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Pierre Bonnard, "Nudo allo specchio"
di Vilma Torselli
pubblicato il 11/05/2007
Delicato intimismo, preziosità cromatica, evanescenza della forma nella luce, vero tema della rappresentazione, sottile metafora dell'essere umano nell'instabile vibrazione luminosa in cui la dimensione interiore affiora in tutta la sua mutevole fragilità.
Pierre Bonnard (1867-1947) è un artista ecclettico, un vagabondo intellettuale il cui stile ha subito molti cambiamenti, spinto da interessi molto diversificati per tematiche e contenuti.
Di estrazione nabis (espone nel 1891 al "Salon des Indépendants" con i colleghi dell'Accademia Julian), Bonnard ne porta ai massimi livelli esecutivi la tecnica cromatica: uso del colore in chiave antinaturalistica, impiego di soli dieci colori (due toni di giallo, due di verdi, due di blu, rosso, arancione, viola, bianco), abolizione del nero, alla maniera impressionista, così come è impressionista la distribuzione del colore a piccoli tocchi monocromatici ravvicinati (secondo la stessa procedure di Cezanne).
L'artista, esecutore molto accurato di una pittura di stampo impressionista apparentemente di getto, era solito riprendere più volte il dipinto, rifinirlo, apportare piccole modifiche, completarlo in tempi successivi, dopo numerosi ripensamenti, quasi a non volersi staccare dalla sua opera, a non trovare mai il momento giusto per dire basta, è conclusa, è finita.

Motivo fondamentale dei suoi dipinti, la luce, quella del mediterraneo o dell'amata Normandia, dal nitido chiarore marino, vibrante nell'atmosfera del dipinto che ne risulta totalmente invaso e amalgamato nei suoi elementi compositivi, tanto che "..... guardando i suoi quadri, sembra che la luce venga dall’interno del quadro, da una finestra o altro; che, insomma, l’artista abbia riposto la luce nel dipinto come per magia. Tale effetto magico, nella storia dell’arte, si chiama impressionismo.... " (da un articolo del giugno 2000 su "Notizie in… Controluce", "L'oggetto d'amore in Pierre Bonnard").

"Nudo allo specchio", del 1931, è un nudo di donna allo specchio, ritratto della modella e compagna Marta, una fioraia che Bonnard amò ossessivamente per tutta la vita, una scena domestica privata e raccolta, declinata nei termini di un intimismo delicato, dalla ricercata preziosità cromatica resa più intensa da una impostazione della forma sostanzialmente plastica, anche se il volume è corroso ai contorni dalla luce che ne leviga le superfici e vanifica lo spessore della materia rendendola innaturalmente diafana.

Nel biancore della luce, amplificata dalla riflessione dello specchio, i dettagli diventano evanescenti, gli oggetti della stanza non hanno incisività, sono, come la figura femminile, parte di un tutto nella luce abbagliante, presenze eteree intrise di luminosità, idealizzate, universali nell'indefinitezza del segno che lascia largo margine alla fantasia.
Senza gerarchie nè priorità, oggetti inanimati e personaggio si impongono per la loro visibilità, ciò che interessa è la loro rappresentazione visiva, in termini di puro piacere estetico per chi guarda, non importa la rispondenza naturalistica, come non importa la corretta impostazione prospettica.
Infatti l'impianto prospettico dello spazio interno è volutamente incerto, irreale (viene in mente, seppure con fondamentali differenze, la stanza di Arles dipinta da Van Gogh), incurante di regole geometriche e strutturali, gli oggetti sono casualmente disposti, la donna ha la naturalezza semplice e disinibita di chi si sente a suo agio, regna nella stanza un piacevole disordine, i segni di una quotidianità spontanea che non ci fa sentire osservatori intrusi.
La quieta banalità dell'insieme è venata di poesia delicata grazie ai toni cromatici soffusi come un impalpabile pulviscolo atmosferico e la luce, vero tema della rappresentazione, è il mezzo per trasformare questa tranquilla scena domestica in una sottile metafora dell'essere umano, incerto e indefinito nell'instabile vibrazione luminosa in cui la dimensione interiore affiora in tutta la sua mutevole fragilità.

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Per la riapertura dopo due anni di restauri, del Musée d'art moderne de la Ville de Paris, è in corso a Parigi, fino al 7 maggio 2006, una mostra di 90 opere di Pierre Bonnard che vuol mettere in risalto proprio questo aspetto psicologico-introspettivo della sua poetica, contestando la lettura sbrigativamente edonistica ed un po' superficiale che è stata spesso data della sua opera.

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