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La rinata Galleria d’arte moderna di Roma Capitale restutuisce al pubblico un nuovo polo culturale nel spazio espositivo dell'ex convento di via Crispi aperto negli anni '20. La collezione museale conta 3400 opere di artisti del '900 quali De Chirico, Guttuso, Carrà, Balla, Morandi, Sironi, Manzù.
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Parole disegnate
conversazione con Stefano Maria Baratti

Sfilacciate, compresse, sovrapposte, ripetute, espanse ...... le parole, espressione di meccanismi inconsci, asservite ad acrobatiche decontestualizzazioni, si caricano di significati indipendenti dal testo, non necessariamente decifrabili, svuotate di ogni pretesa logica, assunte nel loro significato primario di elemento visivo e segnico, di grafoma slegato dalla sua valenza fonica, trasfigurate in forme e colori, diventando contributo essenziale alla composizione grafica.
Ed è così che la parola diventa immagine, espressione pittorica in grado di comunicare autonomamente messaggi e contenuti non linguistici, ideogramma, nel senso letterale del termine, con un suo preciso significato iconico che si confronta con il disegno, la "parola dipinta" che trasforma "l'eco poetica in spazio sensibile" (Pino Viscusi "La parola dipinta", 1994), luogo dell'interiorità e dell'emozione.

Parole da guardare, parole disegnate per una sintesi tra concetto ed immagine che configura un nuovo lessico visivo di grande potere evocativo: l’autore, Stefano Maria Baratti, ne parla in questi termini.



"L'inglobamento dello spirito estraneo",
opera digitale , 2002
Secondo me le parole sono dei codici che veicolano un significato. Ma per l'artista questo vocabolo estremamente labile, "significato", dovrebbe essere definito seguendo degli itinerari più complessi, che spesso coinvolgono meccanismi emotivi e psicologici, richiami e "ridondanze". Le parole racchiudono una varietà di segni non sempre facilmente comprensibili. Hai mai provato a ripetere la stessa parola un centinaio di volte? Ecco, perde il suo significato originale (oggettivo) e acquista un nuovo spessore (soggettivo), una eco, un suono armonico che riverbera e ritorna all'infinito, al caos primordiale.

Ho deciso di rappresentarle partendo dal presupposto che le caratteristiche delle opere d'arte si riferiscano ad altre caratteristiche di sistemi culturali o psicologici, o parzialmente ne derivino, o ne siano determinate. Esistono quindi delle condizioni preliminari a causa delle quali per certi artisti, incluso il sottoscritto, la parola spesso preclude la possibilità di poter utilizzare il linguaggio come un segno che veicola significati, messaggi e codici non necessariamente collegati all'immagine, ma completamente estranei al contesto. Non credo di "rappresentare" le parole, quanto invece di rivelarne, in un modo del tutto aleatorio, certi aspetti metafisici all'interno del mio spazio visivo.
In relazione al quadro presentato, mi sembra di aver capito che spesso un titolo (come ad esempio il titolo di un film) può connotare una storia autonoma, quasi estranea allo svolgimento delle vicende. Suppongo che in basso a sinistra ci siano due personaggi, padre e figlio (realtà quotidiana), che osservano un quadro (realtà estranea), mentre tra le due realtà s'interpone, inaspettatamente, una terza realtà (realtà spirituale), una figura magica come coefficiente necessario all'osservatore per "oltrepassare" un qualunque aggregato di eventi od oggetti familiari per assimilarsi ad un nuovo significato - quello artistico - che si trova dall'altra parte.



© Copyright Stefano Maria Baratti



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