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Fermare il tempo
pubblicato il 10/08/2007
"Essere significa esistere sempre nel medesimo modo ... Tutto ciò che può cambiare, una volta cambiato non è più ciò che era ... lì è intervenuta come una morte ... ... "fu" e "sarà"; pensa a Dio e troverai che egli "è" ... Se anche tu vuoi essere, trascendi il tempo" . (Sant'Agostino)

"Le baiser de l'Hôtel de Ville". Non mi piaceva questa fotografia. Tutto quel nero e quel bianco, quel grigio sfumato, erano proprio i colori che non avrei voluto per ricordo. L'amore afferrato al volo su un marciapiede, la gioventù insolente sullo sfondo del grigiore parigino certamente... ….Ma c'era la sigaretta che il ragazzo teneva nella sua mano sinistra. Non l'aveva gettata al momento del bacio. Eppure sembrava quasi consumata. Si percepiva che aveva in mano la situazione, che era lui che comandava. Voleva tutto, abbracciare e fumare, provocare e sedurre. Il modo in cui la sua sciarpa si insinuava nell'apertura della giacca denunciava autocompiacimento ed una disinvoltura ostentata. Era giovane. Aveva soprattutto quel modo di essere giovane che non invidiavo, ma che mi faceva male, perché?..... c'era Parigi, un tavolo, la sedia di un caffè, l'Hôtel de Ville, la sagoma di una macchina. Nel rumore immaginato, nel grigio brumoso, c'era la Francia di tutta un'epoca. Troppo. Era troppo facile, la fotografia di Doisneau, troppo di tutto. La si trovava ovunque. "Le baiser de l'Hôtel de Ville"1950, neanche fosse 'L'Embarquement pour Cythère' o 'Le Déjeuner sur l'herbe." (Philippe Delerm, "Les amoureux de l'Hôtel de Ville", 2004, edizioni Gallimard)

Eppure, bugiarda, falsificata, manieristica, costruita, esagerata e melensa, "Le baiser de l'Hôtel de Ville" di Robert Doisneau è comunque e decisamente una foto perfetta, nell'equilibrio della composizione, nella scelta grafica, nell'armonia tonale, sul piano tecnico e su quello della sensibilità artistica.
La profondità spaziale si gioca tra il primo piano della figura di spalle parzialmente visibile sulla sinistra e i palazzi monumentali sullo sfondo, sfumati con effetto flou, nella zona centrale si colloca l'azione: una folla in movimento scorre davanti ai tavolini del bar, si intravvedono due auto, nel baricentro il fermo immagine di una coppia di giovani innamorati che si baciano. I passanti sono personaggi estranei ed indifferenti che vanno per la loro strada, l'idea del movimento è resa da alcune figure mosse e sfuocate, centro d'interesse e tema della rappresentazione la coppia, una massa scura definita da linee articolate, due figure leggermente arcuate, lui curvo su di lei che si appoggia e si abbandona, in una posa rilassata eppure dinamica.

La foto avrà una risonanza mondiale e diventerà il simbolo dell'amore romantico perché viene presentata come un'istantanea colta al volo, un attimo fuggente pieno di magia catturato casualmente dall'abilità del fotografo. Sarà lo stesso autore, decenni dopo, a svelare l'inganno: la scena era completamente costruita, nell'ambito di un servizio fotografico commissionato da 'Life' all'agenzia per la quale lavorava, la 'Rapho' , un reportage sugli innamorati di Parigi (a titolo di cronaca, la coppia, qualche mese dopo, si separò e Françoise Bornet, così si chiamava la giovane donna, conservò la foto, la stessa messa all'asta nel 2005, come ricordo dell'idillio).

L'abile trovata di Doisneau conferma quanto sia facile attuare l'inganno, costruendo ciò che l'esperto della casa d'aste dell'Hotel Dassault, Grégory Leroy, presenta così agli acquirenti:"C'est à la fois une icône française, une icône de l'amour, une icône de Paris (…) L'un de ces quatre ou cinq clichés mythiques que presque tout le monde connaît".
Cartier Bresson diceva che una fotografia dovrebbe riportare soltanto l'indicazione del luogo e della data dell'esecuzione, senza alcun tentativo di suggerire o integrare con didascalie scritte o verbali il messaggio puramente semiotico dell'immagine, non necessitante di alcuna interpretazione e contestualizzazione storico-culturale e, si potrebbe aggiungere, di alcuna puntualizzazione sulla posa o non-posa dei protagonisti: per questa foto è accaduto l'esatto contrario e la storia costruitale attorno è del tutto insolita ed anomala.

