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L’ultimo tassello di Mondrian
di Roberto Grandicelli
pubblicato il 05/02/2016

L'ultimo tassello di Mondrian. A 70 anni dalla morte, una rivisitazione critica del suo percorso artistico verso l'armonia perfetta, dando evidenza di quanto le sue scelte siano, ancora oggi, esteticamente condivisibili. Questo fino ad interrogarsi se il suo percorso sia stato davvero per intero compiuto. La risposta attraverso la formulazione di un’ipotesi suggestiva: l’introduzione di un ultimo tassello, che dà vita all'opera derivata,"OPERA 2005" , l'ultimo tassello di Mondrian.

L’ultimo tassello di Mondrian
Un viaggio appassionante e un’ipotesi suggestiva

Il saggio - Una particolarissima retrospettiva sul neoplasticismo dal titolo: L'ultimo tassello di Mondrian.
Ad ormai 70 anni dalla sua morte, una rivisitazione critica del percorso artistico di Mondrian verso l'armonia perfetta, dando evidenza di quanto le sue scelte siano, ancora oggi, esteticamente condivisibili.
Questo fino ad interrogarsi se il suo percorso sia stato davvero per intero compiuto.
La risposta attraverso la formulazione di un’ipotesi suggestiva: l’introduzione di un ultimo tassello, che dà vita all'opera derivata dal nome "OPERA 2005"; per l'appunto, l'ultimo tassello di Mondrian.

Piet Mondrian - Pieter Mondriaan (Fig. 1) nasce a Amersfoort, nei Paesi Bassi, il 7 marzo 1872. All’età di 40 anni si trasferisce a Parigi, dove peraltro muta il suo nome in “Mondrian”, e vi resta, anche se non continuativamente, fino al 1938, anno in cui, all’età di 66 anni, lascia Parigi e si reca a New York, morendovi nel 1944 all’età di 72 anni.

Il neoplasticismo - Artisticamente Mondrian nasce impressionista, ovvero… “pittore”! (Tav. I)
Dopodiché, giunto a Parigi, subisce le influenze delle avanguardie di inizio secolo, una su tutte il cubismo (Tav. II), ed incomincia un percorso di ricerca dell’essenza formale che lo porta: dapprima all’eliminazione della forma (Tav. III), in seguito all’eliminazione dei tratti diagonali, quali componenti spurie di una visione ortogonale (Tav. IV), ed infine ad isolare i colori puri primari come unico mezzo espressivo, unitamente ai non colori bianco, nero e grigio (Tav.V). Nasce così il neoplasticismo come forma artistica di "[…] rappresentazione plastica esatta di soli rapporti, e quindi l’essenziale di ogni emozione plastica di bellezza", P. Mondrian, Tutti gli scritti, Mimesis, Milano 2013, p. 30.
Il manifesto del neoplasticismo è reso noto attraverso la pubblicazione sulla rivista “De Stijl” (Fig. 2), di cui Mondrian è socio fondatore unitamente, fra gli altri, a Theo Van Doesbourg.

La retrospettiva - "Nei dipinti posteriori al 1922 sentii che stavo avvicinandomi alla struttura concreta che considero necessaria" (Ibidem, p. 397).
Della produzione pittorica di Mondrian abbiamo preso in esame il periodo 1922-1944, nel quale l’astrattismo neoplastico di Mondrian, per sua stessa ammissione, si identifica e si manifesta in maniera più rigorosa.
Come ci insegna Giovanni Piana nel suo saggio, Mondrian e la musica, Guerini, Milano 1995, p. 10, per comprendere l’astrattismo di Mondrian non è sufficiente compiere i passaggi attraverso i quali si discriminano dapprima l’arte figurativa, poi quella rappresentativa e infine l’arte astratta. È necessario procedere analiticamente esaminando i diversi strati di senso che costituiscono il progetto pittorico. Siamo dunque partiti dal più immediato e tangibile degli strati di senso.

Strato di senso percettivo - "Le cose non sono belle o brutte se non nel tempo e nello spazio. Poiché la visione dell’uomo nuovo si è liberata da questi due fattori, tutto si unifica nella bellezza unica", P. Mondrian, Tutti gli scritti, cit., p. 146.........


L'articolo nella versione integrale in pdf
 

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