home
arte
architettura
arte moderna
art reader
fotografia
nuove tendenze
nonsoloarte
pillole
purezza formale
concorsi
eventi e mostre
artisti
collaborazioni
testi
links
contatti

  APPUNTI  
Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura.
L'articolo più letto in Artonweb:"Cubismo analitico e Cubismo sintetico".
  FOCUS ON  
Libri
"I quattro libri dell'architettura" di Andrea Palladio, la summa architettonica del tardo Rinascimento che ha influenzato irreversibilmente l'architettura occidentale per i successivi quattro secoli.
Musei
Mestre, nuovo Museo del Novecento (M9), l’innovazione tecnologica al servizio della cultura, del retail e dell’intrattenimento lungo un percorso collettivo che copre un arco temporale di oltre un secolo.

Concorsi
"Luxembourg Art Prize", un concorso internazionale mirato a rivelare e promuovere artisti di talento ancora sconosciuti. Scadenza 30 aprile 2019.

Premi
11° edizione del premio "PORCELANOSA Grupo di Architettura e Interior Design", premiati i progetti più interessanti del 2018 per le tre categorie in concorso.

In Italia
Napoli, Basilica della Pietrasanta-Lapis Museum la mostra "Chagall. Sogno d’amore", 150 opere, dipinti, disegni, acquerelli, incisioni. Fino al 30 giugno 2019.

All'estero
A Berlino, a Weimar, a Dessau ed in molte altre nazioni le principali iniziative per celebrarei 100 anni dalla fondazione della Bauhaus.

  CERCA NEL SITO  

Potsdamer Platz
di Vilma Torselli
pubblicato il 2/06/2007
Potsdamer Platz, uno dei luoghi-simbolo della Berlino divisa, un discutibile intervento di riqualificazione urbanistica.
Berlino è una metropoli che soffre dei problemi comuni a tante altre, qui più acutamente evidenti per il suo recente passato storico che ne ha forzato la crescita in direzioni illogiche. Le cause: una sistematica fuga dei residenti verso l'immediato hinterland, un accelerato processo di terziarizzazione, la presenza di aree dismesse all'interno del tessuto urbano (vecchie fabbriche abbandonate, magazzini, palazzi per uffici ormai obsoleti ecc.) e di vaste aree libere, soprattutto nelle zone del Muro, che risucchiano all'interno della città una sorta di effetto periferia, caratterizzato da degrado e fatiscenza.

E' il caso della Potsdamer Platz, rimasta per molti anni una vasta area desolata, una terra di nessuno dove, fino al 1989, il Muro separava Berlino Est da Berlino Ovest, di fatto diventata oggi non una vera e propria piazza, piuttosto una zona di confluenza di tre distinte aree, Daimler City, o Area Daimler Chrysler (1998), Sony Center (2000) e Besheim Centre (2004).

La conversione e la riqualificazione di questi terrains vagues per una soddisfacente integrazione con il restante tessuto cittadino costituiscono per Berlino un ricorrente problema urbanistico, che è stato risolto inventando per queste aree nuova utilità e nuovi significati sociali, caricandole di attribuzioni e di funzioni che colmino una sorta di "horror vacui" indotto dall'eccedenza di spazio resosi inaspettatamente disponibile.
Per la Potsdamer Platz, uno dei luoghi-simbolo della Berlino divisa, davanti ad un "vacuum" così evocativo ed eloquente, si è scelto di dimenticare, optando per un'operazione di urban renewal dedicato alla sospensione della memoria storica.
In che modo? Adottando una soluzione di carattere simbolico (e demagogico) che dia di Berlino l'idea di una metropoli del mondo, ostentatamente non nazionalista, immagine della rinascita di una Germania moderna e aperta, globalizzata, affidandone la progettazione a professionisti di più paesi, lottizzando equamente la volumetria tra varie multinazionali, realizzando mastodontici monumenti al consumismo in tutte le sue varianti in una sorta di delirio di grandezza progettuale.
L'impressione finale è che ognuno dei pur validi progettisti (Renzo Piano, Helmut Jahn, Richard Rogers, Arata Isozachi, Rafael Moreno) abbia in effetti espresso se stesso ed il suo committente, in apparente mancanza di un comune coordinamento, dotando i Berlinesi di una realizzazione urbanistica che sembra non tenere in alcun conto né i cittadini né la loro identità culturale, per effetto di una scelta politica che privilegia obiettivi estranei alla città.

E' un comportamento che ha indirizzato gli interventi urbanistici a Berlino negli anni '90 e che la Germania di oggi ha messo già in crisi, cercando nuove vie per una progettazione urbanistica che si riproponga come punto di riferimento e di identità, saldatura tra passato e futuro di un popolo che si riappropria della propria cultura anche attraverso la pianificazione del territorio.

Destinato ad abitazioni private, commercio, affari e tempo libero, con una progettazione talvolta frammentaria e disomogenea, il complesso della Potsdamer Platz, che si prefigge di assumere un ruolo di riferimento e di coagulo per l'intera città, emblema delle direttive urbanistiche del nuovo millennio, rischia, come tanti interventi progettuali a più mani, di restare un insieme di progetti parziali più o meno integrati, complessivamente anonimi e privi di identità urbanistica, storica, culturale, specchio delle contraddizioni proprie della moderna società.
Contraddizioni che l’architetto deve essere capace di scovare e ricomporre diventando un cacciatore di tracce, un segugio che scopre i segni lasciati dalla gente nell’ambiente senza neppure rendersene conto, spontenei e derivati dall’uso e dalle abitudini di una comunità, deve trovarli, analizzarli, decifrarli e canalizzarli in un progetto nel quale, in qualche modo, quelle vecchie tracce siano recepite e identificabili diventando memoria. Forse in Potsdamer Platz questo non è sempre avvenuto.

In alcuni parchi giapponesi, le pavimentazioni dei percorsi pedonali vengono posate sulle tracce lasciate dal calpestio dei passanti sull'erba, piccolo esempio di grande integrazione tra progettazione pubblica ed esigenze della comunità: forse la Potsdamer Platz doveva essere calpestata da migliaia di Berlinesi prima di finire in mano ai suoi progettisti, chissà, magari la lettura delle loro tracce avrebbe fornito utili indicazioni.

* articolo aggiornato il 12/03/2013


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


blog di Efrem Raimondi


blog di Nicola Perchiazzi
 








RIFLETTORI SU...


Richard Hamilton, "She"




L'opera di Richard Hamilton nell'ambito del movimento pop inglese è paragonabile a quella...... continua

 
 

© Tutto il contenuto del sito è protetto dalle leggi sul Copyright.Tutti i diritti sulle immagini e sui testi pubblicati sono riservati agli autori e sia immagini che testi non possono essere riprodotti senza il loro consenso. Le immagini presenti tratte da internet hanno esclusiva funzione di documentazione ed informazione, mancando in via assoluta ogni finalità di lucro, nel rispetto dell'art. 70 comma 1 bis, L. 633/1941. Qualora la loro pubblicazione violasse diritti d'autore, esse verranno prontamente rimosse previa richiesta. Responsabile del sito: dr.arch. Vilma Torselli.