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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. Il più letto in Artonweb:fotografia
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Massimo Recalcati, "Il mistero delle cose. Nove ritratti di artisti", l'arte alla luce della psicanalisi per "far esistere il miracolo della pittura".
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Milano, nuovo Museo di Arte Etrusca con un’incredibile sala ipogea creata dallo studio Mario Cucinella Architects.

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III edizione del concorso di fumetto e illustrazione “Sensuability & Comics”, per informare e sensibilizzare sul tema della sessualità e della disabilità attraverso l'arte.
Scadenza 15 gennaio 2021.

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La Giuria di In/arch, presieduta dal filosofo e allievo di Gillo Dorfles, Aldo Colonetti, ha conferito all’unanimità il Premio alla Carriera a Giuseppina Grasso Cannizzo.

In Italia
Cuneo, mostra nella Chiesa di San Francesco "E luce fu", opere di Giacomo Balla, Lucio Fontana, Olafur Eliasson, Renato Leotta.
Fino al 14 febbraio 2021.

All'estero
Ai musei d'Orsay e dell'Orangerie una mostra con una sessantina di dipinti e circa quaranta disegni, dedicata al cosiddetto “periodo Renoir” di René Magritte, dal 10 febbraio al 21 giugno 2021.

Egon Schiele, "Cardinale e suora"
di Vilma Torselli
pubblicato il 15/04/2007
Il paragone con la composta raffinatezza di Klimt per meglio capire il linguaggio tragico di un artista "maledetto" .
Un paragone tra il dipinto di Gustav Klimt (1862-1918), "Il bacio", e il dipinto di Egon Schiele (1890 - 1918) "Cardinale e suora (Abbraccio)", 1912, olio su tela, 69,8x80,1 cm, può rendere più di tante parole le contraddizioni del periodo storico in cui le due opere si collocano, l'inizio del '900, sospeso tra i fasti di una cultura mitteleuropea ormai irrimediabilmente avviata ad una decadenza definitiva, e l'incalzare dei nuovi movimenti espressionisti, già prepotentemente introdotti in tutta la loro dirompente drammaticità dall'opera di precursori quali Munch e Van Gogh.
Schiele fu allievo di Klimt e suo grande ammiratore, il che non gli impedì di prendere da lui le distanze per guardare alla sua opera con la disincantata lucidità di uno spirito libero e ribelle, che con furore espressionista caricaturizza la repressiva morale dell'epoca, ambiguamente aggirata da Klimt con il suo linguaggio estetizzante, prezioso e raffinato, sottilmente allusivo ma sostanzialmente rassicurante circa la funzione dell'arte come mezzo per sublimare la realtà ed esorcizzare la paura della fine.

Fondamentale tra i due e ben evidente nel dipinto in oggetto, è la differenza nell'uso del colore, che in Klimt è subordinato alla forza del segno che lo contorna, mentre in Schiele costruisce esso stesso la figura con masse cromatiche pesanti e decise, rossi corposi e neri densi, accordi audaci e contrastati instaurando una serrata dialettica tra due opposta visioni del mondo: ciò che in Schiele si traduce in tensione formale, ma soprattutto erotica, esistenziale, morale, psicologica, per Klimt si stempera nella preziosità degli ori senza perdere mai di vista l'intenzione di produrre un'arte "bella".
L'uso di materiali molto densi e del pennello piuttosto asciutto rendono la superficie del dipinto di Schiele ruvida e scabra, molto lontana dalla levigatezza di Klimt, mentre le linee di contorno che si spezzano in forme angolose sembrano cancellare definitivamente la flessuosità liberty del disegno a favore di una impostazione più vicina all'Espressionismo, che Schiele interpretò liberamente in maniera originale e personale, con tratto grafico e pittorico assolutamente singolare, un segno forte ed essenziale, un colore intenso e materico.

Nello stesso periodo in cui opera Schiele, Freud è a Vienna e diffonde le sue teorie psicanalitiche, Schonberg sconvolge il mondo musicale con l'introduzione della musica dodecafonica, Wittgenstein porta avanti le sue ricerche sul linguaggio e molti altri intellettuali (Schnitzler, Zweig, Musil, Berg, Webern, Weininger, Loos) rendono incandescente il clima culturale, come non mai ricco di nuovi fermenti.
In questo contesto intellettualmente vivace ed innovativo, Schiele inserisce il suo messaggio di critica sociale contro l'ipocrisia della morale borghese e mostra senza falsi pudori, in preda ad una sorta di impeto sacrilego, un erotismo scevro di moralismi, ma anche senza gioia, lucidamente consapevole della aleatorietà dei rapporti umani, espresso in corpi contratti e deformati in pose impossibili, in esibizioni al limite della sgradevolezza (dice "..... è un delitto porre dei vincoli ad un artista, significa uccidere una vita nascente......" )

Il paragone mette in risalto sia la composta eleganza astrattizzante di Klimt che la spregiudicata e nevrotica tragicità di Schiele, al quale va sicuramente riconosciuta la sincerità disarmante e autodistruttiva con cui propone, attraverso i suoi personaggi, sé stesso e la sua interiorità, senza orpelli, senza inutili sovrapposizioni, nudo nell'anima come i corpi delle sue modelle macilente, livide, "brutte", raffigurando una realtà che può sconvolgere, scandalizzare, sconfinare nell'eccesso, ma che è sincera espressione di un artista che, parafrasando Hermann Hesse,"affonda le sue radici nei sensi", come ogni vero talento.


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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