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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: L'automobile, mito futurista.
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Gaetano Previati, "Il carro del sole"
di Vilma Torselli
pubblicato il 17/05/2007
Un pittore simbolista dalla tecnica divisionista, figura chiave del passaggio dalla Scapigliatura al Futurismo italiano.
Gaetano Previati (1852-1920) è un divisionista con connotazioni fortemente simboliste che utilizza il linguaggio divisionista (aderisce al movimento nel 1889) per esprimere, in chiave allegorica, personali istanze spirituali.
Convinto che per l'artista "la speranza di ritrovare nel mondo esterno il quadro già composto e che resista tanto che egli abbia la comodità di copiarlo" non si presenti mai, Previati rinuncia ad un'arte che sia contraffazione del vero per un'arte che, abbandonato il mondo fenomenico, sia espressione dello spirito vitale, dell'afflato interiore, attraverso opportuno utilizzo del colore e della luce, o meglio del colore luminoso, della forma intrisa di luce, della linea ondulata ed elegante, ad andamento serpentino, una delle caratteristiche principali del Liberty italiano, in antitesi con i rigidi canoni classici per un linguaggio espressivo libero, fantasioso, naturale e spontaneo.

Previati annette molta importanza alla ricerca tecnica, alle basi scientifiche del fenomeno ottico-visivo, ma soprattutto all'indagine sulle motivazioni psicologiche che dirigono il suo operare, producendo anche scritti teorici sulla possibilità che l'arte esprima la sensibilità interiore dell'artista e che la tecnica prescelta sia il mezzo per trasmetterla a chi osserva l'opera.

"Il carro del sole", (1907), olio su tela di 127x185 cm, oggi a Milano nella Camera di Commercio Industria e Artigianato, propone uno dei tanti soggetti a sfondo mitologico cari a Previati e recuperati dalla tradizione classica di ispirazione romantica, particolarmente adatti al sentire mistico sul quale si innesta il simbolismo della sua pittura, talvolta con sfumature retoriche, talvolta macchinosamente allegorica.
Il dipinto fa parte di un trittico comprendente anche "Il giorno" e "La notte" ed è una esemplare sintesi delle teorie divisioniste sul colore e sulla luce, un trionfo di gialli, rossi, arancio, stesi accostati con tratteggio sottile in grado di ottenere una delicata vibrazione luminosa, in pennellate allungate leggermente incurvate che differenziano nettamente la tecnica divisionista dal pointillisme dal quale la si fa comunemente derivare, definendo i caratteri di quello che sarà lo stile pittorico futurista.
La pennellata densa e filamentosa che increspa la superficie della tela con una fitta e minuziosa trama materica, cattura la luce, accendendo il colore, spesso accostato al suo complementare, alla maniera impressionista, nel rispetto delle leggi di Chevreul (1838) sull'interazione dei colori adiacenti, sviluppate anche da Helmhotz e da Rood, sulle quali i divisionisti elaborano l'uso di colori puri e complementari, divisi, appunto e non mescolati fra loro, in distinte pennellate che l'occhio dell'osservatore fonde in vibrazioni cromatiche luminose.
Come in altre opere di Previati, il dipinto ruota attorno al tema della lotta tra luce e tenebre, qui risolto nel trionfo del dio Sole, simbolo della vita e del bene, che avanza impetuosamente trainato da una quadriga galoppante in un turbine atmosferico avvolgente e confluente nella figura del giovane dio con le redini saldamente in pugno.
La figura, un audace controluce stagliato su uno sfondo infuocato, esaltata dal punto di vista abbassato, riassume il centro focale prospettico della composizione ed il più generale significato simbolico della possibilità umana di dominare le forze della natura, simbologia accentuata dal moto ascensionale dell'insieme che anticipa per certi versi alcune opere di Boccioni e che identifica in Gaetano Previati la figura chiave del passaggio dalla Scapigliatura al Futurismo italiano.

link:
Il Divisionismo italiano
Successioni simboliste


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