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Max Beckmann, "Die Nacht" (La notte)
di Vilma Torselli
pubblicato il 24/11/2007
Una disperazione esistenziale che nulla ha di oggettivo nell'opera di un rappresentante della Neue Sachlichkeit.
Inquadrabile fra gli artisti della Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit), denominazione coniata da Gustav Friedrich Hartlaub, direttore della Kunsthalle di Mannheim dove, nel 1925, si tenne la prima mostra della corrente, Max Beckmann (1884-1950) si colloca, all’interno del gruppo, tra gli artisti di impronta verista, come Otto Dix e Grostz.
Ed infatti, in polemica con alcuni colleghi, Bechmann difende i pregi della pittura tradizionale, l’armonia e il realismo della forma, la ricca patinatura della pennellata ad olio “che troviamo in Rembrandt e Cézanne”.
La sua sostanziale tendenza alla figurazione ha inoltre radici nei contatti con il Dadaismo e soprattutto con la pittura italiana contemporanea realistica o verista che, come la Neue Sachlichkeit, cerca di depurare il proprio linguaggio dalla soggettività esasperata e dallo spiritualismo dell'arte espressionista, oltre che nella pittura metafisica di De Chirico, secondo istanze genericamente antimoderniste.

Ma la vita di Bechmann verrà drammaticamente sovvertita dall’esperienza della guerra, durante la quale fu infermiere al fronte: parallelamente ad un drammatico mutamento psicologico, con un grave esaurimento nervoso che lo porta sull’orlo della pazzia, la sua pittura cambia profondamente, lo spazio della rappresentazione si contrae implodendo, il colore si fa acre, il segno duro e compresso, la pennellata rigida e secca.

Come per tutti gli artisti della Neue Sachlichkeit, quello di Beckmann è un atteggiamento ibrido, che vorrebbe abbandonare le aspirazioni espressioniste e gli eccessi dadaisti a favore di una oggettività solo apparente, della quale non appaiono chiare le ragioni, più teoriche che reali, se non tenendo conto, nel caso specifico di Beckmann, del personale bisogno di prendere in qualche modo le distanze, per non sprofondare nella follia, dalle proprie angosce interiori e soggettive.
E tuttavia, incapace di sfuggire a sè stesso, egli le trascrive puntualmente sulla tela con i tratti della pura disperazione, accomunando il suo destino a quelli di tanti altri artisti dell'epoca, Paul Nash, Ernst Ludwig Kirchner, Marc Chagall, Hermann Hesse.

"Die Nacht", 1918/19, un olio su tela di 133 x 154 cm , oggi a Düsseldorf, è un quadro assolutamente espressionista, permeato di emozione e di umano dolore, nel quale la tragedia rappresentata è pretesto per una sofferta autoanalisi alla quale Beckmann non seppe mai sottrarsi in tutta la sua opera.
Forse per questo punto di vista sempre e comunque fortemente soggettivo, anche Beckmann, come altri artisti della Neue Sachlichkeit, è sostanzialmente incapace di assumere una posizione di chiara identità di classe, superando personalismi, incertezze, contraddizioni e conflittualità tra arte e cultura di massa, anticipando in ciò una delle cause del fallimento del movimento.

Metafora della condizione umana, tragica celebrazione della fallita rivoluzione tedesca del ’19, del brutale assassinio dei marxisti Rosa Luxenburg e Karl Liebknecth, la cruenta rappresentazione raffigura l’eccidio di un rivoluzionario, al centro di una messa in scena movimentata e confusa.
Nel segno calcato e deformato, nella versione cromatica contrastata ed accesa, nel nero che appesantisce i volumi creando ombre lugubri ed irreali, troviamo le tracce di una disperazione esistenziale che nulla ha di oggettivo, un dolore che non può e non vuole essere cosmico, ma solo profondamente ed acutamente personale, quello di un uomo solo e senza via d’uscita.

* articolo aggiornato il 8/09/2015


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