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Maurits Cornelis Escher, "Belvedere"
di Vilma Torselli
pubblicato il 15/04/2007
Il cubo di Necker al centro di una delle costruzioni impossibili più celebri.

Così Escher (1898-1972) commenta il suo lavoro, "Belvedere", 1958 - litografia cm 46,1x29,5:"In basso sulla sinistra giace un pezzo di carta su cui sono disegnati gli spigoli di un cubo. Due piccoli cerchi marcano le posizioni ove gli spigoli si intersecano. Quale spigolo è verso di noi e quale è sullo sfondo? E' un mondo tridimensionale allo stesso tempo vicino e lontano, è una cosa impossibile e quindi non può essere illustrato.Tuttavia è del tutto possibile disegnare un oggetto che ci mostra una diversa realtà quando lo guardiamo dal di sopra o dal di sotto".

L'opera ("Belvedere", 1958 - litografia cm 46,1x29,5) non è soltanto il disegno possibile a due dimensioni di una costruzione impossibile nello spazio tridimensionale, è anche una intrigante illusione visiva con evidenti contenuti di tipo psicologico (Escher era anche interessato e preparato nello studio della psicologia della Gestalt ).

Nella parte inferiore è raffigurato un ragazzo, l'osservatore che compare in quasi tutte le raffigurazioni di Escher, testimone dell'evento di cui fa parte, cui è negato di poter svelare l'enigma che lo coinvolge e che osserva perplesso ciò che tiene in mano, un cubo impossibile, senza riuscire a decifrarne ciò che non va, che non gli appare comprensibile: si tratta del cubo di Necker, una delle più famose illusioni ottiche della letteratura psicologica, in cui due facce opposte del solido geometrico scattano avanti e indietro con inversione della prospettiva e la faccia posteriore può diventare quella anteriore, mentre quella superiore può essere percepita come inferiore.
Altri celebri disegni impossibili che Escher introdusse nelle sue rappresentazioni sono il triangolo impossibile, incredibile rompicapo geometrico creato nel 1916 da Marcel Duchamp per fare uno scherzo a un amico, poi riscoperto nel 1954 dal fisico inglese Roger Penrose, e la scala impossibile, sempre di Penrose, una scala che non porta da alcuna parte dato che il suo ultimo scalino si trasforma nel primo.


L'intero "Belvedere" è progettato sulla stessa struttura, l'ambigua geometria del cubo di Necker: anche qui, come nel cubo reversibile, gli angoli scattano avanti e indietro sfruttando questo principio in tre diverse forme, nell' impianto architettonico generale dell'edificio, nel modello tenuto in mano dal ragazzo che siede sulla panca e nel disegno sul foglio di carta che giace per terra vicino a lui.
In virtù dell'inversione della prospettiva, che fa scattare avanti e indietro lo spigolo centrale dell'edificio rappresentato, la scala con cui si può raggiungere il secondo piano è nello stesso tempo sia all'interno che all'esterno, è, cioè, una scala impossibile, mentre la scala a pioli innalzata al centro, pur essendo correttamente disegnata dal punto di vista prospettico e in maniera piuttosto realistica e credibile, risulta essere al tempo stesso indefinita perchè interna o esterna all'edificio a seconda dell'interpretazione dell'osservatore.
Ci sono, in questa rappresentazione, tutte le caratteristiche della struttura compositiva di Escher: l'ambiguità e l'enigmaticità che derivano da uno studio meticoloso e minuzioso, supportato da decine di disegni preparatori e di modelli plastici, la staticità dell'immagine, che coinvolge sia l'ambiente che i personaggi, protagonisti immobili di un mondo perfetto fin nei minimi dettagli, di estraniante fissità, senza vita e senza tempo.

Sono state tentate delle trasposizioni tridimensionali di questa notissima opera di Escher, anche sulla base di modelli cristallografici, ma l'obbligatorio intrecciarsi delle colonne nel modello di Carolina McGillavry o il loro disgiungersi fisico, dalla parte che illusoriamente sorreggono, in quello di Shigeo Fukuda, artista giapponese egli stesso realizzatore di illusioni artistiche (bi e tridimensionali), di oggetti impossibili, sculture ambigue, proiezioni distorte, rendono evidente l'impossibilità di una realizzazione spaziale tridimensionale di tali modelli.

Il mistero di Escher resta inviolato.

link:
Illusioni ottiche e paradossi visivi
Maurits Cornelis Escher ed i suoi mondi impossibili



DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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