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Bernard Buffet, "Sponde della Marna"
di Vilma Torselli
pubblicato il 3/05/2007
Metafora esistenziale della solitudine umana in una pittura figurativa dal secco grafismo lineare.
"La peinture on n'en parle pas, on ne l'analyse pas, on la sent". (Bernard Buffet)

Bernard Buffet (1928-1999) è una delle personalità geniali ed isolate che, alla fine della seconda guerra mondiale, si affacciarono alla ribalta artistica di un'Europa dove l'euforia iniziale per la fine del conflitto veniva gradatamente ridimensionata dalla presa di coscienza di una realtà distrutta, da rifondare con una problematica ricostruzione.

La fama di Buffet, forse perchè fornisce una risposta chiara ad un'arte non figurativa in crisi, esplode in maniera incontenibile, incontrando subito il favore del pubblico e provocando reazioni differenziate nella critica: Bernard Buffet non è un autore d'evasione, non diverte, non è accattivante, non è popolare e tuttavia, in modo del tutto trasversale, non lascia indifferenti, si fa odiare o amare, certamente si fa ricordare ed ha sul pubblico la presa immediata di chi sa rispondere alle attese di una società ancora traumatizzata dagli orrori del conflitto.

La sua maturazione artistica è marchiata dalla dolorosa esperienza della guerra e del dopoguerra, come avviene per molti artisti a lui contemporanei, un'epoca di soprusi e di violenze delle quali si fa testimone attraverso il suo lavoro, che da subito si configura come metafora esistenziale di valenza universale per esprimere le angosce di una generazione disillusa e disperata.
Il suo linguaggio è sempre figurativo, in chiave espressionista derivata dallo studio di James Ensor, con netto rifiuto delle contemporanee tendenze astratte, scarno e sintetico nelle linee secche e nelle nervature nere che definiscono le forme entro uno schema di rigida tessitura, con uno svolgimento nervoso e segmentato dei contorni di immagini ridotte a sagome essenziali dai toni cromatici lividi e freddi in atmosfere sulfuree talvolta di compiaciuta tetraggine: questo "Sponde della Marna", che evidenzia bene tutte queste caratteristiche formali, è , come tutti gli esterni di Buffet, uno spazio raggelato e deserto da dove la vita è bandita.

Con una coerenza estrema che, con il tempo, sotto la spinta di esigenze soprattutto commerciali (ha eseguito nella sua vita più di 8000 opere), tenderà ad acquisire tratti e moduli di tipo ripetitivo e stereotipato, prevalentemente decorativistico, Buffet dipinge gli aspetti più crudi della vita, raffigurando su tele di grandi dimensioni, con mano sicura e tratto fermo (non a caso fu anche ottimo incisore), figure umane scarne e sofferenti attraversate dai suoi tipici tagli lineari, nature morte crudelmente fissate nella loro inerzia, interni sordidi, città spettrali: è un'arte crudele, disincantata, amara, permeata dalle ansie e dalle angosce del movimento esistenzialista e della filosofia sartriana, della quale il critico Edward Lucie-Smith lo accusa di aver recepito solo i caratteri più superficiali, certamente i più significativi e più popolari presso la sua generazione, quelli nei quali era più facile identificarsi.

Mai accettato pienamente dagli ambienti intellettuali, anzi definito da certa critica "miserabilista" per la sua pittura "triste", in realtà Bernard Buffet riflette il dramma esistenziale dell'umanità tutta nella desolata solitudine di immagini nelle quali forse non ci piace riconoscerci.

Nel 1999, malato di Parkinson, Bernard Buffet si suicida e le sue ceneri vengono disperse nel parco del Museo Bernard Buffet a Surugadaira, in Giappone, interamente dedicato alle sue opere.

* articolo aggiornato il 24/11/2014


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