fra i quali Breton, Calvino, Buzzati, Eco.

La prima fase dell'attività artistica di Baj, che nel '51 redige il "Manifesto della Pittura Nucleare", risente spiccatamente del clima culturale di quegli anni, in cui le conquiste della fisica moderna, i voli stratosferici, la scissione dell'atomo, l'esplorazione spaziale, restituiscono l'immagine di un mondo pieno di energia, attraversato da esplosioni cosmiche, pervaso da incontenibile vitalità.
Il suo linguaggio formale è fatto di macchie cromatiche e spruzzi di colore memori della gestualità e del dripping espressionista astratto, segno di una ricerca creativa e di un processo intellettuale sfocianti nella definizione di una coscienza morale che Baj concretizza nella condanna della minaccia atomica, della violenza o delle possibilità di violenza rappresentate da un progresso mal utilizzato, configurando una delle tematiche fondamentali della sua opera.
Di fronte alla sua analisi sociale feroce e ludica, dolorosa ed ironica, filtrata da un'intelligenza sottile che sa cogliere sfumature nascoste, individuando i mali dell'umanità prima di tutto nell'ottusità e nell'arroganza, Dino Buzzati dice che "...... non gli dispiacerebbe di scatenare una piccola guerra personale contro gli imbecilli, pur sapendo che sarebbe una causa perduta di fronte a un avversario così sterminato in numero e potenza".

Il passo successivo del percorso artistico di Baj è lo sviluppo di un forte spirito antibellicista e antimilitarista, tradotto in un linguggio sostanzialmente umoristico, grottesco, dai chiari richiami allo spirito demistificatorio del Dadaismo, pervaso da un' ironia scherzosa che mette in ridicolo i militari (i suoi famosi generali), la guerra, il potere, tutte le icone di un mondo violento e fatuo che cela dietro le insegne della divisa l'aggressività e la vanità di fantocci addobbati.
Baj inventa un suo linguaggio personale, il più idoneo ad esprimere il suo enorme potenziale fantastico, la sua giocosità ironica, la sua abilità di creatore di magie, e sceglie la tecnica del collage e dell'assemblage, denunciando una sensibilità materica che lo avvicina per certi versi alla Pop Art.

In questa "Testa" del 1974, 36X30 cm, tecnica mista e collage su tavola, i materiali utilizzati dall'artista sono del tutto particolari, medaglie, fantasiosi gradi di passamaneria, pezzi di tessuto, vecchie decorazioni, bottoni, chincaglieria militaresca, con grandi effetti umoristici e caricaturali: fondendo la struttura al commento, Baj instaura un dialogo tra i materiali usati, spesso estremamente pertinenti, ed il soggetto rappresentato in un gioco visuale che diventerà la cifra con la quale egli costruisce la sua immagine del mondo.

Nei suoi collages, nella scomposizione dell'immagine, ricomposta in frammenti di materiali incongrui e fantastici, Baj si conferma dissacrante iconoclasta, surreale illusionista che raggiunge la consapevolezza di aver trovato una formula vincente, dalla quale non si discosterà più, pur continuando la sua incessante ricerca di nuovi giochi e nuove fantasie, perchè, egli dice ," voglio continuare a credere nella risata salvifica, nell'ironia e nella gioia di una creazione che possa sopravvivere ai tempi".


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