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Space Art
di Vilma Torselli
pubblicato il 4/04/2007
Una pittura vagamente surreale permeata di luce, in cui forme fantastiche popolano rarefatti spazi siderali, con uno stile ed un contenuto che si evolvono con la tecnologia ed i progressi della scienza spaziale.
"Throughout all of human exploration, art has always been our first vehicle". (B.E.Johnson, 1970)

Dall'alba dei tempi gli esseri umani hanno guardato il cielo sopra le loro teste con curiosità, stupore, timore, chiedendosi che cosa avrebbero potuto trovare in quell'universo sconosciuto, e non appare strano che da sempre abbiano aspirato a rappresentare in immagini fantastiche queste loro congetture.
Già dai primi del '900 esisteva una forma di arte spaziale ad indirizzo prettamente fantascientifico, rappresentante scene di pianeti e stelle, di mondi possibili, di astronavi fantastiche ed improbabili stazioni orbitali, prodotti puramente fantastici o rappresentazioni più o meno accettabili di progetti spaziali concreti.
I nomi più noti degli artisti di questa corrente sono quelli dell'Abate Theophile Moreaux (1867-1954), astronomo, e di Lucien Rudaux (1874-1947), illustratore ed astronomo, personaggi che rappresentano il parallelo di ciò che in narrativa è il contemporaneo Jules Verne (1828 - 1905), un po' romanziere ed un po' scrittore di fantascienza, autore fra l'altro di "Dalla terra alla luna" (1863), "Viaggio al centro della terra" (1864), "Ventimila leghe sotto i mari"(1870), racconti di viaggi impossibili, percorsi non geografici ma cognitivi, metafora della ricerca interiore di uno scrittore visionario.

La Space Art moderna nasce negli anni ’50, affermandosi definitivamente nel decennio '50/'60 soprattutto grazie alla passione ed all’intuizione di un originale personaggio, Chesley Bonestell, americano di San Francisco, appassionato di astronomia, di disegno e di fantascienza, che nell’intenzione di unificare i suoi interessi in un’attività che si sarebbe rivelata anche molto produttiva, si dedicò all’illustrazione scientifica nel settore delle imprese spaziali.

Era il periodo delle grandi scoperte tecnologiche, delle prime navigazioni spaziali, della conquista dell’etere, gli astri, la luna, Saturno, il sole, mercurio, lo Sputnik , Explorer 1 ….. sono questi i temi degli artisti spaziali, che, soprattutto negli USA, costituiscono dopo Bonestell un nutrito drappello di "artists- pionieers", pittori, illustratori, designer e che nell’ ’81 danno ufficialmente vita alla International Association of Astronomical Artists (IAAA) .
Il fenomeno è soprattutto americano, esteso anche all’Australia, ma ben presto coinvolge l’Europa, soprattutto Inghilterra e Germania, poi anche Francia ed Italia, dove è oggi in essere un Movimento, Astroarte, fondato nel ’91.

Si tratta in genere di una pittura vagamente surreale permeata di luce, come si conviene alle rappresentazioni siderali, in cui forme fantastiche frutto della fervida immaginazione degli autori popolano gli spazi rarefatti di paesaggi irreali, evolvendosi sia nello stile che nel contenuto con la tecnologia e con le mutazioni dell’immaginario collettivo, sollecitato ed orientato dai progressi della scienza spaziale .

Negli ultimi 30 anni la NASA ha incaricato oltre 200 artisti di documentare attraverso le loro opere di Space Art le varie fasi dell'esplorazione dello spazio, come ad esempio ha fatto recentemente Barbara Ernst Prey, autrice di un dipinto commemorativo dell'esplosione dello shuttle Columbia, costato la vita ai sette astronauti a bordo: attualmente l'archivio della NASA include oltre 800 opere, mentre altre 2000 sono state donate al Smithsonian Air & Space Museum.

Tra i più noti space artists dell'epoca moderna si annoverano, oltre a Chesley Bonestell, Fred Freeman, Frank R. Paul, Rolf Klep, Ron Miller, Frederick C. Durant, Joe Tucciarone, Dan Durda, Don Davis, Robert Johnston, Brian Smallwood per citarne solo alcuni tra gli americani, che sono in numero maggiore.

La Space Art nasce come forma ad indirizzo illustrativo e quindi con esigenze di "veridicità" di immagini sì fantastiche, ma pur tuttavia formalmente credibili (il che la differenzia dalla Fantasy Art), richiedendo quindi conoscenze tecniche specifiche, nozioni delle leggi della prospettiva ecc., come raccomanda Ron Miller in un suo libro dedicato alla Space Art, scritto nel 1978.

Oggi, al passo con l'evoluzione della scienza e della tecnica, essa tende a contaminarsi con la computer art poichè gli attuali mezzi tecnologici offrono straordinarie possibilità grafiche e sollecitano la creatività degli space artists verso soluzioni più marcatamente arbitrarie e libere da ogni aggancio con una realtà anche se immaginaria: l'utilizzo del computer per le creazioni di Space Art è infatti oggi d'uso comune, al punto che parecchi artisti lavorano ormai interamente in digitale o elaborano i loro bozzetti con programmi di grafica (3D, Photoshop o altro).

Comunque venga realizzata, questa forma d'arte conserva nel tempo un suo fascino favolistico e primigenio, in grado di mettersi in contatto empatico con quel "fanciullino" che sta dentro ognuno di noi e che, con immutata ingenuità, continua a chiederci di sognare.


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