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Le realtà bugiarde della fotografia
di Gianmarco Chieregato e Vilma Torselli
pubblicato il 9/08/2007
"Bisogna rendersi conto che la fotografia è la più grande bugiarda che ci sia, complice la convinzione che essa ci mostri la realtà così com'è".(W. Eugene Smith)
Il ricordo va ad un racconto di Italo Calvino del 1970, "L'avventura di un fotografo", un'acuta riflessione sul tema della rappresentazione fotografica e sulla impossibilità che essa possa cogliere lo spazio ed il tempo della realtà e divenire il luogo dell'ultima verità: ogni fotogramma, infatti, è custode di una sua verità, ciascuna inadeguata ad esprimere la totalità.

Perché attraverso lo stesso processo di decontestualizzazione alla base di uno dei filoni più innovativi della cultura visiva del '900 (dada-newdada-popart), anche la fotografia astrae da un contesto una parte che in virtù della sua sola parzialità cambia identità e significato, ma mentre per Duchamp l'operazione ha come esito, grazie al gesto demiurgico dell'artista, la trasformazione della realtà in altro (nella fattispecie in arte), nella fotografia invece, attraverso lo sguardo tecnologico dell'obiettivo, è l'altro a divenire realtà, complice l'aprioristica convinzione espressa da Smith.
In entrambi i casi si tratta di una bugia, l'orinatoio non diventa una fontana solo perché esposto in una galleria, così come "l'immagine del mondo è il mondo in immagine", non ha nulla a che fare con il mondo reale, perché una fotografia può essere molto rassomigliante al reale, ma resta solo una fotografia, non è l'oggetto che rappresenta, ma è essa stessa l'oggetto.

E' quanto afferma Gerardo Regnani quando scrive: "….occorre comunque tener presente che la possibilità che una fotografia sia un documento effettivamente attestante un fatto concreto può essere al massimo un'eventualità e non, viceversa, sempre una certezza. La fotografia era e sarà, in ogni caso, un segmento di un più ampio e complesso insieme del quale, eventualmente, l'immagine può talvolta rappresentare solo una circostanza particolare, per quanto rilevante, e mai la complessità della realtà effettiva. …" ('La perenne ambiguità della fotografia , "Verità" fotografiche', Mediazone 2006).

La fotografia, insomma, è bugiarda o, quantomeno, reticente: possiamo scattarla, possederla, guardarla, possiamo credere che ci restituisca un frammento di vita, ed essa ci trascinerà in un labirinto senza fine dove la meta ultima è continuamente rimandata.
Le immagini illudono e mentono, tutte, ma fra i vari 'generi' fotografici il più mendace è il ritratto.
Inquinato e condizionato non solo dal fotografo che scatta la foto, primo manipolatore del risultato, ma anche dall'intervento, consapevole o meno, del soggetto ritratto, che si pone inevitabilmente l'intenzione di apparire in un certo modo, per quello che è, o che crede di essere, o che vorrebbe essere, o che vorrebbe far credere di essere, il ritratto è lo specchio magico delle brame, fa vedere quello che non c'è, nasconde quello che c'è, è bello o è brutto a seconda degli occhi di chi guarda.
Oggi la bugia della fotografia è perfezionata ed amplificata dalla possibilità di utilizzare sofisticate tecnologie digitali e programmi di ritocco ed elaborazione grafica alla portata di molti, il che rappresenta, specie per il ritratto, una tentazione alla quale è difficile sottrarsi.
Si perfeziona così la Bugia che, dice Gianmarco Chieregato, "ci fa credere che tutti i famosi rimangono belli e giovani mentre gli altri invecchiano e si ammalano".

Fin dalle sue origini, la storia del ritratto è infatti piena di bugie, di finzioni diplomatiche, di false identità, sguardi fieri, posture eleganti, petti in fuori e pance in dentro…… cercando di dare il meglio di sé, perché il ritratto è fatto per essere esibito, nessuno si farebbe ritrarre per mettere poi l'opera in soffitta, a meno che non si chiamasse Dorian Gray, perché il ritratto è un'autoaffermazione che non avrebbe significato se nessuno la vedesse, è un'assicurazione contro l'oblio, la rassicurante certezza che qualcosa resterà.
Il che rappresenta ciò che distingue il ritratto di una persona dalla fotografia di un paesaggio o di un oggetto inanimato, anche se tuttavia non significa che la fotografia di un paesaggio o di un oggetto inanimato sia meno bugiarda, significa semplicemente che i soggetti non sono complici del misfatto.


