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Pier Luigi Nervi
di Vilma Torselli
pubblicato il 1/06/2007
Il rappresentante per eccellenza della "architettura strutturale", basata sulla ricerca di forme pure che abbiano nelle loro stesse caratteristiche statiche e strutturali il loro principio estetico.

Pier Luigi Nervi (1891-1979) è, per sua stessa definizione, il rappresentante per eccellenza della "architettura strutturale", che sta ad indicare l'attività di una figura professionale di sintesi tra l'architetto progettista e l'ingegnere calcolatore, già in passato unificati in un unico personaggio (si pensi a Leon Battista Alberti, a Michelangelo, a Brunelleschi e tanti altri), in seguito necessariamente sdoppiatosi per l'avvento di tecniche assolutamente specifiche (come quella del calcestruzzo armato o della costruzione in ferro), che richiedono conoscenze specialistiche.

L'architettura di Pier Luigi Nervi si basa sulla ricerca di forme pure, che abbiano nelle loro stesse caratteristiche statiche e strutturali il loro principio estetico, addivenendo così, inevitabilmente, ad una estetica delle strutture resa ancora più esasperata dalla possibilità di ricreare artificialmente una roccia, quella da cui deriva il cemento, nella forma che si desidera tramite l'uso delle casseforme e la tipica finitura faccia a vista: ne derivano costruzioni imponenti, sviluppate secondo i diagrammi di calcolo, monumentalistiche, con vago tono celebrativo in parte dovuto anche alle loro particolari destinazioni d'uso, che richiedono grandi dimensioni.
Infatti Nervi si dedica prevalentemente alla progettazione di grandi opere, ponti, teatri, stadi, hangar, stilisticamente conciliando la lezione razionalista con la rivisitazione del passato classico della nostra cultura.

Spesso progettista, calcolatore ed esecutore delle sue opere, Nervi ha lavorato anche a fianco di famosi architetti, con Gio' Ponti per il "Palazzo del Lavoro" in occasione dell'evento "Italia '61" e per la costruzione del grattacielo Pirelli, Marcel Breuer per il palazzo dell'Unesco a Parigi, Piacentini per lo studio urbanistico preparatorio al Palazzo dello Sport di Roma, restando sempre fedele a se stesso nella concezione che (citando le sue stesse parole a prefazione di un suo volume) "i materiali, la statica, la tecnologia costruttiva, il buon rendimento economico, le esigenze funzionali siano i vocaboli per comporre la Poesia (l'architettura) e la corretta Prosa (buona edilizia), tenendo conto delle opportune regole di grammatica e di sintassi (la tecnica)."

Si tratta di un concetto inevitabilmente datato, che risente di un certo atteggiamento di positivismo tecnicistico tipico del periodo del boom economico degli anni '50-'60: accantonando il binomio forma-funzione, sul quale si sono arrovellate intere generazioni di architetti del '900, Pier Luigi Nervi fornisce la sua nuova, personale ricetta per una forma-struttura che trova sempre e comunque una sua giustificazione.

E', quello di Nervi, un atteggiamento troppo personale e troppo legato alla fortuna temporanea di un certo modo di strutturare per fare tendenza, per diventare il manifesto di una corrente culturale o di un movimento di pensiero, tant'è che egli resta il seguace più insigne delle sue stesse teorie.

Tuttavia, ciò che non si può non riconoscergli è lo sforzo compiuto per risolvere ed in un certo senso connotare in espressione architettonica, più o meno discutibile, i non-luoghi che sono stati spesso i temi delle sue progettazioni: spazi dell'anonimato (infrastrutture, autostrade, stadi, stazioni, aeroporti, supermercati, parcheggi ecc.), il contrario di una dimora, di una residenza, frequentati da individui simili ma soli, oggi una realtà sempre più importante in una società della "surmodernité" della quale Marc Augé, studioso delle società complesse, compie un'interessante analisi in un suo recente saggio.

A causa dell'accelerazione del progresso tecnologico, viviamo nell'epoca dei mutamenti di scala, del sovraccarico di avvenimenti, dell'eccesso di spazio, dove la surmodernité diventa "produttrice di non-luoghi antropologici": è facile pensare che proprio i non-luoghi possano essere uno dei temi più stimolanti che gli architetti del terzo millennio dovranno consapevolmente affrontare, come, nei termini del suo momento storico, ha fatto Pier Luigi Nervi.

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La fine dei luoghi
Architettura e consenso


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