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Il centro storico: fine della storia (parte III)
di Vilma Torselli

Assolutamente inabitabile e non adeguabile dal punto di vista igienico-sanitario, inaccessibile al traffico automobilistico in molti dei suoi carruggi che non superano i due metri di larghezza, interessato da insormontabili barriere architettoniche, frazionato in una miriade di proprietà catastali, causa di estrema difficoltà per ogni programma di esproprio, come conferma l'enorme contenzioso in corso, gran parte del centro storico genovese, nella sua tipologia architettonico-urbanistica, è ancora oggi indissolubilmente ed irreversibilmente legato alla funzione per la quale è nato, di sbarramento a difesa dell'entroterra dalle scorribande dei pirati saraceni. E poiché tale eventualità è da secoli fortunatamente scongiurata, con buona pace del Genius loci bisognerà, in termini più generali, chiedersi se esistono sufficienti risorse e ragionevoli motivazioni per un ingiustificato accanimento terapeutico su aree urbane di fatto divenute patetici plastici in scala 1 a 1, se non ormai equiparabili a veri e propri siti archeologici, o se non ci siano invece altri modi possibili per trasferire ad una posterità sempre più incerta la memoria di come si edificava in passato. Nonostante queste diffuse problematiche siano tra le istanze più urgenti dell'urbanistica moderna, mi pare che, in buona sostanza, mentre non si contano i convegni, i dibattiti e le tavole rotonde sul come e quando recuperare i centri storici, nulla si dica sulla possibilità di soluzioni radicalmente alternative, più realisticamente integrate con i moderni modelli sociali.

Ida Gerosa, che da tempo si occupa di problematiche estetiche legate all'espansione delle tecnologie elettroniche, scrive che "attualmente ciò che più ci interessa è il piano delle modificazioni antropologiche che le nuove tecnologie dell'immagine, del suono, della spazialità, della memoria, della comunicazione ... inducono" affermando la necessità di "uno sguardo filosofico sul panorama che esse vanno configurando anche contro ogni ottusa 'politica dello struzzo".
In un mondo in cui lo spazio fisico sta perdendo importanza a favore di una mobilità virtuale realizzata grazie ai media ed alle comunicazioni, le logiche di sviluppo della new technology e della net economy sono responsabili di una vera e propria mutazione socio-antropologica con effetti determinanti sulle "dinamiche di mondializzazione della modernità" e sulla cultura umana, intesa sia come esperienza individuale e privata che collettiva e pubblica: sta quindi emergendo un modello sociale a vocazione connettiva, basato su comunità metaterritoriali slegate da ogni identità collettiva di appartenenza storica e culturale, una società nuova per la quale si impone un nuovo modo di produrre, gestire e conservare la memoria, una nuova elaborazione culturale del concetto stesso di memoria.
Che non potrà prescindere dalle mutazioni che i moderni strumenti tecnologici e le nuove tecnologie interattive hanno indotto all'interno dei processi di elaborazione, comunicazione e apprendimento delle conoscenze, argomento che costituisce oggi un vero e proprio filone di studi specifici di cui si occupa, con applicazioni pratiche nella creazione di sistemi ipermediali e realtà virtuali, l'Istituto di Psicologia del CNR, nella persona di Francesco Antinucci , responsabile fra l'altro della virtualizzazione della Galleria Borghese di Roma.
In molti paesi tecnologicamente evoluti, gli U.S.A., il Giappone o la Francia, si va imponendo un tipo di cultura basato su un uso sempre più esteso ed intensivo dell'immagine elettronica, l'Italia, nel campo della conservazione e del restauro, sta imparando in fretta e bene a sfruttare le potenzialità comunicative di tecnologie informatiche di simulazione in grado di ricreare opere, contesti, relazioni e nessi tematici attraverso tecnologie multimediali interattive, con creazione di modelli digitali grazie a programmi di grafica 3D, raytracing e tecniche di range scanning per applicazioni di realtà virtuale, con la possibilità di un coinvolgimento multisensoriale e dell'interazione: in particolare la Realtà Virtuale Immersiva (RVI), accompagnata da una forte sensazione di immersione nello spazio esplorabile visivamente e dalla possibilità di interagire con gli oggetti della rappresentazione virtuale, permette un'esperienza psico-cognitiva molto vicina a quella reale grazie al senso di presenza in un ambiente, di immersione, di coinvolgimento del corpo, di azione, andando ben oltre la semplice esperienza visiva, mettendoci a confronto con "le potenzialità di una virtualità che moltiplicando l'informazione sta rendendo sempre più intellettualmente sofisticato il nostro modo di rapportarci con il mondo" (2)

Il recente progetto Living Memory (LIME) finanziato dalla Comunità Europea nel triennio 1997-2000 con l'obiettivo di "fornire ai membri di una comunità gli strumenti per catturare, condividere e esplorare la propria memoria collettiva e le proprie esperienze al fine di aiutarli a interpretare e a preservare la ricchezza e la complessità della propria cultura locale" (Elisa Giaccardi, Comunità locali e nuove tecnologie: progettare e sostenere l'interazione sul territorio, dicembre 2002), è un sistema intelligente per gestire la memoria vivente, raccogliendo e distribuendo in tempo reale un flusso autofiltrante di informazioni collegate da associazioni e connessioni ottimali rispetto alle esigenze degli utenti. Ciò ci proietta verso un moderno concetto sociale che configura inedite forme di aggregazione, quelle della 'comunità connessa' termine che "si riferisce sia all'aspetto dell'essere connesso sia a quello dell'essere in comunità. Le assunzioni su cui il concetto poggia sono che una 'comunità' per esistere ha bisogno di memoria; inoltre che la sua 'connessione' implica comunicazione e condivisione delle informazioni, dunque è una forma del legame sociale." (Elisa Giaccardi "Comunità locali e nuove tecnologie: progettare e sostenere l'interazione sul territorio, dicembre 2002).
Né globalizzata né localista, ma glocal, efficace neologismo che "sta a significare la con-fusione (nel senso di integrazione reciproca ma anche di tendenziale anarchia) tra realtà territoriali diverse (e quindi i soggetti e i linguaggi che rispettivamente le esprimono)." (3) sembra essere l'attributo più adatto ad una società che, scomparse le "comunità naturali", si articola in una serie di "comunità di scelta" in continuo mutamento, per le quali il concetto di identità e di memoria collettiva, intesa anche materialmente ed 'architettonicamente' come ri-costruzione e reinterpretazione del passato, è sempre più labile ed inadeguato.

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