Vittorio
Gassman
Gianmarco Chieregato è uno specialista del ritratto, anni di professione e di mestiere non hanno attutito la sua capacità di cogliere al volo, per un istinto sorretto oggi da una lunga esperienza, volti e situazioni non premeditate in ritratti che egli definisce 'rubati' e che alla spontaneità e all'immediatezza dell'esecuzione devono la loro bellezza. E' il caso della foto a Vittorio Gassman, dice Chieregato, "rubata durante il matrimonio del figlio e la sua bellezza sta proprio nell'essere rubata; sono stato fortunato, "ho visto bene" l'attimo in cui un padre guarda il figlio con affetto, con soddisfazione ma anche con malinconia….." o della foto a Michelangelo Antonioni, colto in un'espressione insolita ed in netto contrasto con il suo personaggio di regista intellettuale e psicologicamente complesso.

Michelangelo
Antonioni

Eliminare la posa, il tempo in cui il soggetto si rende conto e si atteggia, coglierlo impreparato e naturale può sembrare l'espediente per salvaguardare la 'verità' dell'immagine, ma lo è davvero?
Nel ritratto di volti noti o famosi, come è il caso di Gianmarco Chieregato, l'identità personale è spesso secondaria a quella pubblica, il ritratto consolida l'immagine che il mondo già ha di loro confermando un clichè collaudato e costruito che li caratterizza e li identifica come personaggi pubblici.
In questo caso l'immagine non meditata, naturale e spontanea ha un suo valore documentaristico tutto particolare perché apre una prospettiva inedita su un'interiorità umana intima e 'vera' spesso segreta.

Ma come si distingue un'istantanea da una posa, in mancanza del commento dell'autore?

"Le Baiser de l'Hotel de Ville", una celebre foto 'rubata' scattata nel 1950 dal maestro Robert Doisneau divenuta simbolo della Parigi romantica degli innamorati, si è rivelata, per ammissione del suo stesso autore, un'immagine costruita al tavolino del caffè Villars e concordata con la giovane coppia di protagonisti: senza l'ammissione di Doisneau sarebbe rimasta nella storia della fotografia come l'istantanea più conosciuta in tutto il mondo.
Ma gli uomini amano sognare, anche quando sanno di cullarsi sulle menzogne, e dall'originale di questa foto clamorosamente bugiarda (la prima tiratura del 1950 fu di una sola decina di esemplari) sono state tratte due milioni e mezzo di cartoline e 500.000 poster, mentre una delle rare stampe originali (18x24,6 cm), autenticata sul retro da Robert Doisneau che l'aveva donata alla protagonista dello scatto Françoise Bornet, è stata battuta all'asta nel 2005 su una base di partenza di 15.000/20.000 euro: nel giro di soli tre minuti, la foto è stata aggiudicata ad un facoltoso svizzero rimasto anonimo che ha sbaragliato i concorrenti sborsando la cifra record di 184.960 euro.

E' probabilmente la bugia più redditizia di tutta la storia della fotografia non di reportage.

"l'essere naturale è semplicemente una posa, la posa più irritante che conosca" scrive Oscar Wilde, il più celebre 'ritrattista' della letteratura europea ne "Il ritratto di Dorian Gray", e l'esempio di Doisneau gli dà ampiamente ragione.... e poi, potrebbe anche essere che non ci sia distinzione tra la foto frutto di una lunga posa e l'istantanea, entrambe sono il fermo immagine di un brandello di vita, lungo o breve, un intervallo statico di tempo, uno dei tanti che, come in una pellicola cinematografica, fittamente accostati costruiscono l'illusorio movimento del continuo scorrere del tempo. Anche un singolo attimo, astratto dal suo contesto, sospeso e congelato in immagine, diventa sempre ed inevitabilmente una posa…….

Comunque la si voglia valutare, la fotografia, insomma, è irriducibilmente bugiarda, per vocazione, per natura, per volontà o per necessità.
Non resta che sperare che abbia ragione Picasso e che, come l'arte, essa sia una grande Menzogna in grado tuttavia ci aiutarci a conoscere la Verità.

http://www.gmchieregato.com/
© Copyright Gianmarco Chieregato

"Le Baiser de l'Hotel de Ville"
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