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Milano, DISEGNI PER VERSI, Collages
24 gennaio/2 febbraio 2009
a cura di Eduardo Simone, presentazione di Ferruccio Giromini
L’ Inferno di Dante visto da Chiara Dattola.

INAUGURAZIONE sabato 24 gennaio ore 18.30

SPAZIO PAPEL - via Savona 12 MILANO - spaziopapel.net - papel@spaziopapel.net


L'Associazione Crapapelada Milano organizza allo Spazio Papel una mostra di illustrazioni inedite dedicate all’Inferno di Dante e realizzate da Chiara Dattola.
L’Inferno di Dante, collage di perversioni, di miserie, di vizi e di turpitudini umane di ogni sorta.
L’Inferno di Dante, collage delle fatiche umane nell’attraversamento dei sentieri della vita, dei paesaggi interiori, dei percorsi disconnessi della Storia, nell’impari rapporto con la Perfezione.
L’Inferno di Dante, illustrato dai collages di Chiara Dattola, pieni di luci scoppiettanti, di calde tonalità, di strappi laceranti, di forme infomi, di profumi di olii...
Tutto questo è il frutto della grande vitalità della giovane, sensibile e colta illustratrice a cui lo Spazio Papel dà il suo caloroso benvenuto.

a cura di Eduardo Simone


Per l’occasione le Edizioni PAPEL hanno realizzato un cofanetto a tiratura limitatissima con le stampe numerate e firmate delle 12 illustrazioni in mostra., impreziosito da un’interessante presentazione del lavoro di Chiara Dattola scritta da Ferruccio Giromini, giornalista, tra i massimi esperti di comunicazione visiva.

Questa la sua presentazione :

LE VIVIDE LUCI DELL’ABISSO

Sembra davvero che noi italiani ce l’abbiamo nel sangue, proprio nel dna, la grande Commedia dantesca.
La prima spiegazione, la più facile: forse è perché ce ne parlano per tanti anni di scuola che alla fine non possiamo far finta di niente. La seconda interpretazione, poco meno evidente: forse è perché si tratta di un’opera così intensamente italiana, nella sua essenza più profonda, che gli italiani non possono non sentirla come del tutto propria. La terza via: forse, magari in percentuali diverse per ciascuno, sono vere entrambe le precedenti.
Di fatto, in modi più o meno confusi o più o meno nitidi, i vari gironi danteschi fanno parte incontrovertibilmente del nostro immaginario, e quelli infernali di sicuro più di quelli del Purgatorio e del Paradiso. Forse perché siamo soprattutto un popolo di poliedrici e fin orgogliosi peccatori?
Con tali premesse, si può capire la tranquilla familiarità con Caronte e Cerbero, con Paolo & Francesca, con il conte Ugolino, con fiamme vivide e oscurità frementi, che sono in grado di dimostrare anche molti nostri artisti. Al di là di una comprensibile reverenza per la grandezza e complessità del testo, infatti, costoro sanno bene per quale verso prendere le magnifiche perversioni dell’Alighieri e dei suoi personaggi, sanno bene come rapportarvisi, sanno bene come capirle, come rappresentarle, farle rivivere, resuscitarle di volta in volta da una vita di carta all’altra.
Inferni di carta, sì; ma anche inferni – soprattutto inferni, appunto, più che purgatori e paradisi – di forme brulicanti; e talvolta anche inferni di colori.
Quali sono i colori dell’Inferno? Secondo Gustave Doré, primo gran maestro di tutti, naturalmente poco bianco e tanto nero. Grovigli di neri, pesanti e assedianti, catturanti, in modo sensibile imprigionanti. Una interpretazione filologicamente ineccepibile. Ricordata e reinterpretata poi da molti altri, magari scivolando con naturalezza nei rossi corruschi del magma sotterraneo, nei blu fondi di una notte percepita come eterna, nei bruni di un buio poco perforabile dalla vista umana.
Per questo ci sorprendono, ci sbigottiscono, ci scuotono, ci entusiasmano i colori dell’Inferno ora immaginato da Chiara Dattola. Lucenti, contrastanti, vivaci, dinamici, a suggerirci e renderci un oltretomba inedito, stavolta pulsante d’energia quant’altri mai. Un sabba di forze contrastanti, una bolgia di vettori eccentrici e centrifughi, un vero pandemonio – ma brioso, e verrebbe da dire raggiante. E ci piace in modo particolare questa reinterpretazione luminosa del buio, perché ci pare di intravvedervi quasi un combattimento giocoso contro l’oscurantismo, una visione mossa e quasi pagana di un panorama troppo spesso visto, e raggelato in modi fin troppo ortodossi, solo come cupamente repressivo.
Scopriamo dunque una visione ancora più “italiana” di una materia italianissima. Una folla di individui peccatori accomunati nel caos di un’atmosfera quasi briosa, come noncurante della gravità della situazione che si sta vivendo.
Nel bene e nel male, l’Italia di sempre – del Medioevo come del Duemila – ve la si legge a puntino. Certo, sul contenuto ideologico e tutte le relative implicazioni si potrebbe stare a discutere all’infinito. Ma se ci limitiamo a considerare la vigoria delle immagini, queste nuovissime e davvero incredibilmente nuove di Chiara Dattola sono senza alcun dubbio straordinarie e meravigliose. E ciò stavolta ci basta, eccome, e ci avanza.

Ferruccio Giromini


e 'l tronco suo gridò: "Perché mi schiante?"
Canto XIII, v 33


Fuor della bocca a ciascun soperchiava
d'un peccatore li piedi e de le gambe

Canto XIX, v 22-23

Chiara Dattola vive e lavora a Varese come illustratore.
Collabora con Corriere della Sera, Corriere Motori, Sole 24 Ore, 24Magazine, Giudizio Universale, Linus e Internazionale.
Illustra anche libri per bambini e per adulti.
I suoi lavori sono stati selezionati per l'Annual degli illustratori italiani edizione 2006, 2007, 2008 e 2009 edito dall'Associazione illustratori.

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