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Giacomo Balla, "Numeri innamorati"
di Vilma Torselli
pubblicato il 13/04/2007
Matematica e numeri per esprimere l'idea di un ordine superiore insito nella natura.
Giacomo Balla è una figura del Futurismo italiano di grande incisività, pur non rappresentando in pieno i tratti tipici dell'artista futurista ed avendo un'idea di Futurismo molto diversa da Boccioni.

Il suo esordio è connotato da una forte ispirazione sociale che lo avvicina alla tecnica divisionista, per indirizzarlo poi verso il Futurismo, di cui, nel 1910, firma il manifesto: diverrà il maggior rappresentante della derivazione romana, in occasione della seconda ondata del movimento nel 1920.
Durante la sua attività, fortemente influenzata dalle ricerche sul movimento, anche attraverso gli esperimenti fotodinamici di Bragaglia, Balla esprime in modo molto vario ed ecclettico la sua poetica, con opere astratte che riducono a pure forme geometriche la luce e la velocità, con fantasiose stilizzazioni di elementi naturalistici e con soluzioni decorative di grande impatto, nel tipico "stile 1925", per accostarsi in età matura con rinnovato interesse alla figurazione, il ritratto, il paesaggio, la vita quotidiana, con il recupero di certi temi della sua ispirazione originaria.
Alla fine degli anni '30 Balla, si dissocia dal Futurismo, spostandosi verso posizioni di realismo assoluto, unico mezzo per riscattare l'arte dalla sterile riduzione in forme ornamentali e decorative

Questo dipinto, "Numeri innamorati", del 1925, in pieno clima futurista, testimonia il contatto avvenuto tra l'artista e l'ambiente costruttivista russo, verificatosi in occasione della sua partecipazione, con Depero e Prampolini, all'Exposition des arts décoratifs di Parigi, nel 1925: particolarmente colpito dal padiglione russo allestito da Rodchenko e El Lissitsky e da quanto proposto da Le Corbusier con il padiglione de "L'Esprit Nouveau" (ricordiamoci che Le Corbusier aderisce al Cubismo ed influenza anche le arti visive con il suo messaggio razionalista), Balla si avvicina ad una interpretazione meccanicistica della realtà, della quale ricerca le intime leggi armoniche, nell'ottica di una stilizzazione razionale della rappresentazione.

In modo del tutto inedito ed originale, Balla ritrae dei numeri, che fanno parte della famosa serie di Fibonacci, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, 377..., dove ogni numero rappresenta la somma dei due che lo precedono, al tempo stesso rappresentando anche le simmetrie della natura, come, per esempio, la distribuzione delle ramificazioni, dei semi, delle foglie, dei petali del mondo vegetale.

E' evidente la ricerca di un linguaggio espressivo rigoroso, di ispirazione matematica, organizzato secondo un ordine superiore, secondo le regole di una perfezione al di là dell'apparenza, per conciliare l'interesse crescente per il realismo che caratterizzerà il successivo periodo, con una mai sopita esigenza interiore di assoluto.

Vale la pena di sottolineare una curiosità: sul piano strettamente matematico, il numero 4 non fa parte della serie di Fibonacci, quindi la sua presenza nel dipinto non sembrerebbe motivata. Non è ormai più possibile porre il quesito all'autore, nè mi risulta che egli abbia mai spiegato la ragione della sua inesattezza, anzi per la verità non risulta neppure che abbia dichiarato esplicitamente di voler raffigurare la serie di Fibonacci.
La presenza è forse dovuta ad ignoranza della vera serie di Fibonacci, o piuttosto disinteresse per la sequenza reale, forse Balla ha voluto fare solo una citazione, una sfida, dimostrando che anche raffigurando semplici numeri, anzichè paesaggi o figure, si può esprimere l'essenza della natura, anzi se ne può cogliere il vero significato meta-fisico, oltre le apparenze, rintracciabili nell'armonia matematica che governa l'universo.
Per fortuna, l'arte ha le sue licenze poetiche .......


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