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Albert Marquet,"Port de Hambourg"
di Vilma Torselli
pubblicato il 5/05/2007
Un fauve anomalo, dal cromatismo elegante in inusuali gamme di grigi, dalle pacate vedute atmosferiche, dalla misurata introspezione.
Albert Marquet (1875 - 1947) è generalmente classificato come fauve, anche per la sua attiva partecipazione alle iniziative del gruppo storico, esponendo nel 1901 al Salon des Indépendants e nel 1904 e 1905 al Salon d'Automne con Matisse, de Vlaminck, Derain, Friesz, Rouault, Manguìn, Valtat, tuttavia i suoi rapporti con i maggiori rappresentanti, come Matisse, rivestono il significato di un'amicizia eminentemente umana, più che di un rapporto professionale o artistico.

Marquet è infatti un fauve anomalo ed in un certo senso solitario, perchè, se come i fauves usa una tavolozza decisa in cui il colore, in chiave emozionale, ha indiscussa preminenza, contemporaneamente sceglie gamme cromatiche di insolita cupezza, come nel quadro presentato, ricercando effetti flou ed inedite sfumature tonali.
A parte alcuni nudi prodotti in un breve periodo della sua carriera, Marquet adotta come tema ricorrente il paesaggio, sopratutto dove è presente l'acqua, quello fluviale o quello marino della sua infanzia, nei dintorni della natia Bordeaux, rappresentato con colori vibranti e con sottili modulazioni del segno che rendono con delicata suggestione il rollio delle barche ed il ritmico movimento dell'onda quieta nel porto.

Non dimentico dell'esperienza impressionista, di cui troviamo traccia nella sua personale ricerca cromatica, nè degli studi condotti sotto la guida di Gustav Moreau, non indifferente alla poetica dei Nabis per una certa importanza conservata al segno, parallelamente al colore, nella definizione della forma, Marquet, grande viaggiatore, rincorre nel freddo nord Europa come nelle assolate pianure algerine gli effetti luminosi, i bagliori, i riflessi e le trasparenze dell'acqua e dei cieli, l'impalpabilità delle nebbie, il mistero della natura.

Questo "Port de Hambourg", olio su tela del 1910, di 65x79 cm, è una delle tante vedute marine, giocata su una gamma inusuale di neri e marroni in uno specchio d'acqua biancastro, un luogo di lavoro lontano dalla gioiosa solarità mediterranea di tante altre marine di Marquet, impressione accentuata dallo spazio deserto del molo, di un bianco freddo, con rari passanti.
La parte superiore del dipinto, dove il tema pare spostarsi dall'acqua al cielo e alla luce, è alleggerita dal progressivo schiarirsi del colore in senso ascensionale, a suggerire un moto verso l'alto sottolineato dalle scie bianche dei fumi.

Nell'insieme, il quadro è particolarmente significativo delle differenze che separano Albert Marquet dall'area fauve, un cromatismo meno stridente e più elegante di quello dei suoi colleghi, l'uso del tutto personale di una pacata gamma di grigi, le vedute atmosferiche sottilmente evocative, gli inusuali punti di vista, a costruire un discorso sommesso di misurata introspezione.

* articolo aggiornato il 22/03/2013


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