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Renato Guttuso,"Portella della Ginestra"
di Vilma Torselli
publicato il 9/05/2007
Un tragico 1° maggio nella commemorazione che ne fa un artista impegnato politicamente, in un linguaggio dal realismo popolare che lo avvicina empaticamente alla sofferenza dell'umanità.
Una delle pagine della storia d'Italia più tragiche ed oscure riguarda il primo maggio del 1947, data tristemente famosa per un massacro di braccianti e contadini conclusosi con 11 morti, fra cui due bambini, e 27 feriti: la folla di duemila lavoratori radunatasi per festeggiare la riconquistata libertà dal regime fascista fu infatti bersaglio di una furiosa sparatoria per mano della banda di Salvatore Giuliano, forse esecutore per conto di mandanti mai chiaramente identificati, celati negli intrighi di un periodo storico di transizione segnato da compromessi, tradimenti e depistaggi.

Nel 1957 Renato Guttuso (1911-1987) realizza "Portella della Ginestra", un olio su carta intelata di 105x200 cm, oggi custodito nel Museo Guttuso di Bagheria, per ricordare alla contemporaneità quella strage contadina, buttandole in faccia le immagini crude di un insensato massacro e ribadire ancora una volta, a modo suo, quel forte impegno morale e politico che caratterizza tutta la sua opera di antifascista militante.
Da lì, dalle sue istanze libertarie, dal suo impegno a fianco del PCI, scaturisce infatti il suo realismo popolare, in polemica opposizione con le contemporanee tendenze astrattiste vuotamente formali, ai suoi occhi sintomo di qualunquismo artistico e disimpegno civile.

L'impianto compositivo è di chiara derivazione picassiana, mai forse in un dipinto di Guttuso il ricordo di "Guernica" è stato così presente: nella concitazione dell'insieme, le masse si contrappongono e si sovrappongono in piani scomposti, dipartendosi da un forte tema centrale, la coppia di cavalli caduti, diramandosi poi in un groviglio di figure, alcune raggruppate a coppie, a rappresentare contemporaneamente tanti drammi nel dramma, l'uomo steso a terra confortato da una vecchia china su di lui con gesto pietoso, la donna morente tra le braccia di un uomo che si guarda alle spalle, cercando aiuto, la figura centrale con le braccia allargate in segno di impotenza e di resa. Come sempre, il dipinto esprime da parte dell'artista una commossa partecipazione che lo lega empaticamente al soggetto rappresentato, simbolo della sofferenza dell'umanità tutta.

La simbologia contadina, gli animali, il carretto, l'abbigliamento delle persone, rendono con il consueto realismo, che per Guttuso è una sorta di imperativo non già stilistico, ma etico, l'ambiente popolare della Sicilia degli umili, struggente ricordo autobiografico che diventa potente narrazione in una pittura che, tralasciando i toni allegorici, vuol essere una inequivocabile e ferma denuncia morale ed una condanna senza appello per tutto un sistema politico.
Fedele al suo realismo di impronta plastica, dalle linee tortuose, dai colori caldi e decisi, dal linguaggio chiaramente descrittivo, Guttuso dipinge un altro capitolo di una lunga epopea popolare, poetica commemorazione alla memoria di tanti eroi sconosciuti, perché non vengano dimenticati.

link
Renato Guttuso, "Nudo sdraiato"
Renato Guttuso, "Crocifissione"
Renato Guttuso, "Fuga in Egitto"


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