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La nuova identità antropocentrica dello spazio museale
di Efthalia Rentetzi
pubblicato il 15/04/2009
Spostamento dell’interesse dalle funzioni tradizionali del museo verso una considerazione teorica della museologia, intesa come scienza umanistica e sociale.

Il concetto di formazione permanente è stato accettato e accolto, nel corso degli ultimi anni, dalla maggior parte delle istituzioni museali, che vedono nel cittadino in formazione il destinatario privilegiato dell’azione educativa dei musei, azione che risponde a un preciso mandato istituzionale e rappresenta, oggi, un aspetto fondante della qualità dell’offerta culturale e della definizione dei nuovi profili professionali.

Valutare significa produrre informazioni significative per riflettere sul percorso compiuto, sulle strategie adottate, per correggere e migliorare. Diventa fondamentale individuare procedure e predisporre strumenti efficaci, ma anche agili e aggiornabili.

L’organismo museo nella sua trasformazione ed evoluzione, mostra che tale natura mutabile rispecchia e contemporaneamente determina il concetto del ruolo e delle prospettive del museo come istituzione.

Natura e ruolo del museo oggi

Nell’abito della museologia contemporanea si registra uno spostamento dell’interesse dalle funzioni tradizionali del museo verso una considerazione teorica della museologia, intesa come scienza umanistica e sociale, appartenente al settore degli studi culturali e della teoria critica.
L’idea tradizionale del museo privilegia l’aspetto funzionale, ossia dell’ente amministrativo e gestionale di oggetti, attraverso una serie di funzioni legate alla loro collezione e al rispettivo studio, restauro e catalogazione. Si tratta di un’idea piuttosto convenzionale e di comodo (1) che esprime una posizione di oggettività ideologica. Senza mettere in discussione oppure sottovalutare la necessità delle funzioni primarie del museo, che rispondono ad una metodologia scientifica e quindi, dal punto di vista ideologico, ritenuta relativamente oggettiva, la questione che riguarda la finalità sociale dei musei coinvolge ulteriori tematiche culturali etiche e politiche, che difficilmente vengono condivise da tutti.
Attraverso una lettura più ampia, possiamo definire il museo un ente permanente e organizzato, gestito da personale qualificato con scopi etici e didattici, la cui importanza viene oggi spostata dagli oggetti e dalla modalità di gestione al fruitore. La nuova identità antropocentrica attribuita allo spazio museale è frutto principalmente di cambiamenti politici, sociali e ideologici avvenuti negli ultimi trent’anni, che hanno attribuito ai musei un ruolo dove la dimensione sociale ed educativa è diventata via preminente, andando inoltre ad inserirsi in un sistema antagonistico con altri settori culturali. Tale concetto risale in verità al XVIII secolo, quando il museo cominciò a venir considerato, oltre che fonte di sapere di istruzione, anche luogo di ispirazione e di divertimento. Oramai c’è la consapevolezza che la tesi che il museo sia uno spazio neutro dove vengono proposte delle verità incontestate è del tutto superata, mentre l’attenzione si è spostata sulla relazione reciproca tra contesto culturale e museo per cui, se è vero che il primo influisce sulle scelte e decisioni del secondo, è vero anche che quast’ultimo, con un’azione di feedback, trasmette messaggi altrettanto culturali.
Il fruitore, da parte sua, è andato sviluppando una serie di esigenze che si sono tradotte in molteplici modalità conoscitive e interpretative: le sue nuove richieste hanno messo in discussione il significato del museo e le sue finalità, privilegiando le idee trasmesse piuttosto che gli oggetti custoditi. La sfida professionale dei gestori museali consiste pertanto nel rinnovare l’impostazione museologica sia dal punto di vista teorico che pratico - per corrispondere alle continuamente rinnovate aspettative dei fruitori - attraverso la progettazione di una studiata politica gestionale e comunicativa rivolta sia all’interno del museo sia alla sua immagine espressa all’esterno. Il metodo di cambiamento coinvolge non soltanto il rapporto con gli oggetti, ma anche la funzionalità gestionale e comunicativa del museo nel suo complesso. In un simile contesto il ruolo del direttore e/o curatore del museo diventa fondamentale.
La definizione del museo in base alle funzioni alle quali viene chiamato a rispondere contribuisce a stabilire anche i canoni di professionalità per i suoi operatori. La molteplicità degli organismi che possono essere definiti musei e la necessità di stabilire norme a livello della funzionalità museale hanno portato a stabilire dei modelli, partendo dalle procedure di riconoscimento di un museo e proseguendo con gli standard di corretta funzionalità; mentre a livello programmatico viene analizzato e spesso riconsiderato il ruolo delle esposizioni e le loro capacità comunicative con i fruitori, mediata attraverso le figure professionali che nel museo operano.

