Libri
“Disgusti. Le nuove tendenze estetiche” di Mario Perniola, 1998, le opzioni offerte dalla cultura alternativa contemporanea che ruota attorno al comune orizzonte del disgusto, sfida e provocazione che sovverte le nozioni tradizionali di bellezza e di stile.
Musei Gallerie d'Italia, un progetto di Intesa Sanpaolo per condividere con la collettività un patrimonio artistico e architettonico di1.000 opere d'arte esposte in diverse città del Paese a formare una rete di poli culturali unica nel suo genere.
Concorsi Concorso a partecipazione gratuita rivolto agli studenti per l’ideazione e la creazione del logo rappresentativo dell’azienda AMIACQUE srl.
Premio una borsa di studio di €. 5.000,00, termine di presentazione del progetto : ore 16.30 del giorno 15 febbraio 2012.
Premi
Assegnato il Premio "Abitare il Mediterraneo 2011", 1° classificati ex-aequo: Raimondo Guidacci, Elisa Valero Ramos Bodàr Bottega d'Architettura . La terza edizione aveva come tema “Architettura, strumento centrale nei processi di trasformazione urbana.”
Attualità
su Tele Ambiente, Entr'acte Intermediale rubrica televisiva di videoarte e cinema sperimentale, dal 13 Novembre 2011 ogni 2° domenica del mese, ore 23:15
All'estero:
Parigi, Musée d'Art moderne de la Ville de Paris, fino al al 29/01/2012 , "Baselitz come scultore", retrospettiva delle sculture di Georg Baselitz realizzate tra il 1979 e il 2010, in confronto dialettico con suoi dipinti e disegni su carta.
FRASE DEL GIORNO
VUOI INVIARE UNA DOMANDA O UN COMMENTO?
CERCA NEL SITO:
Potsdamer Platz di Vilma Torselli
pubblicato il 2/06/2007
Potsdamer Platz, uno dei luoghi-simbolo
della Berlino divisa, un discusso intervento di riqualificazione
urbanistica.
Berlino è una metropoli che soffre dei
problemi comuni a tante altre, più acutamente per il
suo recente passato storico che ne ha forzato la crescita in
direzioni illogiche: una sistematica fuga dei residenti verso
l'immediato hinterland, un progressivo processo di terziarizzazione,
la presenza di aree dismesse all'interno del tessuto urbano
(vecchie fabbriche abbandonate, magazzini, palazzi per uffici
ormai obsoleti ecc.) e di vaste aree libere, soprattutto nelle
zone del muro (è il caso della Potsdamer Platz), che
risucchiano all'interno della città una sorta di effetto
periferia, caratterizzato da degrado e fatiscenza.
La conversione e la riqualificazione di questi spazi per una
soddisfacente integrazione con il restante tessuto cittadino
costituiscono un ricorrente problema urbanistico, che si risolve
trovando per queste aree nuova utilità e nuovi significati
sociali, caricandole di attribuzione e di funzioni, colmando
così una sorta di "horror vacui" indotto dall'eccedenza
di spazio resosi disponibile.
Per la Potsdamer Platz, uno dei luoghi-simbolo della Berlino
divisa, davanti ad un "vacuum" così evocativo
ed eloquente, si sceglie di dimenticare, optando per un'operazione
di urban renewal dedicato alla sospensione della memoria storica.
In che modo? Adottando una soluzione di carattere simbolico
(e demagogico) che dia di Berlino l'idea di una metropoli del
mondo, ostentatamente non nazionalista, immagine della rinascita
di una Germania moderna e aperta, globalizzata, affidandone
la progettazione a professionisti di più paesi, lottizzando
equamente la volumetria tra varie multinazionali, realizzando
mastodontici monumenti al consumismo in tutte le sue varianti
in una sorta di delirio di grandezza progettuale.
L'impressione finale è che ognuno dei pur validi progettisti
abbia in effetti espresso se stesso ed il suo committente, in
apparente, totale mancanza di un comune coordinamento e che
i Berlinesi siano stati dotati di una realizzazione urbanistica
di cui probabilmente non sentivano la necessità, per
di più attraverso una progettazione che mostra di non
tenere in alcun conto né i cittadini né la loro
identità culturale, per effetto di una scelta politica
che privilegia obiettivi estranei alla città.
E' un comportamento che ha indirizzato gli interventi urbanistici
a Berlino negli anni '90 e che la Germania di oggi ha messo
già in crisi, cercando nuove vie per una progettazione
urbanistica che si riproponga come punto di riferimento e di
identità , saldatura tra passato e futuro di un popolo
che si riappropria della sua cultura anche attraverso la pianificazione
del territorio.
Dubito fortemente che, col tempo, il complesso della Potsdamer
Platz, con la sua progettazione frammentaria e disomogenea,
possa assumere un ruolo di riferimento e di coagulo per la città,
del resto gli interventi progettuali a più mani, quasi
sempre un insieme di progetti parziali più o meno integrati,
hanno sempre rappresentato un fallimento dal punto di vista
urbanistico (Brasilia è un esempio tristemente famoso!
)
In alcuni parchi giapponesi, le pavimentazioni dei percorsi
pedonali vengono posate sulle tracce lasciate dal calpestio
dei passanti sull'erba, piccolo esempio di grande integrazione
tra progettazione pubblica ed esigenze della comunità:
forse la Potsdamer Platz doveva essere calpestata da migliaia
di Berlinesi, prima di finire in mano ai suoi progettisti: chissà,
magari la lettura delle loro tracce avrebbe fornito utili indicazioni.