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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. Il più letto in Artonweb: Arte moderna
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Verona, Palazzo Maffei, nuovo museo con opere di Picasso, de Chirico, Magritte, Fontana, Kandinskij, Mirò, Burri e dei grandi pittori veronesi dal ‘300 fino all'800.

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In Italia
Bologna, Palazzo Albergati, "Monet e gli impressionisti", fino al 14 febbraio 2021.

All'estero
Bordeaux, ai Bassins de Lumières, il più grande centro di digital art del mondo, "Gustav Klimt, d'or et de couleurs", fino al 3 gennaio 2021.

Frida Kahlo, "Autoritratto"
di Vilma Torselli
pubblicato il 20/05/2007
Una figura tragica che ha costruito il suo mito consapevolmente, per trasmettere il messaggio della vittoria di uno spirito indomito capace di trasformare il dolore in poesia.
Frida Kahlo (1907-1954) è forse la pittrice più nota dell'arte moderna, icona di un "fare pittura" al femminile che ha pochi paragoni, così come lei stessa è personaggio del tutto singolare, sia perchè ha vissuto un'esperienza umana intensa, straordinaria ed irripetibile, sia per la trabordante irruenza della sua comunicazione, sia per l'attenzione che i media ed il cinema le hanno riservato, diffondendo e divulgando in vari modi la vita e l'opera di un'artista leggendaria.
Di determinante peso nella sua formazione artistica, il lungo sodalizio umano e professionale con Diego Rivera, grande muralista messicano, del quale condivise la vita, le idee, le passioni politiche, l'amore per le proprie radici popolari, per la propria identità messicana.

Riduttivamente definibile come naïf, lo stile di Frida Kahlo è minutamente descrittivo, attentamente documentaristico nella definizione dei particolari, ricco di dettagli, compiaciuto nella ricerca di un'armonia compositiva che privilegia impostazioni centrali ed equilibrate simmetrie. Come per effetto di un infantile horror vacui, la tela è completamente ricoperta dai segni e dal colore, ridondante di tonalità smaglianti, secondo una vena ispirativa quasi folkloristica che affonda le sue radici nella cultura atzeca e nelle antiche tradizioni popolari, conferendo ai dipinti di Frida l'ingenua immediatezza della pittura degli ex-voto.

Ciò che, in tanta semplicità espressiva, introduce una nota di straniante originalità, che ci fa capire che siamo davanti ad una pittura colta e raffinata molto più di quanto voglia sembrare, è la grande abilità nel mediare la presenza di elementi fantastici ed oggetti comuni in apparente incongruenza, l'accostamento di rapprentazioni francamente anatomiche, riflessioni sulla potenza della sessualità, sulla fisicità, sulla carnalità, con richiami e riferimenti alla religione, alla politica, all'identità nazionale, secondo una capacità di sintesi del tutto personale di impronta metafisica e surrealista.
Messo da parte ogni intento celebrativo della propria sofferenza, senza alcun vittimismo nei confronti di una condizione fisica talvolta al limite dell'umano, Frida induce il sospetto che l'autobiografismo non sia poi così scontatamente la sola chiave di lettura della sua opera, sia anzi un elemento prevaricante che, in parte, soffoca, a beneficio della donna, l'opera dell'artista, ciò che non sfugge all'occhio esperto di André Breton (sarà lui ad organizzarle una trionfale mostra a New York nel 1938), il padre del Surrealismo europeo.

Questo "Autoritratto" del 1932 , olio e tecnica mista, 13 3/4 x 18 1/2 inches, fa parte di una serie di opere forse meno note che denunciano le posizioni politiche della Kahlo, le sue convinzioni in tema di progresso, povertà, modernità e tradizione, Messico e Stati Uniti in un confronto simbolico tra due mondi e due civiltà diverse, una profondamente amata e l'altra esplicitamente detestata, sullo sfondo dei simboli attraverso i quali vengono identificati i due opposti: la natura e la civiltà arcaica da una parte, la tecnologia e le fabbriche dall'altra.
La figura di Frida campeggia con una certa solennità su un basamento da statua, Frida e sempre Frida, al centro di una narcisitica, ripetitiva e quasi ossessiva rappresentazione di sè, testimone del singolare faccia a faccia tra due opposte società civili, vera protagonista della scena, un altro autoritratto, nel quale l'egocentrismo di una donna che ha di sè stessa un concetto quasi sovrastimato fa passare in secondo piano il tema dell'opera e la narrazione storica.

Come sempre, Frida, figura ieratica e dominante, si raffigura di fronte, in una posa composta ed immobile, come se si studiasse allo specchio, quasi solenne nonostante la corporatura minuta, lo sguardo fermo e penetrante rivolto verso l'osservatore, impeccabili l'acconciatura e l'abbigliamento (nei ritratti il corpo, seppure martoriato dalla sofferenza, è sempre graziosamente adornato): è l'atteggiamento di una donna che ha convissuto sempre con il dolore e con la sofferenza accettando la sua condizione di vita come una sfida, senza lasciarsene annientare, una figura che sembra uscita da una tragedia greca e che ha costruito il suo mito consapevolmente, per trasmettere, nonostante le apparenti fragilità, il messaggio di una vittoria, quella di uno spirito indomito capace di trasformare il dolore in poesia.

link:
Cuori incrociati di artisti e pionieri della chirurgia cardiaca

* articolo aggiornato il 26/05/2013



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di Pietro Pagliardini


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