(1) Stefhie Well, The proper busines of the museum, Rething the Museum and Other Meditation, Washington 1990, 43-44.

Questioni di funzionalità museale

Istituire un museo, fissare gli standard

Con il termine “istituire” si intende la pratica di registrazione (accreditation) di un museo a livello nazionale. Un organismo museale per essere accreditato come tale deve rispondere a determinati criteri di gestione, basati su norme legislative, sotto la sovrintendenza da enti e organi competenti.
Negli Stati Uniti d’America la procedura per istituire un museo si registra a partire gli anni Settanta da parte dell’Unione Statunitense dei Musei (Museum Assessment Programs), mentre a livello europeo è stata la Gran Bretagna, nel 1988, tra i primi paesi ad introdurre attraverso la Commissione per i Musei e le Gallerie (Museums and Galleries Commission) le norme necessarie alle quali deve rispondere un organismo per essere riconosciuto come museale (MGC 1994a e 1994b).
Rispondere alle norme e ai codici deontologici stabiliti a livello nazionale e internazionale da organismi accreditati , rispecchiano la volontà di offrire un sistema funzionale e di collaborazione informativa tra realtà museali.
La considerazione che i musei sono entità organiche al servizio dell’uomo, finalizzati ad una missione sociale, culturale ed educativa, piuttosto che spazi di conservazione catalogazione e ricerca scientifica, determina la necessità, per i musei stessi, di comuni programmi di ricerca e di collaborazione. La rivalutazione del visitatore come soggetto attivo modifica anche le modalità dell’approccio, concedendo la possibilità di visita oltre lo spazio espositivo, secondo determinate e studiate procedure.


Questioni programmatiche del museo

La figura del relatore

Attraverso un’analisi comparativa tra le offerte museali e le esigenze dei fruitori si possono stabilire le prerogative che determinano i necessari sviluppi e cambiamenti della museologia.
Oggi le prevalenti tendenze nella teoria e nella pratica museologica riguardano sia il piano funzionale del museo sia quello concettuale, attraverso una riconsiderazione critica del ruolo del museo oggi all’interno della società, e quello dei professionisti che in esso vi operano.
È in atto dunque una riconsiderazione critica sia del ruolo del museo come istituzione all’interno della società, sia della figura del direttore/curatore, alla quale viene attribuito un valore di mediatore di cultura e di istruzione.
La complessità che comporta il rapporto tra l’ambiente espositivo e il suo pubblico impone una serie di prerogative riscontrate a più livelli, tra cui la fine del dominio assoluto della figura del curatore come unica figura determinante del successo espositivo. L’attuale complessità museale, invece, pur considerando la figura del curatore fondamentale, porta alla consapevolezza che si tratta di un lavoro collettivo, suddiviso tra diversi professionisti. Il curatore è il principale referente del museo ai quali viene concessa una maggior libertà di sperimentazione espositiva, ossia di porre interrogativi, di mettere in discussioni posizioni e letture conformiste di diffondere interpretazioni anche contrastanti aperte all’interazione del fruitore, consapevole che sia la principale figura considerata dalla museologia contemporanea.

Il pubblico-fruitore del museo

Come pubblico museale vengono considerati sia i visitatori effettivi del museo sia quelli potenziali e infine quelli virtuali. Inoltre il gruppo generalizzato sotto il nome di pubblico tenda ad essere sostituito dai gruppi-obbiettivo, ossia gruppi omogenei di fruitori ai quali l’organismo museo intende rivolgersi. I gruppi vengono determinati in base a vari criteri tra cui l’età, il contesto sociale secondo il quale effettuano la visita (famiglie, gruppi turistici, scolastici), il livello formativo relativo all’argomento (principianti, specialisti), le particolari caratteristiche fisiche (come il caso di determinati handicap), che determinano i rapporto cognitivo, comportamentale e relazionale. La struttura museale, per migliorare i rapporti fruitivi con i visitatori, deve conoscere la loro identità e le loro esigenze, e deve inoltre indagare le cause che spingono determinate tipologie di pubblico potenziale a rimane lontano dal museo. Oggi interessa l’esperienza della visita nella sua complessità e soprattutto nella sua qualità all’interno del contesto sociale e culturale. L’interesse rivolto al pubblico museale si realizza attraverso una serie di programmi di comunicazione, attraverso approcci alternativi, considerando le particolarità a livello psicologico, economico, sociale ambientale, fisico.

