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Concorso a partecipazione gratuita rivolto agli studenti per l’ideazione e la creazione del logo rappresentativo dell’azienda AMIACQUE srl.
Premio una borsa di studio di €. 5.000,00, termine di presentazione del progetto : ore 16.30 del giorno 15 febbraio 2012.

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Assegnato il Premio "Abitare il Mediterraneo 2011", 1° classificati ex-aequo: Raimondo Guidacci, Elisa Valero Ramos  Bodàr Bottega d'Architettura . La terza edizione aveva come tema “Architettura, strumento centrale nei processi di trasformazione urbana.”
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su Tele Ambiente, Entr'acte Intermediale rubrica televisiva di videoarte e cinema sperimentale, dal 13 Novembre 2011 ogni 2° domenica del mese, ore 23:15
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Un'ipotesi di città
di Vilma Torselli (parte I)
e Pietro Pagliardini (parteII)
pubblicato il
17/02/2009
“….. Le città sono vissute, sono essenzialmente delle strutture di relazione, generate dai movimenti e stimolate dalle nostre sensorialità. Nei movimenti che compiamo effettuiamo una lettura ipertestuale dei luoghi, operando in maniera selettiva e soggettiva nel grande “testo” della città, generando in tal modo una miriade di modi diversi di vedere la stessa città, dal momento che sempre mutevoli sono i suoi punti di vista. La città è pertanto la risultante di un processo di costruzione che intreccia di continuo l’apporto individuale con quello collettivo, avendo di conseguenza un’”identità variabile”. Parlare pertanto di persistenza dell’identità dei territori è assai aleatorio, perché significa individuare, in un processo dinamico inarrestabile, un preciso momento storico cui assegnare un’essenza particolare……” (Roberto Grandi, Convegno “L’architettura del movimento”, Bologna, maggio 2006)

L’urbanistica moderna, specie in territori come quello italiano ricchi di preesistenze di pregio, fortemente caratterizzanti la struttura planimetrica e l’insieme architettonico-ambientale-paesaggistico, si trova nella duplice difficoltà sia di rispettare l’esistente, sia di esprimersi in modo autonomo e adeguato ai tempi.
Il primo approccio alla lettura dell’ambiente urbano si focalizza solitamente sulla ricerca dell’ordine e del bello, riconosciuti come valori prioritari da individuare e rispettare, tracciando in modo restrittivo e categorico i binari di ogni ricerca preliminare. Ciò comporta quasi sempre un tentativo costante di omologazione per ricavare dall’osservazione dell’esistente i criteri formativi ricorrenti e svilupparli ulteriormente in una progettazione conforme.
Ora, a giudicare dalle difficoltà e dagli errori che da questa pratica derivano, si può a buona ragione pensare che la via da seguire sia un’altra, non quella della conoscenza, sulla quale ci ha fino ad oggi sospinto il nostro razionalismo cartesiano, ma quella dello smarrimento, dell’abbandono consapevole di un percorso ragionato a favore di una deriva sperimentale e spontanea, di una esplorazione emozionale degli spazi urbani percorsi secondo direzioni accidentali, osservati nei particolari spesso dimenticati, alla scoperta dei complessi rapporti tra ambiente e psiche. E lasciarsi andare non più, o non solo, lungo i percorsi viari, il tragitto noto tra casa e ufficio, casa e scuola ecc., ma perdersi su inedite rotte inesplorate, come se ci si trovasse in una città sconosciuta senza le informazioni necessarie per muoverci.

Di questa visione situazionista dell’urbanistica ci sono inequivocabili echi nelle teorie di Augé, di Bauman, di Baudrillard, di Ritzer, nelle elaborazioni di Koolhaas e Tschumi, di quanti, nell’analisi dell’ambiente antropico, si muovono secondo i tracciati irrazionali della psicogeografia, alla ricerca di indizi, connessioni e corrispondenze tra psiche e territorio, scardinando ogni rapporto passivo tra individuo e città a favore di un rapporto attivo e creativo nel quale l’ambiente urbano si può leggere come un insieme di segni diversi, ma in grado, tutti nel complesso, di instaurare una comunicazione lessicale e ideografica..
E’ chiaro come una lettura emozionale dell’ambiente urbano sia in grado di superare frammentarietà e contrapposizioni linguistiche e stilistiche, poiché non si regge su regole canonizzate che possono essere contraddette o adottate, ma sul "bouleversement" dei luoghi (il Manifeste pour le bouleversement de l’architecture di Isidore Isou viene pubblicato nel 1968), dépaysement e détournement indotti dalla ‘deriva’, una sorta di passeggiata libera e casuale senza fisso itinerario che apre alla fisicità percettiva non solo dell’esistente, ma anche dell’immaginario e dell’ideale, ad una fruizione sensoriale ed estetica dell’ambiente in cui si muove il corpo.

“…… Detournement è la libera appropriazione delle creazioni altrui. Detournement è decontestualizzazione. Va da sé che uno non è limitato al correggere lavori esistenti o integrare diversi frammenti di lavori scaduti in una nuova opera: si può altresì alterare il significato di questi frammenti in qualunque modo, lasciando gli imbecilli al loro profuso mantenimento delle "virgolette"…..” (da Bauhaus immaginista, Alba, 1955, su Antitesi, Debord e la Psicogeografia)

Una città senza ‘virgolette’, senza ‘specialisti’ della cultura, critici, esperti, senza classificazioni, senza adesioni stilistiche e tipologiche, dove non esistono le categorie di antico e moderno, vecchio e nuovo, conservazione e antitradizionalismo, per un’urbanistica entropica a identità variabile, che si sottrae all’ordine e trova il suo instabile equilibrio nelle bio-diversità compatibili delle intelligenze, della potenzialità e della creatività degli uomini.

Senza barattare il progresso con la tranquillità, con tutti i rischi che questo comporta, perché "Noi non vogliamo un mondo dove la garanzia di non morire di fame si scambia contro il rischio di morire di noia" (Raoul Vaneigem)

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Di seguito un ampio commento a questo scritto da parte di Pietro Pagliardini




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