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Mel Ramos, "Hippopotamus"
di Vilma Torselli
pubblicato il 14/05/2007
In una giocosa galleria di ritratti di estrema perfezione tecnica, l'erotismo voyeuristico fortemente ironico delle pin up che popolano l'immaginario americano manipolato dalla pubblicità.
Mel Ramos (1935), californiano di Sacramento, è uno dei pochi artisti pop che abbiano dato un incisivo contributo, anche nel senso della popolarità, a questa corrente pur non facendo parte del gruppo della "prima ondata", praticamente una generazione, quella dei Warhol e dei Rauschenberg, per intenderci, che scomparendo lasciò un diffuso vuoto creativo.
Ciò è dovuto in gran parte al fatto che le sue opere, in generale, sono estremamente attraenti, immediate ed accattivanti grazie ad un virtuosismo tecnico e ad un'abilità nell'utilizzo del mezzo rari anche in pittori che, più di lui, hanno raggiunto fama e consensi, ed è, questa, una peculiarità di cui Ramos mostra di essere consapevole attuando la sua ricerca estetica all'insegna di un certo compiacimento formale.
Il critico Lawrence Alloway dice che "pittoricamente la tecnica si increspa attraverso lo schema araldico", parole forse sibilline che però ben rendono l'idea di un linguaggio formale raffinato ed al tempo stesso disinvolto, senza forzature, costruito per essere di immediata comprensione e per piacere, secondo il più corretto progetto di marketing pubblicitario.

Con un esordio nel realismo degli anni '50, Ramos affonda poi le sue radici ispirative nei processi disgregativi attraverso i quali la Pop Art invalida le distinzioni tra arte e cultura popolare, denunciando la banalità del consumismo nella cultura americana e pervenendo, dall'iniziale critica di costume, ad una più severa critica sociale, utilizzando, come Roy Lichtenstein, Sigmar Polke, Andy Warhol, le tecniche mutuate dal mondo dei mass media.
E' il periodo delle rielaborazioni pittoriche di celebri personaggi dei fumetti (Flash Gordon, Wonder Woman e tanti altri supereroi) dai quali deriva poi la sua produzione più nota, le famose e sensuali Pin Up ritratte in mille modi, in pose assurde, come quella di "Hippopotamus", del 1967, 180x247 cm, sdraiata, chissà perché, su un ippopotamo. L'immagine gioca sul contrasto tra la leggiadra bellezza del nudo femminile e la massa imponente dell'animale, al quale il gioco di luce conferisce una consistenza bronzea, coniugando stilisticamente le origine realistiche con un'ironica decontestualizzazione e con il surreale impatto di un'immagine improbabile, che trae da questo dualismo un suo fascino ambiguo.

Negli anni, Ramos ha dato vita ad una vasta iconografia di reginette di bellezza che esibiscono i loro corpi associati ad oggetti-culto della pubblicità, come il tubetto di Colgate o la banana Chiquita o le sigarette Philip Morris, portando avanti fino agli anni '90 la sua formula collaudata e vincente.
Si tratta di un erotismo voyeuristico fortemente ironico, che traduce la critica di una società che commercializza il corpo femminile, in una giocosa galleria di ritratti di estrema perfezione tecnica: egli dice: "Cerco di celebrare gli eroi popolari e le regine del sesso in modo immediato......." .
L'intento provocatorio è stato talvolta frainteso, le reazioni dei movimenti femministi dell'epoca (siamo negli anni '60) furono vivacemente polemiche, ma appare evidente in Mel Ramos la mancanza di un intento in qualche modo politico, c'è un elegante distacco nella sua denuncia, forse più sottile e penetrante perchè meno esplicita, che ne fa un divertissement intellettuale in cui l'onnipotente pubblicità, in una società che usa il sesso per vendere tutto, diventa la musa ispiratrice dell’immaginario erotico americano, manipolato dalle lusinghe dei messaggi pubblicitari come un qualsiasi prodotto commerciale.

La più recente serie dei “The drawing lesson” sono omaggi che Ramos rivolge ai padri della pittura moderna, come Matisse, Picasso, Velasquez, denunciando uno studio attento ed appassionato della pittura "nobile", quasi un ripensamento in chiave culturale del suo iter artistico, impressione confermata anche dalle rielaborazioni di alcuni dei suoi stessi temi classici degli anni '60, tuttavia è evidente la difficoltà di staccarsi dal suo personale cliché, se non rinunciando alla magia di quei nudi così irrealmente perfetti nei quali l'ironia nobilita ogni volgarità.
Come dice Maureen Mullarkey , critica d'arte, a proposito di Ramos, "Nowadays, irony is the universal solvent for changing banalities into gold", e questo concetto pare l'abbiano l'hanno capito in molti, tra i pittori moderni.


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