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Testi di Vilma Torselli su "Antithesi", giornale online di critica d'architettura.
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Libri
American Art 1961-2001 la storia dell'arte moderna negli Stati Uniti tra due momenti decisivi della storia americana, la guerra del Vietnam e l'attacco alle Torri Gemelle.
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Milano, apre il Museo delle Illusioni, con incredibili installazioni, illusioni visive, giochi e rompicapi.

Concorsi
Concorso artistico Lucca Biennale Cartasia 2022, tema conduttore di questa edizione “The white page” (pagina bianca), le infinite possibilità per gli artisti di raccontarsi tramite le opere in carta.

Premi
I vincitori del Premio Pritzker per l'architettura 2021 sono Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal: talento, visione e impegno per migliorare la vita delle persone.

In Italia
Al Palazzo Ducale di Genova, dal 9 settembre 2021 al 20 febbraio 2022 grande mostra di Maurits Cornelis Escher.

All'estero
Parigi, all’Espace Lafayette-Drouot "The World of Bansky”, su 1200 mq. esposte un centinaio di opere del più famoso street artist del mondo. Fino al 31 dicembre 2021.

Shock architecture
di Vilma Torselli
pubblicato il 9/03/2015

Non si possono vendere all'asta pezzi di una città senza tenere in considerazione che esistono tradizioni locali, anche se agli stranieri possono sembrare strane.[...] queste sono le nostre tradizioni e la nostra città….. " (Grigory Gorin, 1993)

Doha, Qatar

Shock and Awe: tattica militare basata su dimostrazioni di forza intimidatorie e spettacolari, azioni offensive rapide ed improvvise con lo scopo di spaventare e disorientare il nemico, alterarne la percezione spazio-temporale e renderlo demotivato ed incapace di reagire al trauma.
La situazione di debolezza e fragilità psicologica che ne deriva è paragonabile a quella che si instaura in una comunità al crollo anche economico di una struttura sociale, quando la gente è propensa ad affidare il potere a chi lascia sperare di risolvere lo stato di crisi anche con promesse che, in circostanze normali, verrebbero giudicate irreali ed inattendibili ed anche se prevedono distruzioni totali e sostituzioni estreme di un intero sistema radicato negli anni e nei luoghi.
Distruzione creativa è il nostro secondo nome, dentro e fuori la nostra società. Noi demoliamo il vecchio ordine ogni giorno, dagli affari alla scienza, letteratura, arte, architettura e cinema, alla politica e alla legge”, così scrive Michael Ledeen nel dicembre 2001 sulla rivista ‘American Enterprise’ riferendosi alla cultura occidentale liberale, mutuando la definizione da Joseph Schumpeter che descrive eufemisticamente il funzionamento di un’economia di mercato come un processo di “distruzione creativa”.

Sullo sfruttamento di un substrato di paura e di emergenza anche morale originato da eventi traumatici che azzerano l’intero tessuto sociale consegnando una tabula rasa al capitalismo di conquista, nasce la Shock Economy, teorizzata dalla Scuola di Chicago sul modello economico inventato da Milton Friedman, secondo l’analisi di un celebre libro di Naomi Klein (“Shock Economy”, 2007)
Al potere manipolatorio di questo falso liberalismo, "conoscere quali siano le opinioni condivise dalle masse e quali siano, per contro, le opinioni che le masse non condividono, costituisce un problema del tutto trascurabile. Alle masse, infatti, è garantita una sorta di libertà intellettuale dal momento che esse sono sprovviste, appunto, d'intelletto", provocatoria considerazione che George Orwel scrive nel 1948 collocandola nell’allora lontano 1984 (“1984”, 1948) e che oggi pare spesso nei fatti essere confermata.

