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Testi di Vilma Torselli su "Antithesi", giornale online di critica d'architettura.
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Sam Francis, "Untitled"
di Vilma Torselli
pubblicato il 14/05/2007
Richiami europei ed orientali nella pittura di un espressionista americano atipico vicino all'astrattismo lirico.
Sam Francis (1923-1994) si evidenzia nel panorama dell'Espressoinismo Astratto e dell'action painting americana con caratteristiche proprie, maturate attraverso le sue esperienze di vita che lo portano, all'inizio degli anni '50, in Europa, a Parigi, dove conosce Magritte e Giacometti, frequenta Riopelle, si iscrive all'accademia Fernand Léger, ed in seguito in oriente, in Giappone, dove si avvicina allo zen, mettendosi così in contatto con culture profondamente diverse da quella americana che lo inducono a rivedere la sua matrice espressionista in chiave cromatica e spaziale.
Dice di lui Peter Plagens, critico d'arte:"Francis is an anomaly: an American artist whose work and public acceptance were — at least in the beginning — as much Parisian as American......"

Allievo di Clifford Still, influenzato da Mark Rothko e Jackson Pollock, Francis recepisce dalla pittura francese i valori atmosferici dell'impressionismo e la raffinatezza della tecnica tachista, sviluppando un suo tipico modo di campire i colori, gialli luminosi, rossi ed arancioni squillanti, azzurri profondi assieme ad un particolare uso del dripping, lontano dal vigore vitale e dalla caotica veemenza degli action painters suoi contemporanei, in composizioni sostanzialmente armoniche ed organizzate da una interna tensione, ordinate e piacevoli.
Dalla lezione orientale Sam Francis deriva una concezione spaziale vagamente mistica, con grandi vuoti simili a spazi negativi ed aree bianche, talvolta di semplicità minimalista, serenamente contemplativa, equidistante dalle paure e dalle gioie della vita, che per lui fu particolarmente travagliata, in una visione del mondo non da perdente, ma certamente da sopravissuto a sè stesso: la sua opera è animata infatti da una profonda consapevolezza del dolore, ma anche dalla fiducia nella possibilità del suo superamento attraverso l'arte, certamente, ed attraverso un impegno etico nei confronti del mondo, degli altri, della vita, cosa che lui stesso realizzò impegnandosi in molte campagne sociali.
Ed è per questa via che le sue forme astratte, simbolo del dolore fisico, si allontanano dalla loro origine in un soffice galleggiamento entro uno spazio che ha valenza individuale e cosmica contemporaneamente.

Luke Elwes, in un suo articolo del 2001 redatto in occasione di una mostra di Francis, "Selected Paintings 1955-1990", scrive:"In his studio, as in his life, 'everything floats'. Sam Francis' world seemed to be always on the move.": le sue forme aeree, che negli ultimi lavori verranno confinate ai bordi di tele di grande formato da un lento movimento centrifugo che lascia prevalere un vuoto centrale attuando uno "svuotamento" verso l'esterno, sono il suo modo poetico di esprimere la fugacità dei pensieri e delle sensazioni.

Sono tutte caratteristiche ben identificabili in questo "Untitled" del 1979, acrilico su tela di 150" x 239" inches, dove l'apparente spontaneità degli spruzzi caotici nasconde una progettazione rigorosa che nulla toglie alla libertà, alla leggerezza ed all'instabilità delle forme colorate che si librano sulla tela, con un gocciolamento misurato e tenue, in sporadiche trasparenze piene di luce memori delle velature cromatiche di Rothko.
Non si può dire che nell'opera di Francis sia del tutto estranea una certa convenzionalità ed una ricerca decorativistica discreta che raggiunge una raffinata eleganza formale, tuttavia è sempre riconoscibile l'aspirazione ad una realtà interiore sublimata che trova in un astrattismo venato di lirismo il suo linguaggio più consono per celebrare la vita e l'indomita voglia di fare, al di là del dolore, della malattia e, forse, della morte.

* articolo aggiornato il 25/11/2014


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