| "Il secondo principio della pittura è
l'ombra del corpo, che per lei si finge, e di questa ombra daremo
i principî, e con quelli procederemo nell'isculpire la
predetta superficie". (Leonardo da Vinci, Trattato della
Pittura, "Del secondo principio della scienza della pittura")
Probabilmente l'uomo "vide" per la prima volta
l'ombra quando la utilizzò come traccia per raffigurare
una forma seguendone il profilo, sfruttandola quindi come
aiuto nella riproduzione della realtà, in seguito facendone
il mezzo per esprimere valori tridimensionali non altrimenti
raffigurabili sulla tela, conferendo attraverso l'ombra profondità
allo spazio e volume alla figura.
Qualcuno ha detto che "la pittura è il luogo dove
la luce trattiene l'ombra", per esprimere il contrasto
dialettico tra due fondamentali caratteristiche opposte e
complementari della rappresentazione pittorica, al punto che
nell'arte visiva occidentale l'ombra ha assunto nel tempo
una importanza così ampia da farne attribuzione non
solo fisica, ma anche simbolica del tema rappresentato e renderla
elemento irrinunciabile dell'opera, seppure interpretata in
modo diverso a seconda degli artisti e delle correnti.
Le prime ombre che compaiono nella storia della pittura sono
probabilmente quelle che Masaccio accosta alle sue severe
figure solidamente volumetriche, corpi reali, pesanti, ben
collocati nel tempo e nello spazio, che come tutte le cose
della realtà visibile hanno un'ombra (Masaccio la dota
addirittura di poteri miracolistici, l'ombra di Pietro guarisce
gli infermi!).
La funzione dell'ombra è sfruttata al massimo nella
pittura naturalistica, che vuole ottenere effetti di massima
aderenza alla realtà, un genere che ha la sua culla
nella Lombardia del '400-'700, basti pensare a Foppa, a Leonardo
nelle sue opere lì realizzate, a Caravaggio e a Ceruti:
Vasari (1511-1574), cronista delle vite di artisti illustri,
dice di Leonardo che per dar sommo rilievo alle cose che egli
faceva, andava tanto con l'ombre scure a trovar fondi più
scuri degli altri neri per far che "il chiaro fussi più
lucido" sintetizzando così il suo abile impiego
del chiaroscuro.
" Ma quando il sole sul punto di sparire allorizzonte
ricoprì di porpora il mondo intorno, lombra cambiò
di colore e apparve un verde paragonabile a quello del mare...."
così già scrive Johann Wolfgang von Goethe (1749
- 1832) nella teoria dei colori da lui elaborata, anticipando
le scoperte scientifiche di fine '800.
Infatti un concetto fortemente innovativo per quanto riguarda
la rappresentazione dell'ombra viene introdotto in quell'epoca
dagli impressionisti francesi, che sostituiscono il colore
nero, utilizzato in genere fino ad allora per rendere l'idea
della mancanza di luce e quindi dell'ombra, con un colore
complementare a quello del corpo illuminato dominante (è
così che molte ombre impressioniste diventano blu):
tutto ciò è frutto di una nuova concezione del
rapporto tra arte e scienza, tra l'arte e le nuove teorie
della visione elaborate, assieme ad una rinnovata concezione
della fisica dell'occhio e della sua relazione con gli altri
sensi, che permettono di pervenire ad una inedita traduzione
del mondo visibile percepito da una nuova angolazione, divenuto
"un mondo di vibrazioni".
L'arte moderna, che sottrae la rappresentazione ad ogni necessità
di verosimiglianza ed imbocca una via eminentemente antinaturalistica,
finisce per conservare all'ombra un significato fortemente
simbolico, per integrare e talvolta esprimere a livello subliminale
il messaggio dell'opera stessa, come accade in Van Gogh, Munch,
Kirchner, Gauguin e molti altri artisti avanguardisti, per
i quali l'ombra diventa metafora del mistero, della inesplorata
realtà interiore, dove si annidano i demoni dell'inconscio.
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