Poiché la storia dell’uomo si dipana entro un continuum di contaminazioni, ibridazioni e reciproche correlazioni che collegano trasversalmente tutti i saperi, non pare incongruente instaurare un parallelo con l’architettura del nostro tempo, che sembra sostenere alcuni degli assiomi fondamentali della shock economy: spazzare dalla scena le ingombranti memorie di antiche preesistenze, indurre un vuoto culturale entro il quale imporre regole proprie, dotarsi di nuovi codici senza riferimenti specifici in modo da eliminare ogni opportunità di confronto e continuità con il passato.
Applicando all’architettura e all’urbanistica il paradigma interpretativo della shock economy, ne deriva che la crisi confusionale in cui si dibattono oggi queste due discipline si combatte con la shockterapia, una serie di provvedimenti d’urgenza per giustificare bruschi cambiamenti radicali in grado di fornire con fulmineo tempismo l’opportunità al capitalismo dei ‘disastri’ intesi come “raid orchestrati […..] legati a una visione dei disastri come splendide opportunità di mercato” (Naomi Klein, idem) di ridisegnare la mappa dei centri di potere e di cultura del mondo.
Nel nostro paese, un recente esempio di shockterapia è rappresentato dalla ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto del 2009 (Edoardo Puglielli), quando l’urgenza dei provvedimenti ha giustificato scelte criminali.

Megaprogetti dai costi stratosferici affidati a mediatiche archistar muovono flussi di danaro e di esseri umani da una parte all’altra del pianeta, macinando i residui di culture millenarie e convogliandoli nel frullatore della globalizzazione dove tutti i gusti, gli odori, i sapori, i colori si omogeneizzano snaturandosi e dando vita alla progettazione d'emergenza di una shock architecture che non sana la crisi, essendone invece la più efficace rappresentazione.
Non sono più la necessità, la funzione, la tradizione culturale, la continuità e l’identità storica a determinare la nascita di nuovi ordinamenti, ma la volontà di spostare l’asse del potere mondiale in direzioni che poco hanno a che fare con la vita di impotenti ed ignari cittadini: il mezzo, una programmata shockterapia che colma la crisi edilizia con mastodontiche strutture inutili ed interventi urbanistici di impatto ambientale tanto fuori scala quanto fuori contesto, convincendoci che la via della ripresa passi attraverso la quantità anziché la qualità.

"Ti spremeremo fino a che tu non sia completamente svuotato e quindi ti riempiremo di noi stessi…….”, dice il doppiogiochista O'Brien al povero Winston Smith, metafora orwelliana che, parafrasata ed aggiornata, potrebbe diventare "svuoteremo la tua testa e la tua memoria e ti daremo in cambio ciò che decideremo tu debba possedere......"

Milano, Italia, Porta Nuova
Al fondo degli emiri del Qatar tutti i grattacieli di Milano” titola il ‘Corriere della Sera’ del 27 febbraio 2015, e con questa ultima acquisizione il fondo sovrano Qatar Investment Authority (Qia) sale al 100% della proprietà dei grattacieli milanesi dell’enclave di Porta Nuova Garibaldi, Porta Nuova Varesine e Porta Nuova Isola, edifici, piazza Gae Aulenti e boschi verticali compresi.
"È il padrone di casa" dice del sovrano del Qatar Manfredi Catella amministratore delegato di Hines Italia Sgr., aggiungendo che si tratta di un investimento "più economico che finanziario”, quasi nell’intenzione di scusarsi con 60 milioni di italiani.
"Con questo investimento - prosegue Catella - l’Italia diventa il secondo Paese europeo dopo l'Inghilterra in cui il fondo sovrano del Qatar è maggiormente presente".
Ma siamo sicuri che ci sia di che vantarsene?

  “è il momento disperato in cui si scopre che quest'impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglie è uno sfacelo senza fine né forma, che la sua corruzione è troppo incancrenita perché il nostro scettro possa mettervi riparo, che il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della loro lunga rovina.”
(Italo Calvino, 'Le città invisibili', 1972)

Più che mai attuale una intervista del marzo 2020 a Naomi Klein: il Coronavirus è il disastro perfetto per il "capitalismo dei disastri"
link:
Icaro non abita qui
Architettura d'autore
Architettura in fritto misto
"Milano è una brutta e mal combinata città....."

DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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