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MISSONI esploratori di percezioni fra arte e scienza
di Luca Francesco Ticini
L'immaginazione è una compagna indispensabile nell'attività creativa di artisti, filosofi e scienziati. Molti hanno cercato di limitarla ad una sola definizione, ma gli sforzi compiuti si sono rivelati un insuccesso.




Tuttavia, oggi si è concordi nell’individuare nella mente (e quindi nell’attività del cervello) la sorgente dell’incessante fluire creativo e, grazie alle moderne tecnologie di ricerca, abbiamo fatto alcuni passi in avanti nella conoscenza delle attività percettive essenziali su cui poi si leva la vivacità creativa.
L’arte, la musica, la letteratura, l’architettura - e più in generale ogni attività umana - sono il frutto dell’organizzazione della nostra mente. Vale la pena riflettere, quindi, sull’operosità dei Missoni cui quali è stato scritto molto, ma quasi mai in relazione all’attività del cervello.

Ottavio Missoni è un ricercatore di emozioni, ritmi e colori, forme e strutture. Il suo lavoro è frutto di un’esplorazione delle potenzialità e dei limiti percettivi della propria mente, che si riflette prontamente in un’esplorazione più generale del cervello umano. Alla luce delle nuove conoscenze in campo neurobiologico possiamo affermare che i Missoni, inconsapevolmente, studiano e rivelano i principi generali dell’attività del cervello sia nelle opere su carta sia negli abiti. Lavorando nell’atelier piuttosto che in un laboratorio, essi compiono misure accurate - certamente differenti da quelle scientifiche - ma altrettanto importanti per comprendere la natura delle percezioni.

Dunque, che cosa succede nel nostro cervello, quando ammiriamo un abito Missoni? Senza dubbio ognuno di noi prova esperienze estetiche dissimili; nonostante ciò, tale variabilità poggia le fondamenta su processi fisiologici comuni a tutti. Le ricerche scientifiche, infatti, ci hanno permesso di capire che l’uomo è in grado di percepire i colori e le forme grazie ad alcune regioni specializzate del cervello: quando guardiamo i colori di Missoni si attiva un’area specializzata nella percezione del colore. Se ci concentriamo sulle movenze di un’indossatrice, un’altra parte del cervello è coinvolta. Ancora, un dipinto o un abito ci regala emozioni coinvolgenti e raffinate perché oltre alle aree citate in precedenza ne sono stimolate altre, grazie alle quali avvertiamo la sensazione di benessere e appagamento.

E’ difficile parlare dell’attività creativa dei Missoni in poche righe, perciò desidero soffermarmi in particolare su un elemento figurativo che negli anni i Missoni non hanno abbandonato: la “riga”.
Gli artisti hanno sempre utilizzato le funzioni espressive delle linee rette e, soprattutto a cominciare dall’inizio del ventesimo secolo, queste sono state totalmente astratte dalla rappresentazione figurativa per essere utilizzate come elemento cardinale nell’arte. Un esempio è Piet Mondrian che creò una rappresentazione astratta di rette ortogonali fra loro, nel desiderio di rappresentare i costituenti essenziali delle forme. Ora, in molte opere su carta ed abiti dei Missoni, riconosciamo un incalzarsi parallelo di rette e spigoli che genera una complessa e piacevole didascalia di righe e colori. Queste creazioni hanno un’importante caratteristica che molti definiscono “astrazione della forma”. In termini biologici, l’astrazione è la prima azione creativa che il nostro cervello compie durante la percezione. L’astrazione è una ricerca delle caratteristiche essenziali e costanti di ciò che si presenta ai nostri occhi ed è la prima occasione che lega il mondo esteriore con quello raffigurato nella nostra mente. Nel caso della forma, l’astrazione ha principio con l’attività di un gruppo di cellule del cervello che rispondono alle linee rette con orientamento specifico. Queste cellule sono considerate l’astrazione biologica della forma o meglio gli elementi primari nella percezione di tutte le forme, e sono le stesse cellule che si attivano dinanzi alle opere di Mondrian e di Missoni.

Come ogni artista, i Missoni creano ciò che più li soddisfa (si potrebbe dire ciò che più appaga la loro mente) e, con l’utilizzo delle righe, realizzano delle composizioni che siamo unanimemente capaci di riconoscere, come se esse possedessero qualcosa di familiare. Forse ciò avviene proprio perché l’apparente semplicità delle righe riflette l’universalità dei primi passi che ogni cervello compie nell’elaborare le forme e forse questo è il motivo che ha reso lo stile Missoni generalmente amato ed insensibile al logorio del tempo.

I Missoni sono celebrati soprattutto per i loro colori, la cui rilevanza nelle loro opere è determinata anche dalle stesse righe che esaltano e liberano il colore dai confini imposti dalle figure complesse, cosicché la nostra attenzione si focalizza principalmente sulle cromie. Anche ciò avviene per un motivo fisiologico, in particolare perché le cellule che astraggono la forma non sono interessate al colore della linea e di conseguenza separano la percezione della forma da quella del colore. Si può sostenere che in queste creazioni i Missoni astraggono anche il colore, giacché esso non appartiene ad una particolare forma. Al contrario, quando il colore è una proprietà di un oggetto specifico, esso perde valore percettivo e l’attività del cervello è diversamente distribuita, rivelando una maggior complessità nell’elaborazione.

Negli ultimi anni, gli scienziati hanno cominciato a collaborare con gli artisti aprendo la strada ad un nuovo campo di ricerca chiamato Neuroestetica, per lo studio della quale è stata fondata la Società Italiana di Neuroestetica (www.neuroestetica.org). Tutto è cominciato quando alcuni scienziati appassionati, fra i quali il neurobiologo londinese Semir Zeki, hanno introdotto l’arte nelle loro ricerche per capire cosa succede nel nostro cervello quando guardiamo una creazione artistica e proviamo delle emozioni, accostando pertanto due mondi solo apparentemente molto distanti fra loro: l’Arte e le Neuroscienze.


Luca Francesco Ticini
Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki”

CV
Luca Francesco Ticini
, neurobiologo, ha studiato presso l’Università degli Studi di Trieste e attualmente lavora presso il Center of Neurology dell’Hertie-Institute for Clinical Brain Research, di Tuebingen (Germania). I suoi progetti scientifici sono finanziati dal programma di ricerca dell’Unione Europea “Marie Curie”.

È presidente della Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki” (www.neuroestetica.org), vicepresidente fondatore del Comitato per la Promozione delle Neuroscienze, membro della Società Italiana di Neuroscienze, rappresentante dell'Istituto di Neuroestetica di Londra (UK) e Berkeley (California).

Ha tenuto seminari presso Università, Istituti culturali ed artistici e di divulgazione scientifica nazionali ed internazionali. È autore di numerosi articoli e saggi che approfondiscono le relazioni fra le diverse espressioni artistiche e la fisiologia del cervello, nonché di testi critici per artisti e stilisti di fama.

Ha collaborato a diverse esposizioni patrocinate dal Ministero della Ricerca ed ideatore e curatore della mostra “Genialmente, l’arte del cervello”. Per questa iniziativa - che ha coinvolto nel comitato scientifico scienziati di altissimo livello come Semir Zeki e Manfredo Massironi e lo stilista Ottavio Missoni - Ticini ha ottenuto l'apprezzamento per l’originalità ed il valore scientifico dal Presidente della Repubblica Italiana.

link:
www.neuroestetica.org
Neuroestetica






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