Comunicazione e formazione all’interno del museo

Nel corso dei secoli il museo si è stato trasformato da luogo meramente deputato alla conservazione degli oggetti a struttura in cui il materiale espositivo viene utilizzato per interventi culturali. Si acquisisce consapevolezza delle potenzialità didattico-educative dell’arte o di ogni altro bene culturale esposto in un museo. La locuzione didattica museale va ricondotta a quell’insieme di azioni volte a ricostruire il contesto socio-culturale in cui l’oggetto è stato prodotto e finalizzate a diffondere tale orizzonte culturale a un pubblico sempre più numeroso ed eterogeneo. Cambiano i criteri museologici adottati e gli strumenti impiegati affinché l’istituzione museale possa svolgere le proprie principali funzioni, ossia la funzione di recupero del bene culturale, di conservazione, di tutela, di ricerca scientifica e di divulgazione culturale.
Per approfondire il concetto di didattica museale è opportuno ripercorrere l’asse fondamentale di sviluppo dell’istituzione museale, in maniera da individuare le principali funzioni svolte dal museo, in epoche e circostanze diverse, ricordando le tre generazioni museali che si sono susseguite: quella in cui prevale il concetto di museo-tempio, con la sua aura sacrale, la seconda generazione che privilegia l’idea del museo-laboratorio in cui i visitatori sono indotti a compiere delle esperienze che contribuiscono ad arricchire il loro bagaglio conoscitivo, e infine la terza generazione, quella dei musei virtuali, ovvero dei siti telematici che riproducono un museo in uno spazio virtuale (cyberspazio). Le due ultime tipologie consentono un approccio interattivo, della flessibilità dei percorsi, dell’ubiquità del visitatore e dei musei stessi.
Negli ultimi anni è andata approfondendosi la politica dell’istruzione all’interno dello spazio museale, considerando i diversi tipi metodologici del settore. Si tratta di un metodo istruttivo indubbiamente alternativo, per il quale viene fornita al visitatore la possibilità di apprendere e di comunicare secondo un procedimento che valuta le sue diversità individuali oltre che le condizioni logistiche. Vengono considerate le capacità dalla singola persona di cogliere il senso, in base al proprio bagaglio formativo e culturale e gli viene offerta la possibilità di generare le proprie interpretazioni.
Tra gli strumenti didattici e comunicativi che contribuiscono maggiormente ad un complesso sistema educativo, vi è indubbiamente la possibilità di interagire attraverso una serie di opere e/o azioni interattive. Con il concetto di interattività si intende una serie di esperienze che attivano il fruitore a livello fisico, mentale, emotivo e sociale. Al visitatore viene fornita la possibilità di analizzare nuove idee e concetti, di sperimentare molteplici possibilità secondo i propri interessi, facilitando inoltre il rapporto dialettico con le opere e con gli altri fruitori, in base alle proprie e particolari strategie interpretative e possibilità formative. L’interpretazione viene considerata come una procedura collettiva, in cui si attiva un rapporto interattivo tra le opere e i fruitori, elaborato all’interno di un ambiente culturale comunicativo, in cui la realtà è il risultato del dialogo. Il concetto di un’espressività diffusa e socializzata nel contesto di un rapporto di reciproca interazione tra soggetto e oggetto viene facilitato soprattutto dall’arte elettronica, in cui si attiva un meccanismo tra diverse forme d’arte, tra uomo, macchina e pensiero, sulle relazioni tra artista e opera e tra opera e spettatore, ma anche sulle metodologie di analisi e di interpretazione..
Infine il museo virtuale, affinché non sia un clone del museo reale, deve presentare un’ulteriore grado di interazione utente-macchina.

Bibliografia
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