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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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Libri
L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell'arte contemporanea” di Francesco Bonami: all'arte contemporanea non bastano più le idee che cercano di essere una più rivoluzionaria dell'altra perché ha esaurito il suo potere di stupire.
Musei
A Serra San Quirico (AN), Nuovo Museo di arte contemporanea per celebrare i 20 anni del Premio Ermanno Casoli ed esporre le opere di tutti i vincitori fino ad oggi.

Concorsi
Pontenure (PC), concorso per un progetto pilota di arredi urbani lungo i cammini storici del tratto piacentino della via Francigena e del Cammino di San Colombano.

Premi
Mies van der Rohe 2019, premio biennale per l'architettura assegnato dalla UE, premiati Lacaton & Vassal architectes, Frédéric Druot Architecture e Christophe Hutin Architecture.

In Italia
Matera, la mostra "Salvador Dalí- La Persistenza degli Opposti", nel Complesso Rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Fino al 30 novembre 2019.

All'estero
Parigi, al Musée National Picasso-Paris "Picasso, Obstinément Méditerranéen", il Mediterraneo nella vita e nelle opere di Pablo Picasso. Fino al 6 ottobre 2019.

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Pierre Bonnard
di Vilma Torselli
fino al 7 maggio 2006
Per la sua riapertura dopo due anni di restauri, il Musée d'art moderne de la Ville de Paris, a distanza di 20 anni da una grande retrospettiva allestita al Centre Pompidou, propone una mostra dedicata a Pierre Bonnard (1867-1947), pittore ottocentesco alla frontiera dell'astrazione, che Suzanne Pagé, direttrice del museo e curatrice della mostra, definisce "figura significativa di una modernità diversa".






Sono presenti 90 opere tra tele, disegni, fotografie: sono autoritratti, illustrazioni di gusto nabis, paesaggi, fra i quali il trittico Mediterraneo, commissionatogli da Ivan Morozov, nudi femminili, soprattutto di Marta Boursin, modella e compagna di vita che Bonnard amò oltre la morte di lei in modo assoluto ed ossessivo.
Senza gerarchie né priorità, oggetti inanimati e personaggi si impongono per la loro visibilità, ciò che interessa è la loro rappresentazione visiva, la percezione pittorica di Bonnard è globale, tutto si fonde in un insieme balenante di colori, usati spesso in chiave antinaturalistica, in numero di dieci (due toni di giallo, due di verdi, due di blu, rosso, arancione, viola, bianco), con l'abolizione del nero, alla maniera impressionista, così come è impressionista la distribuzione del pigmento a piccoli tocchi monocromatici ravvicinati, secondo la stessa procedura di Cezanne.

Molti i dipinti e le foto della donna amata, splendente di luce, eternamente giovane e bella, in contesti intimi e domestici, il bagno, la toilette, la camera da letto, in una sorta di sacralizzazione dei gesti della quotidianità attraverso gli occhi di un artista innamorato. L'impianto prospettico dello spazio interno è volutamente incerto, irreale, incurante di regole geometriche e strutturali, gli oggetti sono casualmente disposti, la donna ha la naturalezza semplice e disinibita di chi si sente a suo agio in un ambiente nel quale spesso regna un piacevole disordine.

La vera protagonista della mostra è lei, Marta, avvolta in una ricercata preziosità cromatica che delinea una forma sostanzialmente plastica, anche se il volume è corroso ai contorni dalla luce che ne leviga le superfici e vanifica lo spessore della materia, rendendola innaturalmente diafana.

La pittura sommessa di Bonnard è pervasa da una calma serena molto vicina alla malinconia, o ad una personale idea della felicità, specchio di un carattere schivo (era nota l'avversione di Bonnard per la vita mondana e di società), che preferisce cercare tra l'impercettibile per rivelare ciò che è celato nella luce soffusa di interni tranquilli, nelle cascate cromatiche di giardini lussureggianti, nelle delicate nature morte.
La pittura è per Bonnard un modo per conoscere e per conoscersi, lo testimoniano i numerosi autoritratti, dipinti tra il 1889 e il 1945, nei quali, timido uomo con esili occhiali, egli si raffigura in vari momenti temporali, da giovane innamorato a vecchio malinconico, con un'aria dimessa e grave, la stessa che coglie di lui, nei suoi ritratti, l'amico Henri Cartier Bresson.

Suzanne Pagé contesta la lettura edonistica che viene prevalentemente legata all'opera di Bonnard, secondo la quale egli sarebbe il pittore della gioia e del quotidiano, contrapponendo una sua più sottile interpretazione: egli diceva "Celui qui chante n'est pas toujours heureux", ed è questa semplice frase che fornisce la più veritiera chiave di lettura della sua opera, nella quale la Pagé scopre un'interiorità profonda ed una malinconia struggente che rendono Bonnard artista di grande spessore introspettivo.
"En fait, une grande nostalgie se dégage de sa peinture. Il réussit à saisir cet instant de bonheur total, de tendresse, et ce moment paraît en même temps irréel. C'est cette alliance qui engendre la mélancolie.", dice la Pagé, ed è l'invito a visitare questa mostra con gli occhi, e soprattutto il cuore, ben aperti all'emozione.

Pierre Bonnard, L'oeuvre d'art, un arrêt du temps
Fino al 7 maggio 2006, Musée d'art moderne de la Ville de Paris, 11, avenue du président Wilson- Paris 16e.


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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RIFLETTORI SU...

Carlo Carrà,
"La Galleria di Milano"


 
 

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