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Testi di Vilma Torselli su "Antithesi", giornale online di critica d'architettura.
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Parigi, all’Espace Lafayette-Drouot "The World of Bansky”, su 1200 mq. esposte un centinaio di opere del più famoso street artist del mondo. Fino al 31 dicembre 2021.

La Scapigliatura
di Vilma Torselli
pubblicato il 22/03/2007
Un movimento lombardo di artisti animati da spirito di rivolta contro la morale clericale e borghese, contro la retorica patriottica, contro il perbenismo ipocrita e conformista.
Il termine Scapigliatura viene desunto dal titolo di un romanzo di Cletto Arrighi, pseudonimo anagrammatico di Carlo Righetti, "La scapigliatura e il 6 febbraio" scritto nel 1862 (per la precisione lo stesso Arrighi aveva già usato questo termine due anni prima sulla rivista "Il Pungolo") e definisce un movimento lombardo e più specificamente milanese (molti artisti si insedieranno nella zona centrale di Corso Monforte, Via Vivaio, Via Conservatorio), sviluppatosi nel ventennio 1860/80.
Esiste anche una Scapigliatura piemontese, soprattutto per ciò che riguarda la letteratura, di cui i più noti rappresentanti sono gli scrittori Giovanni Faldella e Roberto Sacchetti.

Sono anni di crisi, pieni di contraddizioni, in cui gli ideali risorgimentali e indipendentisti ai quali gli intellettuali italiani hanno aderito con entusiasmo si rivelano deludenti ed inadeguati per risolvere problemi endemici quali la miseria e l'analfabetismo, nello sbandamento generale anche in campo artistico e letterario prevale un clima di rassegnata stagnazione entro modelli accademici ormai frusti, ultimi resti di un romanticismo decadente e privo di slancio vitale.
La rivolta degli intellettuali contro una società borghese immobilista aggrappata ai propri privilegi economico-sociali ed alle proprie fasulle certezze non si fa aspettare: Arrigo Boito, che con Emilio Praga sarà uno dei maggiori rappresentanti della Scapigliatura in campo letterario, a Parigi nel 1861 intraprende rapporti con l'ambiente artistico cittadino, con Baudelaire, il trasgressivo autore di "Les Fleurs du Mal", Flaubert, Zola, importando in Italia il loro costume di vita bohémien, contro la morale clericale e borghese, contro la retorica patriottica, contro il perbenismo ipocrita e conformista.
Lo spirito di rivolta alla base della contestazione si identifica in uno stile di vita sregolato, tra alcol e droga, ribaltando il diffuso cliché dell'intellettuale impegnato, chiuso nella torre d'avorio della sua cultura: anarcoidi, trasgressivi anche nell'aspetto esteriore, trasandati e ribelli, gli artisti della Scapigliatura contestano gli insegnamenti ex-catedra, così come li propone la milanese Accademia di Brera, rifiutano i temi classici, il realismo della rappresentazione, l'arte di una borghesia piena di regole e di ordine nella quale non si riconoscono.
Ultimi, veri romantici, gli scapigliati vogliono esprimere le passioni e le pulsioni irrazionali dell'anima, dove, libera da regole imposte e restrittive, risiede la vera identità di ogni uomo.

Fanno la loro comparsa nuovi soggetti e nuovi temi, il ritratto e l'autoritratto, che meglio si prestano ad una pittura intimista e introspettiva, il paesaggio, anch'esso caricato di significati psicologici, pretesto per esprimere personali inquietudini: il linguaggio espressivo si fa più sciolto e libero, allontanandosi dalla purezza segnica e dalla levigata stesura cromatica di stampo accademico per assumere le incertezze ed i contrastati guizzi luministici che meglio possano esprimere le vibrazioni dell'animo, le insicurezze interiori, l'instabilità dei sentimenti.
Come il mondo in crisi che li circonda, la pittura degli scapigliati è incerta, provvisoria e frammentata nei mille rivoli di una realtà fragile, drammaticamente prossima al punto di rottura.
Come accadrà per i Macchiaioli e soprattutto per gli impressionisti francesi, feroci sono le reazioni della critica ufficiale in occasione dell’Esposizione Nazionale di Brera nel 1872, in cui espongono i due scapigliati Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni.
Entrambi gli artisti sono notevolmente influenzati dalla personalità di Carnovali Giovanni detto il Piccio, artista istintivo e ribelle, autodidatta geniale che inventa una sua versione luministica fatta di sfumature nebbiose di sapore preimpressionista, che faranno dire al critico Valsecchi : "Il suo colore non è materia, è luce, che si diffonde e fa crepitare il quadro...è un pulviscolo luminoso sospeso nell'atmosfera.....".
Mentre Cremona predilige la figura umana, resa sommariamente con pennellate sporche dalla tipica consistenza filamentosa (tratto che verrà ripreso dal Futurismo) talvolta con esagerazioni virtuosistiche, Ranzoni si orienta verso una pittura tonale sommessa ed intimista, spiccatamente spirituale, a denunciare il suo carattere ombroso e fragile (una fragilità che gli causerà anche un ricovero in manicomio).

Anche la scultura della Scapigliatura rigetta le soluzioni compostamente formali della passata tradizione ed opera un disfacimento della forma, che perde il nitore dei contorni per accogliere su superfici morbidamente increspate inediti giochi di luce, in un progressivo processo dissolutivo che raggiungerà il suo culmine nelle opere di Medardo Rosso.
Storicamente la Scapigliatura si pone come significativo prodromo dei movimenti avanguardisti del '900, di cui anticipa la forte carica contestatrice, l'utilizzo innovativo dei mezzi espressivi, l'introduzione di nuove tematiche, l'attenzione all'aspetto psicologico dell'opera d'arte, costituendo per l'Italia un importante precedente sia al movimento divisionista che alla poetica del Futurismo.

DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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