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Piet Mondrian, "Composizione"
di Vilma Torselli
pubblicato il 10/05/2007
La sintesi astrattiva della forma nel segno di un rigore stilistico che rispecchia una profonda integrità morale.
"L'esponente dell'arte non-figurativa è un esponente della natura denaturata, della civiltà".(Piet Mondrian)

Pieter Cornelis Mondriaan (1872–1944), olandese, che nel 1912 cambierà il suo nome in Piet Mondrian , riceve un'educazione rigidamente calvinista, nella tradizione del più rigoroso puritanesimo, che lo segnerà profondamente (si iscrive persino alla Società Teosofica Olandese della Blavatskij) sia nel carattere che nel pensiero artistico: è infatti dal suo rigore morale, dalla sua costante ricerca di ordine e di purezza, che scaturirà la filosofia di De Stijl, o Neoplasticismo, il movimento artistico fondato con Theo Van Doesburg nel 1917, di impronta astrattista e razionalista che influenzerà in modo determinante il successivo sviluppo di tutto l'astrattismo moderno.
La formazione accademica di Mondrian ha radici nell'impressionismo olandese, nella corrente simbolista di questa nazione, con una certa tendenza al naturalismo, tanto che verso la fine dell' '800 egli dipinge quadri a tema, paesaggi, ritratti, nature morte, dove tuttavia è già latente l'intenzione di estrarre un significato essenziale, fine al quale tenderà tutta la sua speculazione. La sua opera seguirà sviluppi imprevisti a seguito del suo incontro con l'ambiente parigino, con il Divisionismo, con i Fauves, con il Cubismo analitico, verso il quale Mondrian si sente particolarmente attratto per la rottura dei limiti della forma e per la ricomposizione in chiave razionale di elementi naturalistici altrimenti casuali e non schematizzabili: la sua esigenza di ordine e di geometrica precisione ha trovato un riferimento.

Da lì ha inizio il suo progressivo lavoro di semplificazione della rappresentazione che lo spingerà a passare da un simbolismo spinto degli anni '20, in cui viene ripetutamente proposto il tema dell’albero, legame tra reale (terra) e spirituale (spazio), sempre più stilizzato e depurato dalle sue forme naturalistiche, alla realizzazione francamente astratta di sistemi di griglie a righe nere che dividono la superficie bidimensionale del quadro in scomparti piani riempiti di colore primario puro (blu, giallo, rosso) e dei tre non-colori bianco, nero, grigio, ricercando delicati equilibri asimmetrici puramente geometrici, fondati sull'ortogonalità delle linee.

All'inseguimento continuo del perfezionamento di un linguaggio puro, di spoglio minimalismo e di significato essenziale, Mondrian, che continua a pubblicare scritti sul Neoplasticismo, va a Parigi, dove aderisce la gruppo 'Cercle et Carré' e nel 1931 a Abstraction-Création, alla fine degli anni '30 soggiorna a Londra, infine nel '40 si trasferisce a New York, dove si unisce al gruppo degli American Abstract Artists.

In questa "Composizione", 1938-39, un olio su tela montata su tavola, tela 105,2 x 102,3 cm, tavola 109,1 x 106 x 2,5 cm, del periodo londinese, la sintesi astrattiva della forma è ormai giunta all'estremo, la composizione ha la scarna austerità di un discorso disciplinato oltre i limiti dell'umano, parla il linguaggio essenziale delle verità universali per le quali non esiste chiave interpretativa, "sono", e basta.
Pur trattandosi di un linguaggio strutturato e retto da precise leggi e rapporti di proporzioni, esso possiede un suo carattere pittorico e non matematico, esiste uno spazio pittorico, esiste un ritmo delle campiture che si confrontano continuamente con il limite della tela, messo in discussione dalla asimmetria delle divisioni, esiste una modularità non dimensionale ma concettuale: è un'idea di spazio del tutto nuova e rivoluzionaria, che diverrà facilmente estensibile ad altre discipline, prima di tutto all'architettura neoplastica che scompone il volume delimitando lo spazio in piani verticali e orizzontali, secondo chiari criteri aggregativi.
Curiosamente, il più raffinato esempio di 'architettura neoplastica' ante litteram si trova in Giappone, nella Villa imperiale di Katsura, dove le nitide superfici della struttura si articolano secondo una griglia modulare che pare desunta da un quadro di Mondrian, ricca di significati simbolici, mossa da essenziali differenziazioni materiche.
E forse è proprio Mondrian a saldare il debito che la cultura dell'occidente ha nei confronti di quella orientale e giapponese in particolare.

L'astrazione per Mondrian è mezzo per raggiungere ed esprimere una realtà morale superiore, il rigore stilistico delle forme geometriche è il sentire interiore di un uomo dall'animo cristallino che aspira alla purezza, per il quale la pittura, prima che un'esigenza estetico-figurativa, è esigenza spirituale: come il popolo olandese da cui nasce, Mondrian vuole dominare la natura con il suo lavoro, in questo caso sottilmente intellettuale, con ordine, chiarezza mentale, organizzazione, armonia.

Ciò che ridimensiona parzialmente l'opera di Mondrian è una certa ripetitività, che ne fa, alla fine, un pittore vagamente noioso, ma egli stesso, in età avanzata, saprà superarsi denunciando insospettate possibilità di sviluppo del suo stile minimalista: le sue ultime composizioni americane in cui egli sostituisce le righe nere con fasce di piccoli quadrati e rettangoli di colori brillanti, hanno una nuova complessità ed un ritmo compositivo modulato e vivace con risultati di dinamismo del tutto inediti.
E' la conclusione del percorso artistico, e della vita, di Mondrian, l'ultima testimonianza di un ininterrotto processo di approfondimento verso la scoperta di una armonia universale, per lui coincidente con il concetto del "bello", che annulli ogni distinzione tra coscienza individuale e realtà esterna, che attui "un processo di intensificazione, un'evoluzione dall'individuale verso l'universale, dal soggettivo verso l'oggettivo, verso l'essenza delle cose e di noi stessi".

link:
L’ultimo tassello di Mondrian

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