Un'altra incoerenza inspiegabile sta nel fatto che la foto di Doisneau viene battuta ad una cifra da record (184.960 euro nel 2005) quando già il mistero della falsa istantanea è stato svelato, sia dall'autore che dalla Bornet, evidentemente lo scalpore che la circonda ne ha ormai consolidato la leggenda: Hervé Poulain, il commissario dell'asta proclama: "Cette photo appartient au siècle. La présence pendant la vente de 'l'amoureuse de l'Hotel de Ville' a participé à l'alchimie et la magie autour des objets qui font les records".

Nonostante la sua indiscutibile bellezza, l'immagine pare debitrice della sua fama al solo fatto di essere 'rubata', senza intenzione da parte dei soggetti di esibirsi, né da parte del fotografo di cercare l'angolazione migliore: è stato il caso, un fortunato 'qui e ora' a bloccare l'attimo fuggente, "l'instant décisif" di Cartier-Bresson e a compiere il sortilegio circondando di un'aureola di fascino questo scatto, un fermo immagine del tempo.
Perché fermare il tempo è da sempre il sogno irraggiungibile dell'uomo, per arrestare l'inesorabile degrado delle umane cose, riscattare la loro caducità, renderle immortali ed esorcizzare così la paura della morte, ciò che solo un dio può fare, o un uomo simile a un dio, o un fotografo particolarmente dotato.

Ma mentre ai tempi di Doisneau l'inganno era raro e totalmente affidato alla menzogna della parola, oggi la credibilità dell'istantanea, come della fotografia in generale, è seriamente minata dalla facilità delle manipolazioni permesse dalla tecnica digitale ed affidate, nella misura e nella qualità, alla coscienza morale e alla sensibilità estetica di professionisti che spesso sono ostaggio delle leggi di mercato, delle richieste dei committenti, della loro stessa vanità professionale lusingata da un buon risultato, seppure ottenuto in laboratorio.
Programmi di utilizzo relativamente facile, come Photoshop, realizzato dall'americana Adobe in origine per rielaborare le immagini ad uso pubblicitario e compensarne le perdite di qualità, sono comunemente utilizzati per l'elaborazione di ogni fotografia digitale, magari con l'alibi della rivendicazione della natura artistica della fotografia, linguaggio visivo paritario alla pittura che come la pittura può accogliere apporti soggettivi nel nome della sua duplice natura di creazione artistica e prodotto tecnico.
Il parallelo tra pittura e fotografia trova nell'artista impressionista un atteggiamento analogo a quello del fotografo di scatti 'rubati', entrambi in gara col tempo, l'uno per finire di dipingere en plain air il suo quadro prima che il mutare della luce e dell'incidenza dei raggi del sole gli modifichino sotto il pennello le ombre e i colori, l'altro per cogliere al volo sensazioni ed emozioni che rapidamente svaniscono o cambiano.
Monet dipinge ossessivamente decine di volte, a tutte le ore del giorno, le ninfee del suo laghetto di Giverny, la facciata della cattedrale di Rouen, i covoni di paglia dei campi della Normandia sperando di riuscire a contrarre/annullare il tempo e cogliere una realtà atemporale e senza storia nella quale gli oggetti si dissolvono nella luce.
L'istantanea compie lo stesso tentativo, immobilizzando in un'immagine statica il movimento di un attimo dell'eterno panta rei che è la vita, perché "stare immobili è fermare il tempo".

Astratta dalla sua storia, devitalizzata e sterilizzata per farne la testimonianza eterna di ciò che per sua natura è caduco e passeggero, l'istantanea, paradossalmente lungi dall'essere specchio della realtà, diviene così fuga dal reale, dal tempo e dallo spazio, nell'aspirazione a conciliare l'attimo con l'eternità, fermando il divenire che è il senso più profondo dell'essere uomini.

 

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