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Tecnica ed arte, mezzo e fine
di Vilma Torselli
pubblicato il 8/04/2007
Tecnica, strumento per trasformare la materia grezza in materia artistica.
"Non esiste in realtà una cosa chiamata arte. Esistono solo gli artisti........." (Ernst H. Gombrich)

Cosa sia l'arte, in assoluto, è difficile dirlo, così come è difficile definire una volta per tutte quali siano i canoni estetici in base ai quali si possa classificare un'opera come opera d'arte, soggetti come sono a cambiare nel tempo e nello spazio.
Eppure pare che l'arte risponda a un bisogno culturale così forte da farne una condizione essenziale per chi vive consapevolmente il suo tempo, pare che sia un'esigenza irrinunciabile della quale non conosciamo bene la ragione o l'utilità.
Con il mutare delle condizioni storiche, sociologiche, culturali, mutano in parametri di riferimento, le nozioni estetiche, le tecniche creative, il linguaggio espressivo, il rapporto tra l'artista, l'opera d'arte e il suo fruitore: quest'ultimo, oggi, alla luce di quanto sta accadendo, sempre più si configura come parte attiva o collaborante nel processo artistico creativo, dato che la rivoluzione portata in questo campo dai nuovi mezzi telematici mette nelle sue mani, se ha sufficienti cognizioni, un nuovo potere che può farlo diventare partecipe e coautore dell'opera, protagonista ed interprete, mettendolo davanti ad una realtà, quella virtuale, del tutto diversa da quella con la quale ci siamo fino ad oggi correlati.

In effetti la rivoluzione telematica non coinvolge solo il campo dell'arte, ma ha il significato globale di un dirompente assestamento culturale che scriverà in nuovi termini la storia e l'antropologia, ha la portata di una svolta epocale che segnerà vistosamente il cammino dell'uomo sulla terra.
In campo specificatamente artistico, questo evento fa sorgere questioni tecniche del tutto nuove, rende possibili, o almeno probabili, esperienze impensabili senza il supporto di strumenti elettronici, mette in crisi i vigenti criteri di giudizio, cambia radicalmente i metodi di lavoro, con un drastico sconvolgimento di ogni regola: è la realizzazione, oltre ogni miglior previsione, di quanto i movimenti avanguardisti del '900 avevano preannunciato ed in parte cominciato a realizzare.
Grazie alla telematica, pare giunto il momento in cui l'arte possa assumere una finalità divulgativa e formativa con una vastità di scala mai resasi possibile, incaricandosi di aiutare l'uomo a meglio comprendere il mondo in cui vive: per ora, comunque, non siamo ancora in grado di dire se si svilupperà un'arte nuova, o meglio se da queste nuove tecnologie scaturirà un nuovo linguaggio artistico, non è scontato che si migliori la creatività artistica e che l'arte in sè ne tragga giovamento, né possiamo dire se, in un futuro più o meno prossimo, invece di acquistare un quadro si acquisterà un file o una password.

Il rapporto tra arte e tecnica si pone oggi in modo macroscopico per la portata del cambiamento, ma da sempre ha costituito un tema di estremo interesse per l'uomo, dal primo che ha lasciato le sue tracce sulla parete di una roccia, a quello di oggi che si trova davanti ai miracoli del computer.
Etimologicamente la parola tecnica deriva dal vocabolo greco tèkne, che vuol dire arte e che indica lo strumento attraverso il quale si compie la trasformazione della materia grezza in materia artistica, grazie alla mediazione dell'artista che lo utilizza.
Soprattutto in passato, l'artista è sempre stato un po' l'alchimista della sua tecnica, solo in tempi recenti si è concretizzato il dualismo tra arte e tecnica, intendendo per quest'ultima soprattutto la ricerca scientifico-tecnologica ed attribuendo alla prima l'aspetto creativo dell'opera.

Dobbiamo a Giorgio Vasari, divulgatore rinascimentale, ponderosi trattati sulle varie tecniche artistiche ai suoi tempi conosciute.
Lo sperimentalismo che caratterizzava la ricerca scientifica dei materiali ha costituito, in passato, un grave pregiudizio circa la buona conservazione nel tempo dell'opera compiuta, mancando spesso le conoscenze specifiche in materia di chimica organica ed inorganica, nonchè la possibilità di testare in qualche modo i prodotti di consumo.
Un esempio per tutti è quello di Leonardo da Vinci, grande scienziato e curioso ricercatore e sperimentatore, che inventava e produceve da sè i materiali ed i colori per le sue opere, spesso con risultati alla lunga deludenti: alcuni suoi affreschi, dei quali abbiamo notizie storiche, come ad esempio 'La battaglia di Anghiari' sono andati perduti per il deterioramento dei pigmenti utilizzati, e l'Ultima Cena del Cenacolo Vinciano di Santa Maria delle Grazie a Milano è da secoli oggetto di restauri più o meno validi, dei quali l'ennesimo, il più recente, diretto dalla signora Pinin Brambilla Parcillon è terminato nel 2001.
Si tratta di una pittura muraria, commissionata nel 1494, che Leonardo completò nel giro di quattro anni, posizionata sulla parete di fondo del refettorio, che l'artista concepì come un affresco ed eseguì con una tecnica di sua invenzione, non avendo il temperamento dell'affreschista, basata sulla mescolanza di colori ad olio e a tempera d'uovo, ottenendo così risultati pittorici non possibili con la tecnica dell'affresco.
In realtà, il composto utilizzato si rivelò, col tempo, incompatibile con la struttura muraria sottostante, alla quale non aderì mai perfettamente, presentando già negli anni immediatamente seguenti all'esecuzione, vistosi segni di deterioramento.

