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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. Il più letto in Artonweb: Arte moderna
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Verona, Palazzo Maffei, nuovo museo con opere di Picasso, de Chirico, Magritte, Fontana, Kandinskij, Mirò, Burri e dei grandi pittori veronesi dal ‘300 fino all'800.

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YICCA International Contest of Contemporary Art, concorso internazionale che promuove gli artisti iscritti per introdurli nel mercato dell'arte internazionale. Entro il 30/10/2020

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In Italia
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Bordeaux, ai Bassins de Lumières, il più grande centro di digital art del mondo, "Gustav Klimt, d'or et de couleurs", fino al 3 gennaio 2021.

Tamara de Lempicka, "Autoritratto"
di Vilma Torselli
pubblicato il 14/05/2007
Abilità tecnica, levigata eleganza formale e maestosità classicheggiante in ambigue figure di stereotipata bellezza.
La pittura di Tamara de Lempicka (1898-1980) riassume, riproponendoli con una certa platealità, molti caratteri delle correnti contemporanee, la costruzione geometrica del volume di matrice cubista, per la verità nella sua chiave di lettura più superficiale attraverso la lezione di André Lhote, la mossa plasticità futurista (conobbe e frequentò Marinetti), il decorativismo estetizzante dell'art decò, con spunti liberty collegabili alla cartellonistica pubblicitaria, nuova forma d'arte di inizio secolo che punta sulla gradevolezza della comunicazione e miscela elementi classici, romantici e surrealisti.

Pittrice di acclarate capacità tecniche, Tamara de Lempicka stende il colore in pennellate estremamente accurate che mettono in risalto volumi netti e levigati, forme corpose simili ad anomale decorazioni di vivace cromatismo e di indubbia eleganza, monumentali figure allo specchio di decadente bellezza e maestosità classicheggiante (traccia dell'insegnamento di Maurice Denis), seduttive nella loro leggiadria stereotipata, assorte in pose plastiche studiatamente composte, in assoluta immobilità: tema prediletto il ritratto, persone celebri, uomini, donne, nudi, presenze ambigue ed inquietanti in sontuosi interni floreali.
Prima che artista, Tamara de Lempicka è un personaggio eccentrico ed anomalo che pare uscito da un romanzo di Fitzgerald, dannunziana (conobbe il Vate in un suo soggiorno italiano) negli eccessi e nelle contraddizioni di una vita spesa tra grandiose messe in scena e teatrali mondanità.

Questo ,"Autoritratto" del 1928, olio su tavola di 35 x 26 cm, molto noto, eseguito in origine per le pagine della rivista "Die Dame", è un'immagine-simbolo sia dell'artista, sia del periodo storico a cui appartiene, è un autoritratto che propone un ideale femminile bello ed altero, icona della donna moderna padrona del suo destino, al volante di un'auto verde, una Bugatti, marchio di fabbrica simbolo del gusto estetico di quei tempi, oggetto-culto della poetica futurista, simbolo-tipo della modernità, auto che pare la de Lempicka non abbia mai avuto, ma che fa parte dei desideri di possesso di tutta un'epoca, di un immaginario collettivo non solo degli anni '20-'30.
Le linee del disegno sono nette e precise, l'immagine è resa con estrema padronanza esecutiva e tuttavia senza freddezza, il taglio scorciato crea la profondità spaziale dell'abitacolo ed il senso del dinamismo, la donna ritratta, somigliante piuttosto vagamente all'artista, avvolta in un mantello mosso dal vento, guarda nel vuoto con fredda fissità, quasi annoiata: è una pittura marcata ed aggressiva, l'ostentazione di una personalità anticonformista, spregiudicata e trasgressiva come in realtà fu l'autrice, ribelle alle norme borghesi, senza pregiudizi verso atteggiamenti saffici e comportamenti androgini in un'ambiguità sessuale forse in parte esibita per consolidare il proprio mito.

Certo è che le sue immagini raffinate ed eccessive sono il segno peculiare di un'epoca, dello spirito di un tempo lussuoso e decadente, scintillante e squallido, pieno di contraddizioni, come era lei stessa, artista per certi versi indecifrabile che ".......par une apparente froideur, suggère des sentiments qui généralement logent à l'autre pole et passe de l'expression de la volupté à celle da la chasteté". (Arséne Alexandre)


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