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Hacker Art
di Vilma Torselli
pubblicato il 4/04/2007
Arte "come forma propositiva e non distruttiva di democrazia dell' informazione e della comunicazione", libera, interattiva, al di fuori degli schemi della cultura ufficiale, senza copyright.
Fondata da Tommaso Tozzi, inventore del termine Hacker Art (1989), docente all’Accademia di Belle Arti di Carrara e all’Università degli Studi di Firenze, la Hacker Art BBS (1990), il primo sito online in Italia ad occuparsi di arte, nasce come strumento didattico per incoraggiare ed insegnare l'utilizzo dei nuovi mezzi mediatici e come mezzo divulgativo di tematiche libere e non condizionate dal sistema culturale tradizionale, indipendente ed aperto alla collaborazione degli utenti della rete, essa stessa struttura in continua evoluzione "i cui meccanismi generativi, i cui protocolli, le cui regole vengono definite costantemente attraverso la collaborazione più o meno anarchica di una pluralità di persone sparse in tutto il mondo".
Il concetto di base è la possibilità che l'opera d'arte realizzabile grazie alla connessione, un tipo d'opera d'arte che non può esistere in nessun altro posto eccetto che sulla rete, possa essere identificata nel processo operativo che la produce, e che l'esito finale non debba essere la rappresentazione di un risultato definito, ma la genesi una tessitura di nuovi circuiti della comunicazione.

E' evidente la connotazione sociale di una struttura che vuol essere luogo di confronto e collaborazione, di dibattito, di contributo, di scambio, a beneficio di una informazione pluralistica, cooperativistica, democratica (non a caso Tozzi ha avuto contatti con il gruppo di Fluxus), alla quale chiunque può accedere e contribuire con notizie ed interventi personali: ciò ha fatto sì che nel tempo BBS sia diventata un'enorme Banca Dati alla portata di tutti attraverso il computer, "per leggere, lasciare, manipolare dati, filosofia, testi vari, immagini, creazioni individuali o collettive - una mostra d’arte collettiva in divenire - una galleria d’arte in progress - al di fuori di ogni sistema artistico chiuso - una fanzine d’arte con messaggi di controinformazione – un’opera di arte interattiva senza copyright." ( Hacker Art”, Tommaso Tozzi, 1989)

Emerge così un'altra caratteristica della Hacker Art, definita ancora da Tozzi "come forma propositiva e non distruttiva di democrazia dell' informazione e della comunicazione", al tempo stesso concepita come una sorta di controinformazione a componente provocatoria ed oppositiva nei confronti di tutto ciò che è fisso, istituzionalizzato, etichettato, strumentalizzato dal sistema: la componente ideologica si definisce quindi sostanzialmente nell'affermazione della libertà di accesso all'informazione ed alla comunicazione, con la possibilità concessa a tutti di contribuire interattivamente ad un risultato in continuo aggiornamento, al di fuori di ogni censura.
Viene così portato all'estremo il concetto di arte libera ed aperta alla partecipazione dello spettatore, che diventa attore ed artefice di un vero e proprio work in progress in cui fruitore e produttore coincidono, continuamente alterato, contaminato ed ibridato dalla manipolazione e dall'intevento di una collettività che, attraverso la partecipazione alla creazione dell'opera, realizza non un prodotto oggettuale, ma una rete di rapporti attraverso i quali l'informazione scorre al di fuori degli schemi della cultura ufficiale.

Sono evidenti le relazioni con movimenti degli anni '60/'70, non solo il già citato Fluxus , ma anche il GRAV o il Gruppo Zero, per i quali le parole d'ordine erano interdisciplinarità, coinvolgimento, partecipazione, collettivismo, che oggi acquistano un significato molto più rilevante grazie all'avvento di internet.

Indubbiamente il movimento della Hacker Art ha contribuito a divulgare il concetto della condivisibilità e della gratuità dei contenuti della rete, dimostrando le potenzialità "educative" di un processo dinamico che procede per successive contaminazioni e si autodetermina progressivamente grazie all'utilizzo in senso costruttivo e positivo di pratiche talvolta abusate.

E' di pochi mesi fa la notizia che "Appurato che esiste una bella differenza tra hacker e pirata informatico e, comunque, tra buoni e cattivi, l’hacking generalmente inteso diventa materia per un master universitario. Sotto la supervisione del professor Ralph Echemendia, ecco una quindicina di distinti dirigenti, universitari e militari, in aula per seguire un corso dal tema decisamente insolito" ("All’università per diventare hacker", di Alessandro Isaia)
Chi supera gli esami del corso ottiene la certificazione di hacker etico, una curiosa definizione inventata ad hoc e molto significativa.


DE ARCHITECTURA
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