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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto:Potsdamer Platz
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L’ ora d'arte” di Tommaso Montanari, quadri, sculture e graffiti per raccontare il fondamentale ruolo civile che, oggi piú che mai, la bellezza è chiamata a ricoprire.
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A Berlino, a Weimar, a Dessau ed in molte altre nazioni le principali iniziative per celebrare i 100 anni dalla fondazione della Bauhaus.

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Sembra facile dire Museo…
di Vilma Torselli
pubblicato il 03/02/2007
L'Italia è un grande paese con una delle tradizioni culturali più significative del pianeta e con il patrimonio artistico più ragguardevole dell'occidente, grazie soprattutto a quel miracolo culturale unico al mondo che fu il Rinascimento, talmente produttivo, non solo qualitativamente ma anche quantitativamente, da lasciarci un'eredità così abbondante da sopravvivere senza danni troppo rilevanti ai saccheggi di francesi, tedeschi ed anglosassoni.






Oggi i tempi sono decisamente cambiati (anche l'arte, come la primavera, non è più quella di una volta!), ma restiamo comunque la nazione con il più alto tasso di opere d'arte pro capite e attualmente, con più di 3500 sedi museali, il paese al mondo che ha la massima densità di musei per abitante, compreso un museo del pane, un museo della carta, uno del gelato, svariati musei delle civiltà contadine ed altre simili amenità.

Sì, perché oltre che abbondanza di opere abbiamo anche abbondanza di palazzi, castelli, conventi e non sappiamo sottrarci alla tentazione di farne gallerie d'arte, musei o contenitori storici di non meglio identificati spazi culturali, con esiti progettuali non sempre tali da giustificare la fatica e la spesa per il loro ripristino.

E' relativamente recente il restauro degli ex Monasteri che ospitano il GAMeC di Bergamo a firma di Gregotti e Associati, moltissimi sono i recuperi di carceri, scuderie o interi palazzi e ville, Palazzo Sarcinelli a Conegliano, Palazzo Forti a Verona, Palazzo Zabarella a Padova, Palazzo Crepadona a Belluno, Palazzo Martinengo a Brescia, il Palazzo Reale di Milano, Villa Manin a Passariano, analoga la sorte di rocche e castelli , Rocca di San Giorgio a Orzinuovi, Castel Sant'Elmo, il Belforte,a Napoli, il Castello Svevo di Bari, non esenti da forzature ed artifici frutto di una ri-progettazione che rende indistinguibile l'intervento restaurativo e snatura l'originaria funzione senza soddisfarne correttamente una sostitutiva.

In mezzo a banali integrazioni "citazioniste", devianti riutilizzi, riconversioni scontate, rimediate ed anonime sistemazioni museali che si limitano ad attaccare i quadri alle pareti, non mancano, naturalmente, gli esempi frutto di un costruttivo sforzo di creatività progettuale: Castel del Monte, struttura fortificata voluta da Federico II di Svevia , dove la particolare ubicazione ha scoraggiato qualsiasi tipo di fantasioso recupero funzionale e lunghi lavori di restauro tutt'ora in corso hanno ripristinato l'antico fascino di un edificio inserito dall'Unesco nel patrimonio mondiale dell'umanità, Palazzo Spinola, a Genova, interamente recuperato e divenuto museo di sé stesso, l'Arsenale di Venezia, protagonista indiscusso di ogni evento ambientato in laguna, esempi di come un restauro correttamente condotto possa salvaguardare, con la funzione o con una sua rispettosa memoria, lo spirito dei luoghi.

Tuttavia, nell'ottica di una moderna concezione della politica museale, tutta questa abbondanza di sedi prestigiose rischia di trasformarsi per l'Itala in una ingombrante palla al piede.
Sono infatti rari nel nostro paese i musei di nuova costruzione modernamente concepiti dal punto di vista architettonico e tecnologico (riesco a pensare solo al MART di Rovereto), punti nodali e crocevia di un nomadismo culturale sempre più diffuso, catalizzatori di linguaggi diversi e non solo custodi di un'identità culturale sempre più incerta ed anacronistica, forse proprio perché abbondano vecchie strutture spesso di collocazione urbanistica oggi insoddisfacente, un tempo con funzioni abitative, politiche, religiose, da recuperare ad una generica 'cultura' con conversioni di scarsa fantasia e di dubbio gusto probabilmente solo perché ci sono, e qualcosa bisogna pur farne.

E' di questi giorni l'annuncio di un progetto, concepito e promosso su iniziativa di Eva Schubert, fondatrice dieci anni fa a Vienna del Museum With No Frontiers (MWNF), destinato a cambiare radicalmente la politica museale espositiva del futuro "perché è il primo progetto on line in cui molti musei usano lo stesso spazio virtuale per realizzare un programma comune. Si apre così una nuova dimensione per realizzare mostre internazionali con la partecipazione di vari musei senza spostare l'opera d'arte, lasciando tutto sul posto, gli obiettivi sono più vasti, il lavoro organizzativo minore e l'opera d'arte non corre rischi" (Il Giornale.it, n. 5 del 2007-01-06 pagina 32, 'L'arte senza frontiere né confini, la mostra più bella oggi è online', di Aridea Fezzi Price).

Si tratta, ovviamente, dell'esempio estremo di quello che sarà il Museo di domani, il Virtual Museum di un villaggio globale, senza pareti, senza confini: e allora, che ce ne faremo delle nostre faraoniche sedi storiche, e, soprattutto, che faranno gli architetti specializzati in costosi recuperi di cattedrali nel deserto?

link:
Musei virtuali per arte virtuale
La nuova identità antropocentrica dello spazio museale
Moma o non moma?

Parmigiano e Coca Cola


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


blog di Efrem Raimondi


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RIFLETTORI SU...


Marcel Duchamp,"Nu descendant l'escalier n.2"



 

 
 

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