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Alik Cavaliere, "Tronco con frutta"
di Vilma Torselli
pubblicato il 8/05/2007
Un "narratore di storie e racconti" che lavora sulla memoria, creando percorsi labirintici in cui incontrarsi e perdersi nel groviglio della materia.
"La memoria e la mente diventano il giardino da visitare, per un percorso senza punti d’arrivo e itinerari sicuri, senza una meta individuabile, un affascinante viaggio senza soste, unico riferimento la coscienza del vagare, dell’accumolo, del continuo trovare qualcosa, forse per ritrovare, attraverso le immagini generate, sé stessi". (Alik Cavaliere , "Taccuini")

Alik Cavaliere (1926-1998) è uno scultore che, formatosi all’Accademia di Brera, con Giacomo Manzù, Achille Funi, Marino Marini, non ha mai dimenticato l'importanza dell'artigianato e la centralità del ruolo della "tecnica", la techné degli antichi greci, per i quali "technités " era chi riuniva in sè il tecnico e l'artista, svolgendo un'azione universalmente riconosciuta rispondente a "principi e regole razionalmente posseduti, dimostrabili e discutibili ", per citare una definizione di Gianni Vattimo.
Nell'opera di Cavaliere questi principi si uniscono ad una vena creativa libera e continuamente rinnovata nella quale capacità esecutiva, raffinata manualità, costante ricerca sui materiali e sulle tecniche, si legano a profonde speculazioni filosofiche, storiche, sociali.

La curiosità e l'amore per la materia lo spingono alla continua sperimentazione, all'utilizzo del legno, del ferro, del cristallo, alla realizzazioni di fusioni in bronzo con l’antica tecnica della cera persa, proponendo preferibilmente le forme della natura (come in questo "Tronco con frutta" del 1965, un bronzo di 61,5 x 35 x 39,5 cm, della Galleria Niccoli) o della figura umana, in stilizzate composizioni miste e sculture filiformi strutturalmente concepite come un racconto materico, come un percorso labirintico "senza punti d’arrivo e itinerari sicuri", nella deriva della mente, alla ricerca di sè.
Egli stesso infatti dice:"Ho sempre usato i materiali come un regista, come un trovarobe teatrale, come un narratore di storie e racconti; lavorando sulla memoria, cercando di creare dei percorsi, dei labirinti dove potermi incontrare con l'eventuale visitatore/spettatore per poi perderci entrambi all'interno dell'opera stessa, oltre che psicologicamente anche fisicamente, nella pluralità delle angolazioni o nei grovigli della materia o delle indicazioni suggerite".

Partendo da un esordio prevalentemente espressionista (la sua prima esposizione è del '45), con accenti talvolta lirici legati ad una visione fantastica della natura e dell'uomo, Alik Cavaliere instaura poi un articolato rapporto tra il reale ed il surreale, con venature ironiche o addirittura beffarde, ad esprimere una sua visione del mondo drammatica, ma non disperata, nella quale confluiscono con largo anticipo tendenze iperrealiste e concettuali.

Ciò è rilevabile soprattutto (negli anni 70/80) nella produzione di composizioni con grandi figure umane (talvolta calchi dal vero) intrappolate in "labirinti esistenziali", ambienti circoscritti da intricati graticci o blocchi trasparenti, con una progressiva prevalenza dell'ambiente sulla figura che finisce per estendere la tematica dell'opera alla natura tutta, all'habitat umano, a circoscritte realtà urbane ed all'azione dell'uomo su di esse: una ricerca aperta, stimolante, in progress, lontana dall'accademia, anche se Cavaliere per molti anni insegnò proprio all'Accedemia di Brera, dalla cattedra di scultura, a generazioni di giovani artisti con lo stesso coinvolgimento e la stessa consapevolezza del compito innanzi tutto umano che ha animato la sua opera di scultore oltre che di insegnante.

Egli dice : "Alla scuola sono tornato............. avendo in mente di non diventare noioso più degli altri principali insegnanti. Non so quel che ho insegnato, ma sono sicuro di quel che ho imparato; soprattutto, sono stato coinvolto nei complessi problemi della scuola, con turbamento per me e per gli altri": è l'atteggaimento di un uomo al quale prima di tutto interessa l'uomo e non smette di interrogarsi sul suo ruolo nella società moderna, sui rapporti con gli altri, con l'arte, con la vita.


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