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Così Escher commenta il suo lavoro, "Belvedere",
1958 - litografia cm 46,1x29,5:"In basso sulla sinistra
giace un pezzo di carta su cui sono disegnati gli spigoli
di un cubo. Due piccoli cerchi marcano le posizioni ove gli
spigoli si intersecano. Quale spigolo è verso di noi
e quale è sullo sfondo? E' un mondo tridimensionale
allo stesso tempo vicino e lontano, è una cosa impossibile
e quindi non può essere illustrato.Tuttavia è
del tutto possibile disegnare un oggetto che ci mostra una
diversa realtà quando lo guardiamo dal di sopra o dal
di sotto".
L'opera ("Belvedere", 1958 - litografia cm 46,1x29,5)
non è soltanto il disegno possibile a due dimensioni
di una costruzione impossibile nello spazio tridimensionale,
è anche una intrigante illusione visiva con evidenti
contenuti di tipo psicologico (Escher era anche interessato
e preparato nello studio della psicologia della Gestalt ).
Nella parte inferiore è raffigurato un ragazzo, l'osservatore
che compare in quasi tutte le raffigurazioni di Escher, testimone
dell'evento di cui fa parte, cui è negato di poter
svelare l'enigma che lo coinvolge, e che osserva perplesso
ciò che tiene in mano, un cubo impossibile, senza riuscire
a decifrarne ciò che non va, che non gli appare comprensibile:
si tratta del cubo di Necker, una delle più famose
illusioni ottiche della letteratura psicologica, in cui gli
angoli o la faccia grigia scattano avanti e indietro con inversione
della prospettiva e la faccia posteriore può alterantivamente
diventare quella anteriore o viceversa.
Altri celebri disegni impossibili che Escher introdusse nelle
sue rappresentazioni sono il triangolo impossibile, incredibile
rompicapo geometrico creato nel 1916 da Marcel Duchamp, per
fare uno scherzo a un amico, poi riscoperto nel 1954 dal fisico
inglese Roger Penrose, e la scala impossibile, sempre di Penrose,
una scala che non porta da alcuna parte dato che il suo ultimo
scalino si trasforma nel primo.
L'intero "Belvedere" è progettato sulla stessa
struttura, l'ambigua geometria del cubo di Necker: anche qui,
come nel cubo reversibile, gli angoli scattano avanti e indietro
sfruttando questo principio in tre diverse forme: nell' impianto
architettonico generale dell'edificio, nel modello tenuto
in mano dal ragazzo che siede sulla panca e nel disegno sul
foglio di carta che giace per terra vicino a lui.
In virtù dell'inversione della prospettiva, che fa
scattare avanti e indietro lo spigolo centrale dell'edificio
rappresentato, la scala con cui si può raggiungere
il secondo piano è nello stesso tempo sia all'interno
che all'esterno, è, cioè, una scala impossibile,
mentre la scala a pioli innalzata al centro, pur essendo correttamente
disegnata dal punto di vista prospettico e in maniera piuttosto
realistica e credibile, risulta essere al tempo stesso indefinita
perchè interna o esterna all'edificio a seconda dell'interpretazione
dell'osservatore.
Ci sono, in questa rappresentazione, tutte le caratteristiche
della struttura compositiva di Escher: l'ambiguità
e l'enigmaticità che derivano da uno studio meticoloso
e minuzioso, supportato da decine di disegni preparatori e
di modelli plastici, la staticità dell'immagine, che
coinvolge sia l'ambiente che i personaggi, protagonisti immobili
di un mondo perfetto fin nei minimi dettagli, di estraniante
fissità, senza vita e senza tempo.
Sono state tentate delle trasposizioni tridimensionali di
questa notissima opera di Escher, anche sulla base di modelli
cristallografici, ma l'obbligatorio intrecciarsi delle colonne
nel modello di Carolina McGillavry o il loro disgiungersi
fisico, dalla parte che illusoriamente sorreggono, in quello
di Shigeo Fukuda, artista giapponese egli stesso realizzatore
di illusioni artistiche (bi e tridimensionali). di oggetti
impossibili, sculture ambigue, proiezioni distorte, rendono
evidente l'impossibilità di una realizzazione spaziale
tridimensionale di tali modelli.
Il mistero di Escher resta inviolato.
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