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L'ombra
di Vilma Torselli
pubblicato il 8/04/2007
L'ombra nella pittura naturalistica mezzo tecnico per suggerire la profondità spaziale e la tridimensionalità volumetrica , nella pittura moderna per veicolare i messaggi dell'inconscio .
"Il secondo principio della pittura è l'ombra del corpo, che per lei si finge, e di questa ombra daremo i principî, e con quelli procederemo nell'isculpire la predetta superficie". (Leonardo da Vinci, Trattato della Pittura, "Del secondo principio della scienza della pittura")

Probabilmente l'uomo "vide" per la prima volta l'ombra quando la utilizzò come traccia per raffigurare una forma seguendone il profilo, sfruttandola quindi come aiuto nella riproduzione della realtà, in seguito facendone il mezzo per esprimere valori tridimensionali non altrimenti raffigurabili sulla tela, conferendo attraverso l'ombra profondità allo spazio e volume alla figura.
Qualcuno ha detto che "la pittura è il luogo dove la luce trattiene l'ombra", per esprimere il contrasto dialettico tra due fondamentali caratteristiche opposte e complementari della rappresentazione pittorica, al punto che nell'arte visiva occidentale l'ombra ha assunto nel tempo una importanza così ampia da farne attribuzione non solo fisica, ma anche simbolica del tema rappresentato e renderla elemento irrinunciabile dell'opera, seppure interpretata in modo diverso a seconda degli artisti e delle correnti.

Le prime ombre che compaiono nella storia della pittura sono probabilmente quelle che Masaccio accosta alle sue severe figure solidamente volumetriche, corpi reali, pesanti, ben collocati nel tempo e nello spazio, che come tutte le cose della realtà visibile hanno un'ombra (Masaccio la dota addirittura di poteri miracolistici, l'ombra di Pietro guarisce gli infermi!).
La funzione dell'ombra è sfruttata al massimo nella pittura naturalistica, che vuole ottenere effetti di massima aderenza alla realtà, un genere che ha la sua culla nella Lombardia del '400-'700, basti pensare a Foppa, a Leonardo nelle sue opere lì realizzate, a Caravaggio e a Ceruti: Vasari (1511-1574), cronista delle vite di artisti illustri, dice di Leonardo che per dar sommo rilievo alle cose che egli faceva, andava tanto con l'ombre scure a trovar fondi più scuri degli altri neri per far che "il chiaro fussi più lucido" sintetizzando così il suo abile impiego del chiaroscuro.

" Ma quando il sole sul punto di sparire all’orizzonte ricoprì di porpora il mondo intorno, l’ombra cambiò di colore e apparve un verde paragonabile a quello del mare...." così già scrive Johann Wolfgang von Goethe (1749 - 1832) nella teoria dei colori da lui elaborata, anticipando le scoperte scientifiche di fine '800.
Infatti un concetto fortemente innovativo per quanto riguarda la rappresentazione dell'ombra viene introdotto in quell'epoca dagli impressionisti francesi, che sostituiscono il colore nero, utilizzato in genere fino ad allora per rendere l'idea della mancanza di luce e quindi dell'ombra, con un colore complementare a quello del corpo illuminato dominante (è così che molte ombre impressioniste diventano blu): tutto ciò è frutto di una nuova concezione del rapporto tra arte e scienza, tra l'arte e le nuove teorie della visione elaborate, assieme ad una rinnovata concezione della fisica dell'occhio e della sua relazione con gli altri sensi, che permettono di pervenire ad una inedita traduzione del mondo visibile percepito da una nuova angolazione, divenuto "un mondo di vibrazioni".

L'arte moderna, che sottrae la rappresentazione ad ogni necessità di verosimiglianza ed imbocca una via eminentemente antinaturalistica, finisce per conservare all'ombra un significato fortemente simbolico, per integrare e talvolta esprimere a livello subliminale il messaggio dell'opera stessa, come accade in Van Gogh, Munch, Kirchner, Gauguin e molti altri artisti avanguardisti, per i quali l'ombra diventa metafora del mistero, della inesplorata realtà interiore, dove si annidano i demoni dell'inconscio.




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