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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: L'automobile, mito futurista.
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Agra
di Vilma Torselli
pubblicato il 5/04/2007
Movimento Agravitazionale, in mancanza di forza di gravità, corrispondente alla condizione dell'uomo che esplora lo spazio sottraendosi alla forza gravitazionale e scoprendo insospettate condizioni di libertà assoluta.
Il movimento Agra o Movimento Agravitazionale, che oggi raggruppa 36 artisti europei, deriva il suo nome dal termine "agravitazionalità", mancanza di forza di gravità, corrispondente alla condizione dell'uomo che esplora lo spazio sottraendosi alla forza gravitazionale e scoprendo insospettate condizioni di libertà assoluta.
Anima del movimento è, nel 1962, Sante Monachesi (1910 - 1991), artista maceratese di provenienza futurista, aeropittore e aeroscultore che converge poi verso un linguaggio espressionista ed in seguito neo-cubista, contaminando le sue radici italiane attraverso il contatto con l'ambiente parigino: nasce così il primo Manifesto dell'Arte Agravitazionale (1965), firmato da Spinozzi, Bormann, Vergata, Bernardi, Avila Pinto, Mascia, Donatucci, D'Agostino, Fiorillo, Aprile Ronda, De Santis, Galeano, documento che avrà tre stesure, sulla scia dell'entusiasmo per i primi voli spaziali, nei quali pare rinverdire lo spirito d'avventura del Futurismo con le sue aspirazioni al movimento, alla conquista del cielo, all'audacia del volo.

"le nostre opere fondano il vuoto e popolano gli spazi cosmici dell'universo in espansione" recita il Manifesto di Agra: in un clima di libertà mai provata prima, nel quale l'utopia acquisisce nuova credibilità, grazie alle scoperte della chimica e della fisica, grazie al dominio sulla materia ed alle nuove fonti di energia, l'artista è in grado di produrre un'arte anch'essa libera, in grado di viaggiare "su onde elettromagnetiche", identificandosi nel puro pensiero, smaterializzata nel vuoto, sottratta ad ogni costrizione sia fisica, in tal senso è definibile agravitazionale, sia intellettualistica e dogmatica: "l'arte ha attraversato la tela e il marmo, il metallo ed il legno, la terra e l'acqua, l'aria e il fuoco, il corpo e la parola per arrivare ad una pura immagine: il vuoto", nel superamento della materialità dell'opera, nel vuoto agravitazionale, si attua l'identificazione tra opera e pensiero artistico, tra arte e scienza, tra nuove dimensioni spaziali e nuove modalità percettive.

"Gli spazi cosmici dell'universo in espansione" affascinano da sempre l'essere umano e nel periodo pionieristico delle prime missioni spaziali l'immaginario degli artisti si è orientato verso questa tematica nuova e tutta da inventare, con il supporto di studi ed invenzioni scientifiche che la rendevano sempre più possibile e sempre più adatta ad esprimere lo spirito dei tempi.
Nel periodo delle grandi scoperte tecnologiche, delle prime navigazioni interplanetarie, della conquista dell’etere, degli astri, della luna, nell'epoca dello Sputnik, di Explorer 1, della missione Apollo, non a caso si consolida soprattutto in America, siamo negli anni '50/'60, una corrente ed una teoria della Space Art per un'arte che interpreta lo spazio in chiave fantascientifica, mentre i prodromi europei in questa direzione sono rintracciabili, negli anni '50, nello Spazialismo, per la ricerca sullo spazio in quanto non semplice ambientazione dell'opera, ma sua parte integrante, e nella Pittura Nucleare, che aspira ad integrare l'arte allo spazio cosmico impregnato di energia.

Attraverso l'uso di tecniche innovative, quali ad esempio le vernici luminescenti, Agra sperimenta le possibilità della luce come fonte di energia e come mezzo per liberare la materia in una dimensione spazio-temporale più ampia e completa, dotandola di una doppia vita, alla luce ed al buio, diurna e notturna, ciclica e dinamica, in una forma libera dalle costrizioni delle leggi fisiche, conquistando lo spazio e la libertà, sconfiggendo la forza di gravità.


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