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Poster Art
di Vilma torselli
pubblicato il 22/03/2007
Una forma d'arte che accosta immagini e lettere, forme e parole, per trasmettere un messaggio molto esplicito in modo più chiaro ed inequivocabile di come farebbe la sola immagine, e più gradevole ed attraente di come farebbe la sola parola

Jules Chéret (1836 – 1932) si può ritenere il primo autore di manifesti secondo il significato moderno di questa forma espressiva che oggi si può considerare arte a tutti gli effetti. Cresciuto nel laboratorio litografico paterno, Chéret divenne famoso come cartellonista, realizzando manifesti di grande formato per una grande varietà di committenti (cabaret, teatri, caffè-concerto, locali di divertimento, gallerie d'arte, negozi, riviste, ditte commerciali ecc.), rivelando una estrosa genialità creativa e dimostrando di saper capire e sfruttare al meglio la funzione divulgativa di uno strumento innovativo di straordinaria immediatezza comunicativa.
Pur datandosi da mezzo secolo prima la nascita del sistema di riproduzione litografica, tuttavia, prima che Chéret comparisse sulla scena, si preferiva realizzare il poster pubblicitario quasi artigianalmente su superfici di legno o di metallo, meno costose, seppur con risultati grafici più modesti e con una gamma cromatica molto limitata: l'utilizzo della litografia permise di compiere un notevole salto di qualità, stante la possibilità di ottenere dai tre colori base, solitamente rosso, giallo ed azzurro, molte diverse sfumature (Chéret diceva "......tutti i colori dell'arcobaleno...." ) ed una struttura grafica complessivamente assai più raffinata.

L'innovazione fondamentale della PosterArt consiste nell'accostamento di immagini e lettere, forme e parole, che concorrono unite a trasmettere un messaggio molto esplicito in modo più chiaro ed inequivocabile di come farebbe la sola immagine, e più gradevole ed attraente di come farebbe la sola parola, ponendo le premesse per quel connubio tra arte e pubblicità che diverrà una costante del '900 in tutto il mondo occidentale.

Ben presto, a partire dal 1870, questa nuova forma di arte che unisce cultura ed utilità per la diffusione di messaggi non necessariamente solo pubblicitari, si radica dapprima in Francia e poi in tutta Europa, costituendo il primo imponente fenomeno della moderna comunicazione di massa ed avvicinando per la prima volta l'arte alla vita quotidiana, estraendola dai luoghi deputati quali gallerie e musei e riversandola sui muri delle città, introducendo quel concetto di arte a fruizione gratuita ed indifferenziata che sta alla base di altre manifestazioni del secolo scorso, quali il Muralismo ed il Graffitismo.

Il Liberty, che nel nome di una nuova percezione estetica attua una "nobilitazione" di tante forme d'arte minore, consacra definitivamente la Poster Art quale forma artistica "ufficiale", sdoganando anche presso il pubblico colto il suo linguaggio immediato legato alla contemporaneità, che si fa carico anche di messaggi socio-politici e che ha l'indubbio merito di divulgare l'arte visiva nel modo meno ufficiale ma più ampio di come sia mai stato fatto.
Due sostanzialmente i filoni lungo i quali si sviluppa la Poster Art: uno festoso ed estetizzante inaugurato da Jules Chéret e nel quale si colloca anche Toulouse-Lautrec (è del 1891 il suo primo manifesto dedicato al Moulin Rouge), con le sue figure dinamiche e guizzanti, icone di un mondo allegro e dedito ai piaceri della vita, l’altro di maggior rigore formale e di impronta secessionista, di cui Marcello Dudovich è significativo rappresentante.
Nel tempo la Poster Art ha recepito i vari linguaggi stilistici delle altre arti visive, coniugandoli con le sue specifiche esigenze rappresentate soprattutto dalla necessità di cambiamenti rapidi e di costante adeguamento alle mutazioni della società.
Oggi si può dire che la Poster Art , messa in crisi dall'avanzare di altri media quali cinema e televisione, rappresenti un'espressione artistica popolare universale, con precise strategie iconico-linguistiche, che adotta, nel nome di una strisciante globalizzazione culturale, mezzi espressivi il meno possibile tipici ed il più possibile generici per un tipo di comunicazione tendente alla massificazione, basata sull'universalità delle emozioni umane, spesso riuscendo a sintetizzare le tendenze, le istanze storico-sociali, le caratteristiche morali di un'epoca e qualificandosi come efficace sintomatico della storia del costume.




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