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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: happening o arte comportamentale
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Parigi, Centre Pompidou, Henri Matisse nella retrospettiva più grande mai realizzata dagli anni '70. Fino al 31/8/2020.

In Arte Libertas
di Vilma Torselli
pubblicato il 22/03/2007
Movimento italiano secessionista a tendenza simbolista teso alla riaffermazione della pittura dal vero, con tematiche che ruotano attorno al paesaggio.

L'Associazione “In Arte Libertas” viene fondata nel 1886 da (Giovanni) Nino Costa (1826-1903) , pittore romano con straordinarie doti di organizzatore e animatore, che passò dall'Accademia di Belle Arti alla lotta garibaldina e che finì per stabilirsi a Firenze, dove ebbe rapporti con i Macchiaioli: con lui collaborano alla fondazione del movimento altri artisti quali Adolfo de Carolis, che illustrerà varie opere di D'Annunzio, Alessandro Morani, Onorato Carlandi, oltre ad alcuni artisti stranieri.

Il movimento, che ha connotazioni secessioniste di stampo antiaccademico in polemica con l'arte ufficiale, sensibile ai valori anche sociali dell’attività artistica, anticipando in questi atteggiamenti le avanguardie del '900, promuove una pittura sostanzialmente verista: contro la pittura da cavalletto e da studio, “In Arte Libertas” ristabilisce l'importanza della pittura dal vero, a contatto diretto con il soggetto da rappresentare.
Ed il soggetto si identifica quasi sempre nella natura ed in tematiche che ruotano attorno al paesaggio, caricato di significati simbolici nella linea di quella ricerca del metafisico che caratterizza una contemporanea corrente francese facente capo soprattutto a Gauguin e all'Ecole de Pont d'Aven (negli ultimi anni di attività Costa giunse ad un marcato simbolismo di tipo preraffaellita).

Gli artisti di “In Arte Libertas” si riuniscono a Roma al Caffè Greco, ritrovo storico di intellettuali modernisti, ambiente ricco di fermenti culturali frequentato anche da Gabriele D'Annunzio: proprio tra quegli artisti, e proprio per la loro tendenza simbolista, il vate cerca chi possa realizzare le illustrazioni dell'editio picta di "Isaotta Guttadauro", che verrà pubblicata nel 1887 grazie soprattutto al contributo di Alessandro Morani in collaborazione con sette altri artisti fra i quali Carlandi e Sartorio, ma l'iniziativa editoriale non otterrà grande successo di pubblico, nonostante la novità della formula grafica.

Grazie all'intraprendenza di Costa, “In Arte Libertas” organizza eposizioni di respiro internazionale (di notevole importanza quella tenutasi a Londra nel 1888) permettendo ad un vasto pubblico di ammirare per la prima volta opere di artisti quali Corot, Jones, il preraffaellita Rossetti, Böcklin, il più romantico dei simbolisti.

Tuttavia, ai primi del '900, nel 1904, il sodalizio si scioglie e molti pittori del gruppo confluiscono in una società denominata "XXV della Campagna Romana", sempre derivata dagli insegnamenti di Costa, i cui aderenti, tutti designati con soprannomi del mondo animale (il pechinese, il gallinaccio ecc.) ogni domenica mattina partono dalla zona della stazione Termini di Roma e si recano in qualche punto dell'agro romano per dipingere il paesaggio, non disdegnando di unire all'attività pittorica buone mangiate nelle locali osterie.

Pur circondandosi di una fama simpaticamente folcloristica, questo gruppo di validi artisti, di cui i maggiori esponenti furono Enrico Coleman, Onorato Carlandi, Giulio Aristide Sartorio, Giuseppe Raggio, Filiberto Petiti, Duilio Cambellotti, ha dato vita ad una vasta e pregevole produzione di genere paesaggistico, determinante per la nascita e l'affermazione del paesaggio nella pittura moderna.


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