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Felice Casorati, "Donne chine sulle carte da gioco"
di Vilma Torselli
pubblicato il 9/05/2007
Controllato rigore compositivo e sottili equilibri dell'insieme nella raffigurazione raffinatamente cerebrale di un'esistenza sospesa tra inquietudine esistenziale ed impeccabile razionalità.
"Vorrei saper proclamare la dolcezza di fissare sulla tela le anime estatiche e ferme, le cose immobili e mute, gli sguardi lunghi, i pensieri profondi e limpidi, la vita di gioia e non di vertigine, la vita di dolore e non di affanno". (Felice Casorati)

Felice Casorati
(1883-1963) è uno dei più completi artisti del '900 italiano, nel senso che esprime in modo esemplare ed ad altissimo livello le più significative istanze di quel periodo, attraversando varie fasi poetiche in chiave simbolista, neoclassica, novecentista, metafisica, movimenti interpretati alla luce di quella che si può considerare la cifra stilistica più rilevante del suo linguaggio: una rigorosa, intellettuale attenzione alla struttura compositiva con una costante preoccupazione d'ordine e di armonia dei valori plastici, segnici, cromatici.

Casorati, pur partecipando alle mostre del "Novecento", di cui fu animatrice Margherita Sarfatti, mantenne sempre una sua indipendenza, volgendo la sua ricerca alla definizione di un concetto di forma essenziale, sulle tracce del '400 italiano e soprattutto della pittura di Piero della Francesca, nelle atmosfere immobili e rarefatte di uno spazio geometricamente e matematicamente concepito: ne deriva un sostanziale "antirealismo figurativo" nel quale oggetti e personaggi vengono trattati nello stesso modo, con la stessa eleganza geometrica straniante in contesti silenziosi e vagamente onirici.

Quella di Casorati è infatti una pittura cerebrale, dove la raffinatezza formale accentua il tono enigmatico e misterioso degli insiemi, frutto di una sintesi mirabile tra l'iniziale tendenza simbolista del primo decennio del '900, improntata alla sofisticata pittura di Gustav Klimt, ed il realismo degli anni venti, il "Realismo magico", lo stesso di de Chirico, Menzio, Chessa, Guidi, Donghi, Trombadori, che vuole recuperare i valori tradizionali di un classicismo spazzato via dalle frange più rivoluzionarie delle avanguardie.

Molte le donne rappresentate nelle tele di Casorati, donne severe e composte, ieratiche, raffinate, donne in attesa, malinconiche, rigorosamente racchiuse in una struttura compositiva ben definita che ne blocca i gesti in una immobilità precaria ed istantenea: come queste "Donne chine sulle carte da gioco", del 1954, un olio su tela, 59,5 x 93 cm, dove la linea di contorno decisa definisce una curvatura innaturale dei corpi a cui fa da contappunto quella delle carte, dettata da una severa esigenza formale di ordine geometrico cui forse non è estraneo lo studio di Cezanne, in un interno domestico di semplicità assoluta, in una dimensione che nulla ha di giocoso, ma semmai ha l'immobilità silenziosa dell'eternità.
Paradossalmente, il centro del quadro è lo spazio vuoto tra le donne curve e l'arco delle carte spiegate sul tavolo, le figure e le carte hanno lo stesso ruolo, sono in stretta correlazione, sono forme che interagiscono in un luogo irreale, un luogo della mente, quello che l'artista assegna alla sua rappresentazione, il luogo dell'esistenza metafisica nel quale non ci sono gerarchie tra animato ed inanimato e tutto si incastra magicamente secondo un'ordinata perfezione.

La magia e la modernità di Casorati stanno proprio qui, nella contemplazione di scene semplici e di oggetti umili visti attraverso una tensione interiore, un'acutezza intellettuale, una lucidità mentale che si traducono in controllatissimo rigore compositivo e sottili equilibri dell'insieme in grado di trasfigurare le immagini in archetipi di un'esistenza sospesa, in bilico tra realtà e finzione, tra vita e sogno, tra inquietudine esistenziale ed impeccabile razionalità.


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