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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: L'automobile, mito futurista.
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New Neurotic Realism
di Vilma Torselli
pubblicato il 4/04/2007
Abile prodotto di marketing di un colosso della pubblicità, un movimento estremo che ha il merito di aver dato nuova spinta ad una scena artistica immota e stagnante e spazio ed audacia ad artisti giovani dalla spregiudicata creatività.
La moderna scena artistica britannica è indubbiamente molto movimentata, attraversata da fenomeni di breve durata e di grande sensazionalismo, come la "Young British Art" o jBA, la "Bad Painting" ed il New Neurotic Realism, definizione coniata da Charles Saatchi, big della pubblicità (Saatchi & Saatchi ha organizzato nel 1979 la campagna elettorale della Thatcher), con una grande passione per l'arte, o big dell'arte dedito alla pubblicità, nume tutelare e mecenate di molti artisti e di tutti i movimenti contemporanei anglosassoni spiccatamente trasgressivi e provocatori (é il "padrino" di Damien Hirst), maggior sponsor e maggior collezionista d'arte moderna in assoluto in Inghilterra.
Dopo l'allestimento della discussa "Sensation" presso la National Gallery di Londra nel 1997, nel 1998 Saatchi realizza alla Saatchi Gallery di Londra la prima di una serie di mostre, "The New Neurotic Realism", con un catalogo corredato da un saggio del critico Dick Price, esponendo le opere di un diversificato gruppo di giovani artisti che gravitano nell'ambiente intellettuale londinese, tra cui Ron Mueck, Katia Liebmann, Peter Davies, Cecily Brown cui si unirà poi Martin Maloney, critico e curatore d'arte, teorico della "Bad Painting" e pittore.

E' subito scandalo attorno al gruppo di artisti eterogenei accomunati solo dalla voglia di trasgressione in uno dei tanti "ismi" dell'arte moderna che nulla hanno della corrente artistica: la pittura in stile falsamente ingenuo, gli accumuli in stile nouveauréalista, il fotomontaggio, l'iperrealismo, il trash, l'arte povera, molti e confusi i linguaggi del New Neurotic Realism che sembra piuttosto l'abile prodotto di marketing di un colosso della pubblicità invece che un nuovo movimento dell'arte britannica, basato com'è sull'autopromozione e su un'abile tattica commerciale.

Senza dubbio, il vuoto delle iniziative culturali sia nel settore pubblico che privato nell'Inghilterra degli anni '80 ha favorito l'affermazione di questi artisti, in concomitanza anche ad una crescita demografica della popolazione più giovane che ha creato per loro un nuovo pubblico giovane e ad astute manovre politiche che hanno fatto coincidere iniziative culturali e collegi elettorali.
Lo stesso Saatchi riconosce che Margareth Thatcher, la lady di ferro, "..... ha creato un ambiente in cui le persone potessero scrollarsi di dosso il ruolo impostogli. Non si doveva più essere falliti o disadattati per forza. Uno studente come Damien Hirst poteva finalmente sentirsi onnipotente".

Va indubbiamente riconosciuto a movimenti estremi come il New Neurotic Realism il merito di aver dato nuova spinta ad una scena artistica immota e stagnante e spazio ed audacia ad artisti giovani che senza quel clima culturale così pieno di promesse non si sarebbero avventurati con tanto spregiudicato coraggio in un mondo aleatorio ed incerto come quello dell'arte.

Ma andiamoci piano, a chiamarla "arte".


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