Jules Chéret (1836 1932) si può
ritenere il primo autore di manifesti secondo il significato
moderno di questa forma espressiva che oggi si può considerare
arte a tutti gli effetti. Cresciuto nel laboratorio litografico
paterno, Chéret divenne famoso come cartellonista, realizzando
manifesti di grande formato per una grande varietà di
committenti (cabaret, teatri, caffè-concerto, locali
di divertimento, gallerie d'arte, negozi, riviste, ditte commerciali
ecc.), rivelando una estrosa genialità creativa e dimostrando
di saper capire e sfruttare al meglio la funzione divulgativa
di uno strumento innovativo di straordinaria immediatezza comunicativa.
Pur datandosi da mezzo secolo prima la nascita del sistema di
riproduzione litografica, tuttavia, prima che Chéret
comparisse sulla scena, si preferiva realizzare il poster pubblicitario
quasi artigianalmente su superfici di legno o di metallo, meno
costose, seppur con risultati grafici più modesti e con
una gamma cromatica molto limitata: l'utilizzo della litografia
permise di compiere un notevole salto di qualità, stante
la possibilità di ottenere dai tre colori base, solitamente
rosso, giallo ed azzurro, molte diverse sfumature (Chéret
diceva "......tutti i colori dell'arcobaleno...."
) ed una struttura grafica complessivamente assai più
raffinata.
L'innovazione fondamentale della PosterArt consiste nell'accostamento
di immagini e lettere, forme e parole, che concorrono unite
a trasmettere un messaggio molto esplicito in modo più
chiaro ed inequivocabile di come farebbe la sola immagine,
e più gradevole ed attraente di come farebbe la sola
parola, ponendo le premesse per quel connubio tra arte e pubblicità
che diverrà una costante del '900 in tutto il mondo
occidentale.
Ben presto, a partire dal 1870, questa nuova forma di arte
che unisce cultura ed utilità per la diffusione di
messaggi non necessariamente solo pubblicitari, si radica
dapprima in Francia e poi in tutta Europa, costituendo il
primo imponente fenomeno della moderna comunicazione di massa
ed avvicinando per la prima volta l'arte alla vita quotidiana,
estraendola dai luoghi deputati quali gallerie e musei e riversandola
sui muri delle città, introducendo quel concetto di
arte a fruizione gratuita ed indifferenziata che sta alla
base di altre manifestazioni del secolo scorso, quali il Muralismo
ed il Graffitismo.
Il Liberty, che nel nome di una nuova percezione estetica
attua una "nobilitazione" di tante forme d'arte
minore, consacra definitivamente la Poster Art quale forma
artistica "ufficiale", sdoganando anche presso il
pubblico colto il suo linguaggio immediato legato alla contemporaneità,
che si fa carico anche di messaggi socio-politici e che ha
l'indubbio merito di divulgare l'arte visiva nel modo meno
ufficiale ma più ampio di come sia mai stato fatto.
Due sostanzialmente i filoni lungo i quali si sviluppa la
Poster Art: uno festoso ed estetizzante inaugurato da Jules
Chéret e nel quale si colloca anche Toulouse-Lautrec
(è del 1891 il suo primo manifesto dedicato al Moulin
Rouge), con le sue figure dinamiche e guizzanti, icone di
un mondo allegro e dedito ai piaceri della vita, laltro
di maggior rigore formale e di impronta secessionista, di
cui Marcello Dudovich è significativo rappresentante.
Nel tempo la Poster Art ha recepito i vari linguaggi stilistici
delle altre arti visive, coniugandoli con le sue specifiche
esigenze rappresentate soprattutto dalla necessità
di cambiamenti rapidi e di costante adeguamento alle mutazioni
della società.
Oggi si può dire che la Poster Art , messa in crisi
dall'avanzare di altri media quali cinema e televisione, rappresenti
un'espressione artistica popolare universale, con precise
strategie iconico-linguistiche, che adotta, nel nome di una
strisciante globalizzazione culturale, mezzi espressivi il
meno possibile tipici ed il più possibile generici
per un tipo di comunicazione tendente alla massificazione,
basata sull'universalità delle emozioni umane, spesso
riuscendo a sintetizzare le tendenze, le istanze storico-sociali,
le caratteristiche morali di un'epoca e qualificandosi come
efficace sintomatico della storia del costume.
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