L'affresco è una delle tecniche pittoriche più antiche ed utilizza generalmente e prevalentemente pigmenti diluiti in acqua stesi direttamente sull’intonaco fresco, 'a fresco' cioè prima che asciughi, da cui il termine, in modo che il colore penetri per una profondità di 4/5 mm e venga fissato dall'essiccazione.
Secondo varie fonti, per la verità non tutte concordi, questa tecnica veniva già utilizzata nella Grecia precristiana ed anche nelle pitture di Ercolano e Pompei, raggiungendo il suo massimo livello espressivo nel '400 italiano, nel Rinascimento, nel Barocco: da Vasari sappiamo come Masaccio, padre di tutta la grande pittura rinascimentale, abbia rivoluzionato con i suoi affreschi le concezioni estetiche del suo tempo, portando questa tecnica ad un grado di perfezionamento mai prima raggiunto.

Secondo alcuni studiosi, l'antica tecnica della tempera ("tempra" nella sua dizione antica) era già nota ai Greci ed agli Etruschi, comunque è indiscusso che essa ebbe la sua massima affermazione e diffusione solo nel Medioevo.
Il materiale base si otteneva dalla miscela di pigmenti ricavati da terre colorate con aggiunta di tuorlo d'uovo e sostanze collanti (animali o vegetali), il tutto sciolto in acqua, dando origine così ad un composto dai colori intensi e brillanti, rapidi nell'essiccazione, dall'elevato potere coprente, stabili nel tempo, da usarsi soprattutto su supporto ligneo trattato a gesso: l'uso del tuorlo d'uovo è un'invenzione tipicamente italiana che venne introdotta dal pittore rinascimentale Cennino Cennini (vissuto nel '300, autore di un "Libro dell'Arte" assai conosciuto) e che caratterizzò poi tutta la pittura del Rinascimento.
L'uso parziale di sostanze oleose come componenti in aggiunta alle emulsioni a tempera ha origini imprecisate, ma in genere era dovuto a formule personali di singoli artisti che volevano ottenere un materiale più plastico, più facilmente stendibile e di maggior brillantezza..

La tecnica della pittura ad olio ebbe la sua diffusione verso la metà del XV secolo grazie all'invenzione di due pittori fiamminghi, Hubert e John Van Ejck che dipingevano con colori a olio su tavole di legno, versione fornita da Vasari che afferma: "fu una bellissima invenzione e una gran commodità all'arte della pittura il trovare il colorito ad olio".
In effetti la nuova tecnica, già conosciuta da Cennini ma diffusasi solo a partire dalla seconda metà del Quattrocento, ha una enorme adattabilità, permette di stendere i colori in vari modi e consente le più svariate mescolanze e gradazioni.
Aumentando o diminuendo la quantità di solvente si possono ricavare impasti densi o fluidi ed ottenere stesure opache o velature trasparenti.

Attraverso le indagini analitiche e stratigrafiche è oggi possibile conoscere gran parte dei materiali e delle tecniche esecutive impiegate dai vari artisti, per le quali, purtroppo, le fonti sono scarse e imprecise.
Per la verità, non tutti gli storici concordano su questa versione, alcuni sostengono che la tecnica fosse già nota a Plinio e a Vitruvio, altre fonti attribuiscono la scoperta al solo Jan van Eyck: in seguito, per più di quattrocento anni, la pittura ad olio fu la tecnica pittorica più utilizzatia, fino ad arrivare ai nostri giorni, in cui l'olio è stato in parte sostituito dalle resine sintetiche e dai prodotti acrilici, più rapidi all'essicazione e pronti all'uso.
Il colore ad olio è costituito da pigmento in polvere e da un medium costituito da olii seccativi o fissi e olii essenziali o volatili, (olii vegetali di semi di lino o di papavero), fino a raggiungere un materiale di appropriata viscosità che una volta steso si essica, conservando pressochè inalterata la tonalità dei colori (salvo un leggero ingiallimento).
Si deve ai pittori fiamminghi la diffusione della pittura a olio in Italia, e in particolar modo a Venezia, città lagunare con alto tasso di umidità, dove era particolarmente difficile garantire una buona conservazione degli affreschi: anche per questo motivo gli artisti accolsero con entusiasmo questa nuova tecnica, adatta anche ad opere su grandi superfici, soprattutto ampie tele che potevano venire eseguite in studio e poi trasportate arrotolate sul luogo dell'installazione.

L'encausto (dal greco en-kaio, imprimo col fuoco) indica la tecnica, molto antica, già nota nel IV secolo a.c. nell'antica Grecia, che si serve di medium cerosi o simili, nella quale il composto di colorante, cera ed acqua ragia o olii essenziali viene sottoposto a riscaldamento: la superficie, una volta raffreddata e solidificata, viene ricoperta da uno strato finale di cera fusa o collante.
Adottata dai Romani, che la utilizzarono in molte decorazioni murarie a Pompei, è caduta in disuso nei secc. VIII – IX ed oggi il termine indica una miscela di cera e resina usata per facilitare la stesura della base colorata.
Seppure meno popolare di altre , è tuttavia una tecnica usata anche da pittori moderni, per esempio Jasper Johns.

link:
I colori di Vincent


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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